·Dirigente senza titoli: Regione condannata·

Tutto in un solo giorno: l’apertura dei 38 curricula, la proposta di nomina e la proclamazione del vincitore, anzi della vincitrice (avvenuta “senza alcuna procedura di valutazione dei candidati”), che però non aveva i titoli. 

Il giudice del lavoro Anna Maria Tracanna ha accolto il ricorso della dirigente Sebastiana Parlavecchio e ha condannato la Regione Abruzzo a risarcirle la perdita di chance “per la mancata assegnazione dell’incarico di dirigente del servizio gestione e qualità delle acque”. Tutto è avvenuto il 30 aprile del 2018, in carica c’è l’amministrazione di centrosinistra guidata da Luciano D’Alfonso che quel giorno nominato Sabrina Di Giuseppe dirigente del Servizio Gestione e Qualità delle Acque. Il giudice ha accertato la mancanza dei requisiti della prescelta e ha dato ragione alla Parlavecchio, difesa dall’avvocato Tiziana Ruzza dell’Aquila, che aveva presentato ricorso nel gennaio del 2019.

Il giudice ha stabilito che

“il ristrettissimo lasso di tempo intercorso tra l’invio dei 38 curricula la predisposizione della proposta e la deliberazione di giunta – il tutto avvenuto, come detto, nell’arco della giornata del 30 aprile 2018-tradisce, se non una palese omissione, una frettolosa e superficiale condotta nell’esame nella comparazione dei curricula pervenuti. Non vi è traccia, infatti, in atti, dello svolgimento di alcuna procedura di valutazione dei candidati – e non della sola prescelta – in ragione dei criteri previsti dall’avviso di selezione…. Venendo meno l’amministrazione, anche sotto tale profilo, all’obbligo di esternare le ragioni giustificatrici delle proprie valutazioni, a fronte dell’obbligo dell’amministrazione di procedervi anche in via comparativa e di adottare adeguate forme di partecipazione ai processi decisionali. Detto obbligo, nel caso di specie, è rimasto completamente inadempiuto e la Regione Abruzzo non può che ritenersi responsabile dei danni arrecati per non aver eseguito la prestazione a suo carico”.

Insomma, la Regione quei curricula, secondo il giudice Tracanna, non li ha mai valutati, decidendo di nominare la Di Giuseppe.

La vincitrice del concorso, nominata dalla giunta guidata da Luciano D’Alfonso e dal vice direttore del Dipartimento opere pubbliche Giancarlo Misantoni, secondo il giudice non aveva i requisiti richiesti essendo “un funzionario della medesima amministrazione regionale” che non possedeva “alcuna esperienza dirigenziale”. Il suo unico requisito rilevante, aggiunge il giudice “è quello della particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica”. Ma, si spiega nella sentenza, “in nessun punto si fa riferimento espressamente a una comprovata particolare specializzazione professionale e culturale”. Quindi, il concorso non prevedeva quel requisito.

La Parlavecchio, al contrario,

“dal 2010 e per un quinquennio ha ricoperto incarichi dirigenziali ed in particolare presso il Servizio Demanio Idrico sia presso il Servizio Qualità delle Acque e Servizio Gestione e Qualità delle Acque, con competenze strettamente collegate con quelle oggetto dell’incarico in esame, conseguendo tutti gli obiettivi assegnati, dando prova altresì di capacità manageriali e gestionali, dimostrando in ogni caso una indubbia complessiva esperienza rispetto agli altri candidati, non solo a chi ha ricevuto l’incarico”.

Già in passato la Regione Abruzzo è stata condannata a risarcire i danni per la nomina di dirigenti regionali in mancanza dei necessari titoli e requisiti; è il caso delle due sentenze di primo e di secondo grado favorevoli al dirigente regionale Carlo Massacesi, rappresentato e difeso dall’Avvocato Fausto Corti, inerenti la nomina a Direttore del Dipartimento della Presidenza e dei Rapporti con l’Europa di Vincenzo Rivera.




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