·Del Vecchio-Di Marco: veti e insulti·

No, non esiste. E’ stato l’unico ad alzarsi, l’unico a pronunciare quelle parole ma non certo l’unico a pensarle. No, Antonio Di Marco non può essere candidato, non esiste proprio. Il Pd, ha scandito Enzo Del Vecchio durante la direzione provinciale pescarese del 22 dicembre scorso, due giorni prima del Natale e qualche ora prima della convention di Giovanni Legnini, deve assumersi la responsabilità di dirgli di no.

“Perché non può essere che noi candidiamo Di Marco e poi Legnini ce lo toglie”.


Più o meno questa la sintesi del discorso dell’ex segretario di Luciano D’Alfonso: ex, e non soltanto perché ormai D’Alfonso fa il senatore e non più il presidente della Regione Abruzzo, ma anche perché dopo anni di sodalizio umano e professionale, i due  hanno interrotto ogni  rapporto. Anzi, bisognerebbe dire i tre: perché con Del Vecchio c’è anche la  moglie Annarita, anche lei dirigente della Regione settore Sanità, anche lei ex fedelissima e anche lei soprattutto “ex.”

Insomma, Del Vecchio ha detto una cosa sensata, ovvia, legittima: Di Marco è indagato per i fatti di Rigopiano, è il sindaco di Abbateggio, l’ex presidente della Provincia, ed è meglio che in lista non ce lo mettiamo proprio, perché le intenzioni di Giovanni Legnini, il candidato del centrosinistra, sono state chiarissime:

“Eserciterò solo dei veti di ordine morale”

in merito alle candidature del Pd, ha dichiarato tempo fa, e che tradotto significa che un ex vice presidente del Csm un indagato per Rigopiano, mica per una cosa qualunque, in lista non ce lo vuole. E se il Pd ce lo mette, lui lo farà togliere. Quindi, insiste Del Vecchio,  meglio sottrarci all’imbarazzo. 

Del Vecchio con D’Alfonso

Quando l’ex vice sindaco di Pescara ha pronunciato queste parole, davanti a un’affollatissima assemblea, Di Marco non c’era. Ma ha saputo. E tra i due è andato in onda uno scontro ferocissimo via whatsapp: i messaggi vanno in giro, e sono arrivati sui tavoli delle redazioni, il loro tenore è violento, con minacce fisiche e verbali, dove gli “infami”, le “iene” si sprecano. 

Ma la vicenda Di Marco, che tra l’altro continua la sua battaglia con post di auto-promozione su Facebook, spot, foto con e senza parroco, incontri con Legnini con moglie e figlia al seguito, preghiere di D’Alfonso, scontri tra Legnini e D’Alfonso, interviste sui giornali locali in cui annuncia che lui non rinuncerà a correre ma proprio per niente, è servita a far affiorare netta la spaccatura tra Del Vecchio e D’Alfonso. Che è stato il primo sponsor di Di Marco, e allora come mai il suo ex segretario (che tra l’altro lasciò la poltrona di vice sindaco per correre tra le braccia del governatore, guadagnando una qualifica da dirigente) è il primo a pugnalarlo?

Semplice, perché i due non sono più in buoni rapporti. Certo, c’è l’interesse a riciclarsi con Giovanni Legnini, che si sa è l’anti-D’Alfonso, c’è la corsa a smarcarsi che ormai interessa gran parte degli ex fedelissimi del governatore, ma c’è soprattutto la volontà di accreditarsi come quello in grado di togliere le castagne dal fuoco, e Di Marco è davvero una bella e avvelenata castagna (basterebbe immaginarsi papà Feniello arrivare in campagna elettorale ad ogni comizio).

Di fatto, i rapporti tra i due si erano già interrotti da qualche qualche tempo. Alla cena di compleanno di D’Alfonso, festeggiata qualche giorno dopo il 13 dicembre al ristorante di Christian Summa in via delle Caserme, Del Vecchio e signora non hanno partecipato. Dalfy aveva invitato tutti ma proprio tutti i membri del suo vastissimo staff, che hanno messo una quota in un negozio del centro per fargli il regalo (non tutti, per la verità), ma i Del Vecchio non sono andati. Come non è andato il suo ex addetto stampa Fabrizio Santamaita, e neppure  il suo ex consigliere Andrea Catena. Segnali premonitori di uno smarcamento inevitabile per gli uomini di quel potere.

Lo staff di Dalfy

D’altronde in questi giorni è tutta una corsa all’autopromozione. Disperata, quella di Antonio Di Marco, che ha investito migliaia e migliaia di euro in pubblicità (basta guardare la sua pagina Facebook), ma anche gli altri non scherzano. Soprattutto quelli sui quali Legnini ha storto il naso.

Si autopromuove, con metodi che hanno scatenato ironia sul web, anche Cristiana Canosa, la segretaria storica di Camillo D’Alessandro, la factotum del Comune di Francavilla, esperta autocertificata di comunicazione, ex consulente di Abruzzo sviluppo per l’Expo, la di tutto di più ma soprattutto l’addetta stampa di Tommaso Coletti quando era presidente della Provincia di Chieti ai tempi della famosa gaffe dei depliant promozionale dei Centri per l’impiego con la citazione “Il lavoro rende liberi” che valse al povero (ex) presidente le prime pagine di tutti i giornali nazionali, che si fa pubblicare su Facebook un post sperticante in lodi nientepopodimeno che dal governatore della Puglia Michele Emiliano. Che arriva a scrivere, macchiandosi di ridicolo:

“Cara Cristiana, buon Natale! Grazie per tutto quello che hai fatto per il Pd e per l’Abruzzo. Senza di te nessuno di noi avrebbe potuto conoscere l’anima generosa di questo popolo dell’Italia del sud. Siamo tutti con te e vogliamo vederti in Consiglio regionale per restituire passione e competenza al governo della Regione. In bocca al lupo e buon lavoro”. 

Chissà se Emiliano si riferiva alla citazione del lavoro che rende liberi. Un attacco diretto all’intelligenza di Legnini ma lei, d’altronde, non è da meno: vuole candidarsi perché a chiederglielo è il Pd di Ortona, scrive sicura rispetto a un partito che il 4 marzo è sceso al 13 per cento e figuriamoci a Ortona.

In ogni caso ora tutti che si precipitano a salire sul carro. In questi giorni, è proprio il Pd che avrà una bella gatta da pelare. Anzi, due. 

ps: e sabato la direzione regionale dovrà chiudere le liste. Auguri doppi.





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