·Quanto partecipa l’Ateneo·

Bocciata. L’università Gabriele d’Annunzio di Pescara-Chieti non rispetta le norme in materia di razionalizzazione delle spese e delle società partecipate, violando deliberatamente precise disposizioni di legge. La censura è della Corte dei Conti (deliberazione del 7 ottobre scorso) che ha segnalato tutte le criticità all’Ateneo guidato da Carmine Di Ilio e lo ha invitato a mettersi in regola, anche se ha superato di gran lunga le scadenze di legge.

Carmine Di Ilio

Carmine Di Ilio

Entro il 31 marzo 2015 le Università dovevano avviare un processo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie per arrivare a un contenimento sostanziale delle spese. Niente da fare: dopo la nomina del cda che ha scatenato una furia di polemiche (tutti nomi pescaresi ispirati dal governatore della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, compreso il neo assessore Stefano Civitarese e nessun rappresentante teatino), ecco qua un’altra censura di quelle grosse.
La d’Annunzio non si è allineata e ha cercato anche di giustificare, senza riuscirci, il proprio comportamento, mantenendo tutte o quasi tutte le sue partecipazioni societarie, alla faccia della spending review. E violando la deliberazione della sezione Piemonte della Corte dei Conti che ha stabilito, per esempio, che devono essere dismesse anche

“quelle società che, pur coerenti con i fini istituzionali dell’ente, non sono indispensabili al loro perseguimento”.

Intanto, l’Ateneo si è mosso in ritardo, approvando il piano operativo solo il primo luglio 2015. Poi, la denuncia più grave: la d’Annunzio ha un numero di organismi partecipati “più ampio rispetto a quello richiesto dalle norme”, in quanto include soggetti, come i consorzi universitari, “non aventi natura societaria” e quindi esterni al perimetro di legge. Secondo l’organo di controllo è fuorilegge, e non rispetta le norme in materia di contenimento delle società pubbliche che si dovrebbe realizzare anche attraverso la riduzione delle partecipazioni, sia dirette che indirette.

Il dg Filippo Del Vecchio

Il dg Filippo Del Vecchio

Insomma, la d’Annunzio denuncia la partecipazione in 28 organismi, di cui 17 con forma societaria e 11 consorzi (6 società consortili, 1 cooperativa, 1 srl e 9 Spin off a responsabilità limitata).
Ma c’è anche una partecipazione societaria indiretta che però l’ateneo non denuncia: quella al Consorzio interuniversitario Almalaurea.
Ma i rilievi della Corte dei Conti riguardano anche la qualità del piano e soprattutto le carenze “sotto il profilo dell’analisi economico-giuridica” e del conto economico. In pratica, per giustificare il mantenimento delle partecipazioni, l’Università si limita a descrivere l’attività svolta dalla società, quando invece sarebbero richieste, sostiene la Corte dei Conti, “analisi specifiche”.
Anche le società Spin off rientrano nel piano di razionalizzazione, specifica la Corte che evidenzia “forti criticità” sul report della d’Annunzio. Soprattutto sul criterio del rapporto tra amministratori e dipendenti, fondamentale per decidere la dimissione delle società: un dato che non viene fornito per 7 delle 8 società partecipate, di cui viene prevista la dismissione solo per 4 di loro.

Stefano Civitarese, nel nuovo cda d'Annunzio

Stefano Civitarese, nel nuovo cda d’Annunzio

Nelle altre tre (Agire, Chimical and Pharmaceutical Innovation Tank, Consorzio di ricerca per l’innovazione tecnologica, la qualità e la sicurezza degli alimenti), con più amministratori che dipendenti, niente soppressione e per di più l’Ateneo non giustifica il motivo per il quale intende mantenerle. Quindi costi alle stelle, e non serve a nulla dire che gli amministratori non percepiscono compensi perchè i costi sono costi e non si limitano certo ai compensi degli amministratori.

Quindi bocciati.

“Integralmente trascurato dal piano – scrive la Corte – è il tema del contenimento dei costi di struttura e di funzionamento delle società di cui si mantiene la partecipazione”.

Luciano D'Amico

Luciano D’Amico

Stesso discorso e stessi rilievi per l’Università di Teramo, guidata da Luciano D’Amico.
ps1: i rettori-manager non brillano per niente.
ps2: quando si tratta di ridurre i costi, tutti bocciati: soprattutto se i soldi non sono loro.




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