·Due rianimatori per il Pd·

Ma quale autocritica, ma quale analisi del voto. Non ci crede più nessuno, non ci credono neppure loro, i piddini, che ieri alla prima direzione regionale del Pd dopo il 4 marzo si sono presentati in pochissimi. E sono rimasti inermi e ammutoliti di fronte alle proposte di Marco Rapino, il segretario regionale che non aveva più parlato se non per rivendicare inopportunamente la vittoria di Teramo, e a quelle del presidente-senatore Luciano D’Alfonso che si è autoproclamato “pacificatore” dei malpancisti dem. Per la verità l’unico vero malpancista se n’è andato dal Pd, e infatti Dalfy se l’è presa a distanza proprio con lui, Americo Di Benedetto, definito forse con una punta di invidia “il filiforme”. E in effetti, di questi tempi, trovare un politico filiforme è proprio una bell’impresa. 

E così, Rapino resta al suo posto nonostante la batosta del 4 marzo, ci resterà fino al congresso previsto nel prossimo autunno, secondo le indicazioni nazionali: sarà affiancato da un coordinamento, ed è questa l’unica concessione a quanti chiedevano a gran voce un cambio di passo. Nessun cambio di passo, invece: fedeli alla linea romana, cambiano tutto per non cambiare niente. Anzi, insistono sulla scelta tafazziana di mandare in giro le solite facce, di peggiorare il peggiorabile, sperando che i tempi si allunghino il più possibile per andare al voto a primavera, e cioè alla scadenza naturale della legislatura. Così, sperano e dicono, ci sarà tempo per recuperare. Anche se il malumore che serpeggiava tra i presenti (all’inizio una sessantina, poi diventati una trentina durante l’intervento di D’Alfonso) era palpabile: nel Pd nessuno ci crede più, anche se in molti sperano in una candidatura, un incarico, un posto da consigliere, magari strizzando l’occhio alla piazza di Pescara rispetto alla Regione, data ormai per persa.

Non c’erano, ieri sera, né Camillo D’AlessandroSilvio Paolucci, anche se è stata illustrata l’operazione di recupero sulla sanità che il partito intende fare: girare l’Abruzzo per spiegare tutto quello di buono che è stato fatto. La mission (davvero impossibile) è stata affidata all’assessore Paolucci che sarà affiancato da Massimo Cialente, ex sindaco dell’Aquila (alle prime apparizioni rischiano i pomodori e le uova in faccia, vista l’aria che tira e le liste di attesa). 

Massimo Cialente

Alla fine, a riunione conclusa, i commenti erano a senso unico: il Pd non solo ha perso la sua identità (all’incontro con Delrio, mercoledì sera, non si vedeva manco una bandiera Pd), ma anche la capacità, se mai l’ha avuta, di ascoltare gli umori dei cittadini. 

ps: insomma, ieri sera più che l’incarico a Cuperlo potè quello al duo Cialente-Paolucci. Ognuno ha i guai suoi.




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