·Donatelli: turismo, anno zero·

Questa è la lettera di un noto imprenditore del turismo,  consigliere  Comunale di Pescocostanzo ed ex consigliere provinciale all’Aquila. Roberto Donatelli esprime qui la sua idea di sviluppo e la sua visione del turismo in Abruzzo, purtroppo ancorata a modelli arretrati.

Roberto Donatelli con Cucinelli

“Per grazia della democrazia torneremo a votare per il rinnovo del Consiglio Regionale d’Abruzzo. Certo il 10 febbraio per una terra come la nostra è un po’ complicato, ma voglio usare un vecchio detto di montagna, “La fame caccia il lupo dal bosco”: se così sarà , allora forse abbiamo speranza; differentemente, non ci sarà nulla di nuovo.    

Qualche mese di differenza è per taluni non perdere l’attimo fuggente (ricordiamo tutti il bellissimo film) …o capitano, o mio capitano… , e per altri l’auspicio delle possibili mancate risposte del  Governo Nazionale, che rischiano di esserci per annose e complicate condizioni in cui ci troviamo e giocarle in campagna elettorale.

 Voglio fare una  mia fotografia del nostro Abruzzo, partiamo dal 1970 ovvero dalla data di nascita delle Regioni. Erano trascorsi appena 25 anni dalla fine della guerra, era una terra come molte altre Regioni in particolare del sud Italia, la facevano da padrona l’immigrazione, vi era un forte tasso di analfabetismo totale, non c’erano industrie, tranne le nostre, nel senso di Abruzzesi, che sono ancora oggi il nostro vanto.

Erano gli anni della Cassa per il Mezzogiorno, erano anni in cui la politica aveva il solo compito della spesa. La capacità in  quei tempi era misurata  fra  chi aveva una visione del futuro e indirizzava quella capacità di spesa in opere, in infrastrutture utili e strategiche, e chi si opponeva ad ogni costo per qualunque cosa,  ricordo bene quando si criticava il traforo del Gran  Sasso, le autostrade, addirittura due per la positiva competizione elettorale, e così molto altro. 

Gli anni 80 e 90 sono stati gli anni di una crescita economica e culturale molto importante, tutti abbiamo pensato che ormai il peggio era passato e tutto sarebbe andato sempre verso il meglio.  Non è andata proprio così, e  secondo me  non è finita. La politica, le classi dirigenti, non hanno saputo preparare le persone a questa eventualità.

Ripeto, questa è una fotografia, lungi dall’essere una critica. Ci siamo tutti dentro.

Nessun Presidente di Regione ha governato per due mandati: come mai? Con la vecchia legge elettorale lo eleggevano i partiti, e quindi vi era un’alternanza, secondo le necessità politiche; con la nuova legge elettorale, ma parliamo degli ultimi 25 anni,  c’è sempre stato ad ogni elezione il ribaltamento di schieramento al governo Regionale. Perché?

Pochi hanno compreso la funzione dell’Ente Regione, poi quando si trovano a gestire e se ne rendono conto è troppo tardi, le promesse sono impossibili da mantenere e quindi ecco perse le successive  elezioni.

 Questa  mia personale analisi è per suggerire ai partiti la memoria di ciò.

I partiti sono importanti, e hanno tutta la responsabilità, tra l’altro prevista nella nostra Carta Costituzionale, “quale funzione di collegamento fra la Società Civile e le Istituzioni “.

I partiti politici di oggi non è vero che non esistono più, sono mutati nella guida, sempre più personalistica, ma esistono eccome. 

Viviamo in un luogo con vere meraviglie naturali, imponenti, abitato da persone sane, ancorate ai nobili valori.

Di contro, rivediamo un Abruzzo che sta tornando indietro, strade dissestate, paesi abbandonati, e altri poco abitati, un’edilizia disordinata, molti centri storici che evidenziano una passata bellezza, oggi sciatti e quasi pittoreschi nell’accezione negativa. Un Abruzzo sempre più nascosto, una comunicazione inesistente, e quanto mai  univoca che ci identifichi in qualche particolarità. 

Siamo stati capaci di non avere più il mare, siamo una regione con tassi di inquinamento industriale, una montagna sempre più disabitata che cerca affannosamente di resistere. Una montagna che eccetto il Comprensorio di Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo, e il Sistema Campo Felice, ha grandi difficoltà ad esistere. 

Una Regione che ha pochissimi depuratori, una vera tragedia ambientale ed economica. 

Non riusciamo ad alzare l’asticella della rappresentanza, abbiamo il timore del confronto, non vogliamo riconoscere la reale competenza.

Si racconta di un Abruzzo che esporta e cresce un pochino, ma non si dice che questo si chiama Sevel, Honda, e qualche altra industria, che siamo felicissimi di avere, ma mi domando, questo è l’Abruzzo ? 

Negli incontri, nei convegni, si sentono solo un’elencazione di necessità, diagnosi trita e ritrita ma nessuna cura. La Basilicata ha trovato in Matera la sua stella cometa, la Puglia con il Salento, parlo volutamente di queste due regioni, che nel giro di 10 anni sono diventate famose in tutto il mondo. Matera non ha neanche la stazione ferroviaria, per recarsi in Salento bisogna andare all’aeroporto di Bari per chi arriva dall’estero, eppure stanno crescendo moltissimo.

L’Abruzzo è alle porte di Roma con un aeroporto internazionale,  così come a Pescara.

 Abbiamo il porto di Ortona, dove non possono attraccare navi di forte pescaggio perché abbiamo i fondali bassi e non si riesce per nessuna ragione a pulire.

Non si riesce a fare un collegamento veloce con Roma, se non con l’autostrada, oggi anche questa via è messa a repentaglio, e perseveriamo a disperdere  le poche risorse disponibili, poi arriva la legge per Genova, e tutti ci svegliamo.  

 Reputo queste prossime elezioni Regionali un momento molto delicato, anche alla luce degli stravolgimenti politici, riferito ai partiti, alla volatilità delle appartenenze da parte degli elettori, che vogliono votare solo chi prende l’impegno e realizzi quanto promesso, quindi si richiedono serietà e competenza.

Bisogna trovare un nuovo metodo  nella proposta di candidature, l’elettorato vota e sceglie ciò che trova scritto sulla scheda, non quello che vorrebbe. E potrebbe non votare.

 Il tempo è cambiato, viviamo in una nuova epoca. Ancora non abbiamo il piacere di conoscere i candidati Presidenti delle tradizionali alleanze. Almeno i 5 Stelle in questo sono stati molto chiari. Solo schermaglie dei principali leader dei partiti locali, sui nomi di probabili Presidenti da candidare. Un suggerimento: ma il progetto Abruzzo qual è ? E dopo  possiamo indicare le persone da candidare.

Ecco questa è la mia ricetta e una semplice parola: nelle aziende si chiama Business Plan”




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