·Dimissioni ad alta tensione·

Pierluigi Biondi si dimette, e scava così la prima vistosissima crepa nel successo di Fratelli d’Italia, costruito tutto nei confini abruzzesi negli ultimi due anni. Si dimette per il ritardo nelle risposte del governo sui fondi della ricostruzione, così dice. Come fece Cialente, allo stesso stessimo modo. E probabilmente, come lui, le ritirerà. 

Ma la realtà è ben diversa. Si dimette perché non ha più una maggioranza, perché mercoledì tutti i consiglieri della coalizione eccetto Maria Luisa Ianni hanno disertato la seduta del consiglio comunale in aperta polemica col sindaco che il giorno prima aveva nominato vice sindaco il consigliere dell’Udc Raffaele Daniele senza manco informarli. Un’incongruenza visto che negli ultimi tre mesi sono stati cinque gli assessori che tra revoche, dimissioni e defenestramenti non sono ancora stati rimpiazzati. 

E’ un partito dilaniato, Fratelli d’Italia: il primo a sparare sul primo cittadino è un altro fratellino, Giorgio De Matteis che a gran voce chiede l’azzeramento della giunta e un rimpasto subito.

La maggioranza ha sempre dimostrato responsabilità ed è pronta, da tempo, al confronto: adesso anche altri devono assumersi quelle responsabilità che derivano dal ruolo importantissimo che ricoprono. Arroccarsi nel ‘fortino’ di Palazzo Fibbioni non porta ad alcun risultato; bisogna uscire e interloquire con quelle forze che i cittadini hanno designato a rappresentarli – spiega ancora -. Le esigenze dell’Aquila e del suo territorio vengono prima degli steccati politici, delle appartenenze politiche, delle spartizioni politiche. 

Insomma, un momentaccio. La strada in discesa del sindaco amico di Giorgia Meloni si è arrestata di fronte a un enorme intoppo. Biondi è rimasto solo, in pochissimo tempo ha perso tutti i suoi fedelissimi: Emanuele Imprudente e Guido Liris, eletti alla Regione, ha perso Luigi D’Eramo, ormai  proiettato solo sui lavori alla Camera. E adesso, che poteva raccogliere i frutti dell’elezione di Marsilio alla Regione anche se con un pizzico di gelosia, è rimasto a piedi. 

Dicono di lui che sia il governatore-ombra, l’uomo che ispira e che ispirerà Marsilio alla Regione. Per ora rischia di diventare un sindaco-ombra, anzi solo un’ombra.

ps: e poi c’è un retroscena: il governo giallo-verde, proprio quello che ieri gli ha rifiutato i soldi, potrebbe accarezzare l’idea di sgambettarlo per andare alle elezioni anticipate. Con un candidato del Carroccio, naturalmente.





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