·La stampella D’Ignazio·

Giorgio D’Ignazio entrerà in maggioranza, non ci piove. E’ stato ribadito ieri nella riunione del gruppo Pd, riunito dopo chissà quanto tempo solo per affrontare il nodo ribelli, alla presenza del segretario regionale Marco Rapino. Il falco Silvio Paolucci è stato durissimo, sia contro Donato Di Matteo che contro Andrea Gerosolimo.

Giorgio D'Ignazio

Giorgio D’Ignazio

L’assessore alla Sanità ha puntato il dito sull’assessore Pd: “Impensabile che un uomo di partito si metta a fare queste esternazioni alla stampa”, riferendosi alla conferenza dei ribelli. A quel punto Di Matteo se ne è andato, sbattendo la porta. Ma il dibattito è continuato: Marinella Sclocco ha difeso il suo vecchio sponsor politico e Paolucci ha invece affondato il coltello. “Ncd deve entrare in maggioranza”, ha rincarato la dose l’assessore alla Sanità che ha sparato ad alzo zero contro Gerosolimo e Mario Olivieri, probabilmente includendo nello sfogo la rabbia per Sulmona.

I tre ribelli

I tre ribelli

Ma è stato il governatore Luciano D’Alfonso a spegnere il fuoco: “L’allargamento non andrà a incidere sulla squadra che già c’è”, ha concluso. Che significa due cose: D’Ignazio entrerà in maggioranza, probabilmente anche a titolo personale stretto com’è tra la Chiavaroli che spinge e Paolo Tancredi che stoppa, perchè un voto in più serve, eccome se serve alla maggioranza, mettendola al riparo anche da nuovi possibili agguati; e significa che D’Ignazio entrerà ma non farà l’assessore, un po’ perchè i posti a tavola quelli sono e un po’ perchè la lista di attesa è lunga e la sua investitura di ultimo arrivato scatenerebbe dentro la maggioranza una serie di mugugni e mal di pancia. Primo fra tutti quello di Luciano Monticelli, che ha tradito la sua vecchia squadra, che faceva capo a Gerosolimo e al parlamentare Tommaso Ginoble vecchio nemico di Dalfy, in cambio di una pacca sulla spalla e di un giro sulla motocicletta del presidente. Quindi alla fine è probabile che D’Ignazio entri e resti consigliere, ma con una di quelle deleghe che fungono da medaglia punto e basta.

Silvio Paolucci

Silvio Paolucci

Diplomatico il comunicato di Rapino alla fine della riunione:

“Nei prossimi giorni verranno risolti alcuni passaggi relativi a delle leggi bloccate in commissione e procederemo ad ulteriori confronti con la maggioranza. Ritengo importante che il Pd confermi la coesione di sempre”.

E infatti oggi il confronto procederà con la riunione di maggioranza, nella quale Dalfy dovrebbe presentarsi con una proposta di programma che tenga conto dei punti programmatici presentati dai tre ribelli e con la promessa di sbloccare le leggi di Di Matteo, ferme da mesi in commissione. Prima fra tutti la riforma delle Ater.
Ma il clima non è per niente sereno. Ieri durante la conferenza stampa sull’Urbanistica, prima concessione a Di Matteo, il governatore lo ha invitato a farsi una foto insieme a lui. Ma l’assessore ha rifiutato. “Donato è uomo di lotta e di governo”, ha commentato D’Alfonso. “Io sono uomo di governo e di lotta, e sono sempre uguale – ha risposto lui – Al contrario di quelli intorno a te che sono tutti di governo e la lotta si sono scordati cos’è”.
Uno scambio di battute ad uso e consumo degli astanti.
ps1: il clima è velenoso, ma venerdì scorso sono stati tutti e cinque a cena: i tre ribelli, Dalfy e il mediatore Camillo D’Alessandro, nella saletta riservata al primo piano della Taverna 58. Hanno mangiato ma si sono lasciati senza una stretta di mano. Questo vuol dire che Dalfy dovrà cedere alle richieste dei ribelli. O fare finta.

ps2: Tutti aspettano il 4 dicembre, che condizionerà pesantemente anche la vita della giunta regionale: se vince il Sì è chiaro che Dalfy ne uscirà rafforzato, grazie alla sua amicizia con Renzi; se vince il No, invece, tutta un’altra storia. E i ribelli stanno a guardare.





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