·Dalla scoppola alla Coppola·

Fuori dal partito, senza manco una telefonata. E soprattutto, senza un vero perché. Succede anche questo nel Pd abruzzese targato Marco Rapino, succede che la responsabile dell’Organizzazione Alexandra Coppola venga cancellata dalla segreteria dalla mattina alla sera nonostante il suo 15 per cento di voti riportati al congresso di due anni fa, insieme agli uomini messi da lei.
Può succedere, dentro un partito, magari dopo una botta elettorale forte come quella che ha incassato il Pd in Abruzzo.

“Può succedere ed è anche diritto del segretario dare vita a un cambiamento. Se perdi, per esempio, si fa un’analisi del voto e se arrivi alla conclusione che è colpa anche tua, per prima cosa ti dimetti tu. Non è che cambi tutto e tu resti al tuo posto come se non fosse successo niente – dice Alexandra Coppola – Oppure, se decidi che il Pd ha perso e non per colpa tua, e decidi di dare una sterzata al partito, chessò mettendo dentro aria nuova, gente della società civile, volti nuovi, giovani. E invece…”

Invece, dentro non ci sono proprio volti nuovi. C’è Massimo Cialente, ex sindaco dell’Aquila, che ha appena consegnato la città al centrodestra. Oppure Maria Ciampaglione, consigliere comunale di Sulmona che ai tempi del congresso Pd aiutava la Coppola nella campagna elettorale.

“Ma il bello è che quando ho saputo da un amico che ero stata fatta fuori dopo 12 anni di militanza, ho provato a chiamarlo, Marco Rapino, e non mi ha risposto. Gli ho mandato un sms, e non mi ha risposto. Ora mi chiedo: è così forte che ha deciso tutto lui e tutto da solo o c’è chi decide per lui?”

Domanda retorica, quella della Coppola.

“Di fatto il Pd in Abruzzo coincide con la Regione. Sarà per questo che la segreteria regionale non è stata mai riunita se non un paio di volte e solo per il nulla cosmico”.

Non solo questione di galateo politico, quindi. E’ una vecchia ostilità, quella tra il Pd (e il governatore) e lei. Cominciata dai tempi della scelta della candidatura alle Regionali quando la Coppola, all’epoca vice segretario del Pd con Silvio Paolucci segretario, disse no a D’Alfonso: meglio Legnini, meglio di uno che ha ancora qualche sospeso con la giustizia, all’epoca disse così. Un apriti cielo, che continua a scontare anche oggi. Così, appena nominata responsabile dell’organizzazione con Rapino, si ritrovò all’Aquila per la visita di Renzi (lei renziana della primissima ora e molto vicina alla Boschi) ma con la porta chiusa in faccia: per lei niente accredito (poi entrò grazie a un arzigogolo). Oppure a Pescara, con la Boschi sul palco del teatro Sant’Andrea, trattata come una sciacquetta (lei ci era arrivata insieme, alla Boschi).

“Il fatto è che in Abruzzo il Pd è un partito autoreferenziale, senza guida politica e dove il ruolo amministrativo si fonde pericolosamente con quello politico. Dove si perde e non ci si dimette mai, dove non si fa mea culpa, dove non si ha coraggio, neppure di avvisarti se hanno intenzione di farti fuori. Certo, io sono due anni che non faccio politica in Abruzzo, ma non solo per colpa (o problemi miei): perché il partito non esiste e io non sono una yes-woman. Come non lo è Alessandro Marzoli, che ha seguito la mia stessa sorte: fatto fuori dalla sera alla mattina pure lui. Lui che è presidente nazionale e europeo della Giba, la federazione giocatori basket: alla Leopolda sul palco, in Abruzzo oscurato”.

Ecco perché, rincara la dose la Coppola, il partito abruzzese a Roma non se lo filano proprio:

“Perché non esiste, perché c’è un segretario manovrato da un gruppo di persone o meglio, da una persona. Il tema è che chi è libero, indipendente, chi non dice sempre sì, fa paura e deve essere eliminato. Ai tempi delle elezioni per la segreteria, mi hanno esortata in ogni modo a fare l’accordo ma io sono andata avanti da sola, senza se e senza ma”.

C’è rimasta male, Alexandra.

“C’è l’amarezza di vedere un film, quello delle prossime elezioni dove probabilmente si arriverà secondi o terzi, di assistere al fallimento di una generazione che poteva fare grandi cose invece è andata a rimorchio degli errori della precedente. Si lavora per farsi posto su una poltrona, che forse non arriverà mai”.

E allora, stop con la politica?

“Propio no, il Pd abruzzese non è tutto, per fortuna. Rapino non mi ha potuto cacciare dal Pd, mi ha soltanto tolto le stellette ma io continuo a esistere, politicamente, soprattutto senza quelle stellette. La politica non è roba loro, la politica è tra la gente, dove si raccoglie consenso, quello che serve a vincere. I faraoni non esistono più. Quelli di oggi sono solo controfigure”.

ps: azz, che scoppola che dà la Coppola.





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