·Via con Renzi·

Ed è tutto un fiorire di post: da lunedì sera, quando è diventata ufficiale la notizia di Renzi che lascia il Pd, i politici abruzzesi hanno fatto a gara a dichiarare che aderiscono o che restano al proprio posto. Ieri è venuta allo scoperto Stefania Pezzopane, con un post su Facebook, e poi Camillo D’Alessandro che dichiara di essere ancora indeciso e chissà cosa gli conviene di più, muto invece Luciano D’Alfonso, aderiscono convinti un po’ di ex,  l’ex segretario Pd Marco Rapino, l’ex parlamentare Gianluca Fusilli. 

Si sta mangiando le mani invece la presidente del Pd e renziana di ferro Manola Di Pasquale, e come fa adesso a svincolarsi, soprattutto dopo aver fatto il diavolo a quattro per ottenere l’incarico nel partito, e poi così com’è legata mani e piedi a Dalfy al quale deve l’incarico allo Zooprofilattico (in scadenza però il 13 ottobre, che difficilmente il centrodestra le riconfermerà). E allora eccola in prima fila ad ascoltare Ettore Rosato lunedì sera a Pescara, e poi a parlare con lui, appartatissimi, all’esterno del ristorante di Gianluca Fusilli dove hanno concluso la serata.

Medita, Manola, si affanna e si mangia le mani, presa in contropiede dalla decisione così repentina di Matteo Renzi, mannaggia non poteva aspettare un altro po’. No, per ora Manola resta: lo dice nella tarda serata di ieri con un comunicato:

Resto nel Pd. E lo faccio con la serena consapevolezza di chi sa di poter trovare ancora, nel Partito Democratico, i valori ai quali ha affidato la propria vita politica. Gli stessi che trovai, nell’anno 2013 quando, quale dirigente nazionale del Partito Democratico, ebbi a sottoscrivere la candidatura del giovane Sindaco di Firenze Matteo Renzi alle primarie contro Bersani, primarie che furono perse. E fui felice si sposare totalmente quella proposta di riforma Costituzionale, che poi uscì sconfitta al referendum. Ho sempre ritenuto, però, che quel progetto innovatore e quell’idea riformista, per me da sempre anche profondamente vicini ai miei valori cattolici, andassero declinati nel dibattito politico che anima il Partito democratico, nel fondamentale rispetto degli organismi e delle regole statutarie”.

Parlottano a lungo, la Di Pasquale e Rosato sulla terrazza del ristorante, mentre dietro si intravede Moreno Fieni, ex presidente del consorzio Bim silurato da Gatti e Ginoble che gli preferirono Minosse. Parlottano tanto, ma quel che è certo è che Rosato, dopo la tappa pescarese, sarà a Roseto il 30 settembre alle 18.30, proprio nel feudo di Tommaso Ginoble, l’acquisto più illustre di Renzi in Abruzzo. 

Tommaso Ginoble

Un rapporto stretto, quello tra l’ex parlamentare e l’ex premier: così come riportato da “I due punti”, il 12 settembre alle 20.01 Renzi risponde a un messaggio WhatsApp di Ginoble con una frase sibillina: “Grazie Tommaso. Colpo anche di c@@o. A presto”. Una semplice risposta, dice Ginoble, al suo messaggio di congratulazioni per un’intervista seguita alla formazione del nuovo governo. Ma c’è chi fornisce una interpretazione più malevola, forse diabolica: quelli erano i giorni in cui si decidevano i sottosegretari, e tra Ginoble e Dalfy corre cattivissimo sangue da tempi immemorabili, non è che Renzi si riferiva alla buona riuscita di uno sgambetto? Non è che a parte la Marcozzi, che dichiarò pubblicamente il suo no pasaran a Dalfy, e Giovanni Legnini (l’artefice occulto, secondo lo stesso Dalfy: leggi qui), anche Ginoble ci ha messo lo zampino?

Nessuno lo ammetterà mai.

Il messaggio di Renzi

In ogni caso quelli pronti con la valigia per ora sono pochi. L’ex presidente del consiglio comunale di Pescara, Francesco Pagnanelli, presente da Rosato, ieri su Facebook ha scritto che a lui le scissioni non sono mai piaciute. Lo stesso la Pezzopane:

“Resto nel PD. È la mia casa politica, ho lottato per averla, per cambiarla. Resto a casa mia. Non avrei mai voluto essere messa di fronte ad una tale scelta, ma confermo la mia volontà di 10 anni fa di contribuire a creare proprio questo partito e di essere al servizio di questa comunità. In queste ore sono impegnata a capire perché tutto ciò. Oggi dico solo che resto nel Pd. E pur rispettando la scelta di altri, non la condivido. Così è un errore e uno schiaffo al popolo del Pd.  Il paese ha bisogno di una prospettiva che non lasci più spazio ad errori e sottovalutazioni che portino la destra populista e sovranista a impossessarsi delle istituzioni. Un abbraccio a tutte le mie compagne e compagni di viaggio che stanno nel Pd. Un sorriso triste per chi va via.”

La Pezzopane con Dalfy e Renzi

Va via invece Gianluca Fusilli, che non ha mai digerito l’accordo con i 5 stelle:

“Non voglio annoiarvi con le parole e le motivazioni. Quelle le tengo per me. Perché è una scelta personale. Mi convince il progetto. Mi piace la Compagnia. Mi entusiasma l’ obiettivo. Iniziamo a camminare insieme all’Italia che dice si. Resta l’amicizia l’affetto per gli amici e le amiche con i quali ho condiviso 12 anni di strada. Abbracciamoci”.

Marco Rapino

Va via Rapino, che non si era più sentito da quando ha lasciato la segreteria Pd:

“Cari amici, sono qui a scrivere per salutare i compagni di viaggio di una vita. Sono entrato nel partito democratico quando ancora non esisteva, quando era solo un’intuizione. Ho lottato, passato intere giornate insieme a voi per farlo nascere, per farlo vivere e resistere. Oggi insieme a tanti abbiamo deciso di intraprendere una nuova strada, una nuova avventura che speriamo possa dare all’Italia il futuro che merita”.

ps: poi in serata la decisione della fedelissima di Renzi, la neo sottosegretaria Anna Ascani, di non seguirlo nella sua avventura: una decisione che farà riflettere anche molti abruzzesi.




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