·E rispunta Maltauro·

E’ il 19 novembre scorso quando il direttore del Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo Claudio D’Amario scrive alla Asl di Chieti per sapere a che punto sia l’operazione Maltauro, il project financing da svariati milioni di euro per la realizzazione del nuovo ospedale di Chieti. 

D’Amario con l’assessore Verì

Siamo in piena pandemia, con l’ospedale di Avezzano in gravissima emergenza e i pazienti accalcati sotto un tendone che poi crollerà sotto il peso della pioggia, con L’Aquila che tocca il picco di positivi, e perdipiù è da poco uscita la decisione del Tar che ha respinto il ricorso della società Icm e ha invitato “le pubbliche amministrazioni coinvolte ad accertare la sussistenza della effettiva sostenibilità economico-finanziaria della proposta”.

Eppure, anche questa volta ma con protagonisti diversi (di colore politico), si ripropone la stessa altalena che si era verificata ai tempi della giunta D’Alfonso. La Asl di Chieti risponde per le rime a D’Amario: non c’è un euro in cassa, aspetto che la Regione avrebbe dovuto conoscere perfettamente anche perché a luglio scorso, con la delibera 290, l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì aveva “soppresso la disposizione afferente la destinazione delle risorse in eccesso nel bilancio Gsa (gestione sanitaria accentrata) al contributo pubblico per la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero di Chieti”, affermando che lo stesso contributo sarebbe stato garantito “mediante l’utilizzo di ulteriori risorse derivanti dall’articolo 20 legge 67/1988″, e cioè dalle risorse destinate a edilizia sanitaria e tecnologie.

Il manager Schael con la Verì

E’ una nota secca e dal tono ultimativo quella inviata da D’Amario alla Asl di Chieti:

“In riferimento all’oggetto (procedura di project financing per la nuova costruzione, demolizione e ristrutturazione dell’ospedale clinicizzato SS.Annunziata di Chieti e alla gestione di alcuni servizi non sanitari e commerciali di Icm spa e da App Nocivelli spa), si chiede, anche al fine di produrre una compiuta relazione in merito al Tavolo di monitoraggio delle regioni in piano di rientro congiunto al Comitato Lea, una relazione sull’eventuale avanzamento della procedura de qua, per quanto di competenza della ricevente azienda”.

Il direttore della Sanità quindi fa riferimento anche all’affidamento alla società dei servizi non sanitari e commerciali, sul quale in passato c’era stato un violento scontro tra Asl e Regione e anche all’interno della stessa maggioranza di centrosinistra.

Dopo 4 giorni arriva la risposta del manager della Asl di Chieti Thomas Schael, del direttore amministrativo Giulietta Capocasa e del direttore sanitario aziendale Angelo Muraglia (che occupava il posto di D’Amario alla direzione Sanità quando assessore era Silvio Paolucci e fu avviato l’iter per Maltauro), che ricorda in primo luogo che la procedura era stata incardinata in ambito regionale (ai tempi della giunta D’Alfonso, che avocò a sé la pratica), “extra ordinem e in surroga di questo ente” e che in ogni caso anche il rup regionale aveva ribadito, come quello della Asl, che la proposta era condizionata “alle disponibilità finanziarie”.

“In buona sostanza – spiega Schael nella sua lettera- tutte le previsioni e le statuizioni regionali subordinavano la fattibilità e l’avvio del procedimento a forme di copertura finanziaria, da reperire non solo nell’ambito delle economie di spesa riferibili alla Gsa, ma anche dalle tre cartolarizzazioni”. 

Strumenti, sottolinea la Asl di Chieti, ed è questo il punto più interessante, che “non hanno purtroppo avuto a tutt’oggi alcuna concreta attuazione” e quindi le eventuali carenze finanziarie e programmatorie “renderebbero la fattibilità della proposta priva dei necessari presupposti di sostenibilità economica e riverbererebbero perniciosi effetti sul prosieguo delle attività di evidenza pubblica, atteso il concreto rischio di ingenerare improprie aspettative”.

Insomma, non ci sono soldi e quindi il progetto è fermo e tale resterà. 

Anche perché i soldi necessari sono tantissimi. Li ricorda la Asl al direttore D’Amario: 30 milioni da corrispondere una tantum, sempre derivanti dal famoso articolo 20, a condizione che siano stati autorizzati dagli organi competenti; 12 milioni e 400 mila come canoni di disponibilità da corrispondere ogni anno per 25,5 anni, “a condizione che siano stati stanziati” e con oneri a totale carico della Regione Abruzzo.

Solo lo scioglimento di tali riserve, chiarisce Schael, “potrà legittimamente far preludere alla formale indizione della relativa procedura di gara, fermo restando l’obbligo di valutare tutto ciò in coerenza con i fabbisogni assistenziali per la rete ospedaliera regionale, tuttora al vaglio dei competenti ministeri”.

E infatti, da non sottovalutare per niente, la famosa rete ospedaliera. 

La lettera si conclude ricordando alla Regione l’ordinanza con cui il Tar ha invitato le amministrazioni  a verificare la sostenibilità finanziaria della proposta. Cosa che la Regione evidentemente non ha fatto, continuando a bussare alla porta della Asl, come era successo in passato. 




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