·D’Incecco interrogato sull’sms·

E’ stato interrogato ieri dai Carabinieri di Pescara Paolo D’Incecco, il dirigente dei Lavori pubblici e strade che il giorno della tragedia dell’Hotel Rigopiano ricevette l’sms da un operaio della Provincia di Pescara che lo avvertiva che c’erano due turbine dell’Anas disponibili a Penne, a pochissimi chilometri dall’albergo. Un sms sequestrato e agli atti dell’inchiesta sulla strage del 17 gennaio.

La strada per Rigopiano

Ma c’è un altro documento che è finito sotto sequestro: un verbale che mette i brividi, che parla del rischio valanghe e prescrive cosa fare per mettere al sicuro l’hotel Rigopiano. Un documento sequestrato dagli scaffali dell’ufficio urbanistica del Comune di Farindola dai carabinieri forestali che pone tantissimi interrogativi sulle inadempienze e la superficialità con cui è stata gestita l’emergenza di quelle ore. Lo rivela Giuseppe Caporale su Tiscali.it: se avessero seguito quelle indicazioni che una guida alpina mise nero su bianco nel 1999, forse le cose sarebbero andate diversamente.

E’ una relazione della commissione valanghe che documenta dettagliatamente ciò che occorre fare per “mettere in sicurezza la struttura alberghiera del Rigopiano dal rischio di una slavina”, datata gennaio 1999 ed è firmata da Pasquale Iannetti, guida alpina e membro per diversi anni della commissione poi chiusa nel 2005. Pochi mesi dopo, i Del Rosso diedero il via alle pratiche per trasformare l’albergo in un resort.


In quella zona c’è il rischio valanghe, mette per iscritto Iannetti. La zona quindi va tenuta “sotto controllo stretto con un servizio di monitoraggio continuo”. Iannetti consigliava di procedere allo studio dell’area e a una bonifica di tutta la zona. Diceva di più, la guida alpina: diceva che solo perchè una valanga c’era già stata nel 1959 non voleva dire che non potesse ripetersi. Un monito quindi che non è stato preso in considerazione, per niente.
Non solo una diagnosi realistica e oggettiva. Ma la guida alpina diceva anche come contrastare l’ipotesi di una valanga, cosa fare per evitare un’altra slavina. Ma è stato bellamente ignorato.

Il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta

Ecco il documento integrale:

“Con designazione del collegio regionale delle guide alpine e con delibera di giunta comunale numero 17 del 9 gennaio del 1999 – mette a verbale Iannetti – ho preso parte al sopralluogo nell’area Rigopiano il giorno 12 gennaio 1999. E ad integrazione del verbale numero 3 redatto lo stesso giorno mi preme sottolineare quanto segue: in merito alla possibilità di masse nevose, slavine o valanghe nell’area di Rigopiano non vi è dubbio che sia il piazzale antistante il rifugio Tito Acerbo, che la strada provinciale (dove si trova l’hotl Rigopiano, ndr) che porta a Vado del Sole possano essere interessate dal fenomeno. Per quanto riguarda lo stato odierno, dopo le precipitazioni nevose della nottata e della mattinata del 17 gennaio (del 1999, ndr) ci sarebbero rilevanti accumuli nella fascia di carico a quota 1800 metri. Pertanto se le condizioni della temperatura dovessero cambiare rapidamente verso valori elevati la neve in accumulo potrebbe scivolare a valle interessando le zone sottostanti. Come già dichiarato a verbale, la zona deve essere tenuta sotto stretto controllo con un servizio di monitoraggio continuo. Consiglio comunque qualora la strada che conduce a Vado del Sole e a Castelli fosse chiusa di far installare dalle amministrazioni provinciali competenti degli sbarramenti consistenti in prossimità delle interruzioni. Suggerisco al signor sindaco e al responsabile del C.n.s.a. di Penne che legge per conoscenza, di procedere ad approfondire il problema mediante uno studio dell’area e alla bonifica delle zone di scorrimento. Vero è che si ha memoria di un fenomeno rilevante risalente al 1959, ma ciò non deve essere considerato un fenomeno che non si possa ripetere. Per uno studio approfondito il Comune di Farindola dovrebbe investire le amministrazioni provinciali di Pescara e Teramo ed anche l’Ente parco Gran Sasso Monti della Laga. Questo a mio avviso dovrebbe essere la metodologia da seguire: sopralluoghi da effettuare in periodi diversi con e senza la copertura nevosa per individuare le zone di accumulo, quelle di scorrimento, le zone di esaurimento e gli spazi di arresto; studio particolareggiato dei percorsi seguiti dalle valanghe, attraverso la morfologia del terreno e le variazioni di inclinazione di massima pendenza. Nonché attraverso l’analisi di copertura vegetale; ricostruzione delle situazione nivo-climatica del 1959 sulla scorta delle informazioni da raccogliere tra pastori, residenti, alpinisti; verifica della velocità massima teorica raggiungibile da una possibile valanga. Nella situazione morfologica descritta, è possibile che si verifichino distacchi secondo varie ipotesi. Solo con uno studio approfondito ed un monitoraggio costante sarà possibile dare un quadro leggibile della situazione e fornire gli eventuali interventi. Con questi dati la Commissione Valanghe del Comune potrà fornire indicazioni certe affinché per il futuro si possa garantire la sicurezza dell’infrastruttura alberghiera della località Rigopiano”.

D’Alfonso e Di Marco

Inutile dire che niente di tutto questo fu mai realizzato. La commissione valanghe venne cancellata nel 2005. E a mettere in sicurezza Rigopiano nessuno ci ha pensato più.
E ieri i Carabinieri hanno chiesto al dirigente della Provincia Paolo D’Incecco come mai quel messaggio inviato due ore e mezzo prima della tragedia da un operaio non fu mai preso in considerazione:

“Ci sono due turbine dell’Anas disponibili a Penne”.

Eppure  la Provincia aveva ricevuto alle 13.40 il messaggio di aiuto partito dal direttore dell’albergo: sarebbe bastato incrociare quelle due informazioni.

Erano fermi a prendere un caffè dopo otto ore di lavoro continuato, gli operatori della Turbina dell’Anas notata ai bordi della Statale 81 dal cantoniere della Provincia che ha segnalato la presenza del mezzo ai dirigenti della sala operativa. L’sms viene inviato alle 15 ai superiori. La turbina aveva liberato dalla neve anche la strada che da Guardiagrele porta a Penne, 63 chilometri di Strada statale 81. Alle 17 l’operatore dell’Anas aveva terminato il turno e riportato il mezzo nel parcheggio vicino Penne. Quando dopo le 19.35 viene dato l’allarme sull’hotel Rigopiano, un nuovo operatore Anas viene allertato su richiesta della Provincia per andare a liberare la strada per Rigopiano. Quanto tempo prezioso perso.
ps: su questo e altro è stato sentito ieri D’Incecco. Sul verbale ignorato invece dovrà chiarire molti aspetti il sindaco di Farindola.




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