·E il vino fa cantare·

Sono tutte uguali le passerelle del mondo. E così, anno dopo anno, governo dopo governo, centrosinistra dopo centrodestra, D’Alfonso dopo Chiodi e Chiodi dopo Del Turco e via indietro nel tempo, ecco che ci si ritrova al Vinitaly. E la Regione, come tutte le Regioni precedenti, investe. In un piano media, così lo chiama.

L'assessore Pepe col ministro Poletti al Vinitaly

L’assessore Pepe col ministro Poletti al Vinitaly

Benissimo, e che c’è di male. Niente, non ci sarebbe niente di male. Ma sta di fatto che la Regione Abruzzo investe in casa sua. Così, l’”evento internazionale più importante del settore vitivinicolo con i suoi 150 mila visitatori, di cui oltre 50 mila operatori stranieri, e oltre 4.500 aziende espositrici” (definizione mutuata dalla delibera regionale) finirà sui giornali e sulle tv abruzzesi grazie ai soldi della Regione di Luciano D’Alfonso che anziché pubblicizzare i propri prodotti all’estero o nel resto d’Italia, preferisce pubblicizzarli qui, tra i media nostrani. A che scopo? I vini abruzzesi sono conosciuti dagli abruzzesi, e se Vinitaly è un evento internazionale bisognerebbe promuovere i prodotti regionali fuori dai confini regionali, giusto? Niente, qui non funziona così.

Vinitaly, a dispetto di tutto, diventa così una passerella politico-elettorale e niente più: per questo il governo regionale, come tutti i governi precedenti, decide di incentivare giornali e giornalisti per farsi pubblicità. Lo ha fatto con Expo, e lo (ri)fa’ con Vinitaly.

Vinitaly bi-tripartisan

Vinitaly bi-tripartisan

La delibera è la numero 172 del 16 marzo scorso. La Regione, si legge nell’allegato,  attraverso un apposito spazio dedicato all’enoteca regionale, svolgerà

“un fondamentale compito di supporto alle imprese vitivinicole regionali, sia di quelle presenti in fiera che di quelle non presenti, ma aderenti alla medesima, attraverso la gestione di un banco di assaggio con circa 400-450 etichette in degustazione dove gli operatori, soprattutto quelli stranieri, hanno la possibilità di acquisire informazioni sul territorio, sulle denominazioni e sui singoli prodotti da parte di esperti sommeliers professionisti, al fine di valutare e selezionare eventuali prodotti o aziende di loro interesse”.

Per questo e per vari altri eventi del comparto agricolo, la Regione Abruzzo stanzia la bellezza di 778 mila euro e rotti. E dentro c’è il famoso “piano media” di cui ha parlato diffusamente qualche giorno fa Abruzzo24ore tv. Che rispedisce al mittente, con coraggio e dignità, una proposta arrivata alla tv da parte della Regione che pretendeva di comprare spazi informativi. La lettera diceva così:

<Si chiede a codesta Testata la messa in onda di almeno un servizio al giorno nello spazio informativo di massimo ascolto per la durata della manifestazione>.

L'ex assessore Febbo in diretta dal Vinitaly

L’ex assessore Febbo in diretta dal Vinitaly

E poi:

<Per la collaborazione di cui sopra verrà riconosciuto un contributo spese per la predisposizione e messa in onda dei servizi giornalistici da inserire negli spazi informativi di maggior ascolto>.

E continuava, la Regione, chiedendo all’emittente una risposta:

<Si prega di voler confermare la propria disponibilità alla messa in onda di almeno un servizio al giorno nello spazio informativo di maggior ascolto>.

Febbo, ai tempi assessore all'Agricoltura, con Razzi e l'ex ministro Romano

Febbo, ai tempi assessore all’Agricoltura, con Razzi e l’ex ministro Romano

E quindi: la Regione non chiede uno spazio pubblicitario, ma chiede “uno spazio informativo” a pagamento. In pratica, pubblicità mascherata da informazione. Per assicurare ai soliti politici passerelle allegre e sbicchieranti dal palco veronese di Vinitaly. Fatta la tana, lo staff di D’Alfonso naturalmente ha risposto indignato ad Abruzzo24ore:

<La pianificazione coinvolge 27 testate, il piano è trasparente perché tiene conto delle prescrizioni Agcom per la suddivisione delle quote tra tutti i mezzi di comunicazione>.

La Giunta D’Alfonso aggiunge che

<non vuole comprare i giornalisti perché sa bene che i giornalisti non sono in vendita>.

Ps: E meno male. Quindi teniamoci forti: anche quest’anno ci beccheremo la consueta dose di cin cin, bicchieri e sbicchierate, dichiarazioni alticce e rossidisera divulgati negli appositi “spazi informativi”. E c’è da scommetterci che sarà tutto bello e tutto buono e neppure una bottiglia che sa di tappo. Ordine dei giornalisti permettendo, eh.




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