·Dalfy, un video per la procura·

La risposta al procuratore Rosaria Vecchi che lo accusa di falso ideologico sul parco Villa delle Rose arriva con un video di otto minuti postato su Facebook (lo trovate in fondo al post): una commediola all’italiana architettata con la scusa di addestrare il nuovo assessore Giorgio D’Ignazio, ma con l’intento di giustificare come mai quel giorno, il 3 giugno del 2016 lui, il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, risultasse assente dalla giunta nonostante sulla delibera ci fosse tanto di firma. Tutti seduti intorno al tavolo, protagonista lo stesso governatore, comparse gli altri assessori, il capo di gabinetto Fabrizio Bernardini ripreso di profilo che annuisce rassegnato, il segretario Enzo Del Vecchio, il direttore generale facente funzioni Vincenzo Rivera che recita a soggetto. 

Parla lui e quasi sempre lui, Dalfy. E dice cose importanti, dal suo punto di vista. Vuole tentare di scardinare l’impostazione dell’inchiesta che lo vede accusato insieme ad altri indagati (Claudio Ruffini, Fabrizio Bernardini e gli assessori Marinella Sclocco, Silvio Paolucci, Dino Pepe e Donato Di Matteo) di falso ideologico continuato per il parco Villa delle rose di Lanciano.

Spiega, innanzitutto, che spesso molto spesso, prima della giunta e prima che lui arrivi, chiede al suo segretario o allo stesso ufficio stampa che si organizzi un’”istruttoria” del lavoro da fare poi in giunta. Un passaggio fondamentale questo, perché così si giustificherebbe il fatto che in molte intercettazioni si dica che D’Alfonso a quella giunta non c’è. Dalfy vuole fare intendere quindi alla procura che magari lui in quel momento non c’era perché la giunta non era ancora entrata nel vivo.

A cosa serve l’istruttoria, chiede didascalico il governatore a favore di telecamera, rivolgendosi a un annoiatissimo D’Ignazio, forse consapevole di essere solo un pretesto?

“A volte mi capita di non avere tutto il tempo per stare dietro alla scarsa conoscenza di una delibera da parte di un collega di giunta, e allora chiedo: mi potete fare un’istruttoria? In modo tale che si realizzi quel consenso convergente prima che la delibera pervenga all’attenzione dell’esecutivo, e in modo che quando io arrivo trovo già tutto pronto”.

Importanti, le istruttorie, soprattutto se ci sono “risorse finanziarie da allocare”. E guarda un po’, la delibera sul parco Villa delle rose era senza copertura di spesa.

Un filmetto divertente, in cui il ligio assessore alla Sanità Silvio Paolucci, interpellato, ripete a memoria la lezioncina. Lo stesso fa Rivera, preparatissimo. Invece, guardaunpo’, solo Dino Pepe, forse per pudore, si rifiuta. 

Giorgio D’Ignazio

“Se non ci sono altre osservazioni – fa, guardandosi intorno, il governatore – mi pare che l’assessore Pepe voglia dire qualcosa….”.

“No”, lo stoppa subito lui, a testa bassa. No, gli ripete, consapevole della farsa. Non parlerà, Pepe.

Ma c’è un’altro messaggio che Dalfy invia alla procura: certo, qui si parla dell’istruttoria politica, ma l’istruttoria vera e propria la fanno gli uffici. Tecnica, contabile e di legittimità: un’altra excusatio non petita. O forse no, proprio petita, visto che c’è un’inchiesta della procura. E infatti, nel 2015, su 1.136 delibere approvate, ben 525 (quindi quasi il 50 per cento) non sono state verificate preventivamente dagli uffici della Regione e nel 2016 su 1.060 delibere proposte, 953 sono state adottate e di queste solo 669 hanno ottenuto prima l’approvazione degli uffici. Tutte leggerezze che a suo tempo l’ex capo di gabinetto Ernesto Grippo ha denunciato con mail inviate al presidente e agli assessori. Veri e propri ultimatum. Rimasti però lettera morta.

D’Alfonso e Grippo

La deregulation dalfonsiana viene raccontata a uso e consumo di tutti, nel video postato su Facebook: Dalfy fa finta di spiegare a D’Ignazio che ci possono essere delibere fuori sacco e che, attenzione attenzione, non esclude che possano arrivare altri avvisi di garanzia. Messaggi in libertà, auto-giustificazioni, spiegazioni avventurose.

ps: insomma, arrampicate sugli specchi. Ad uso e consumo della procura pescarese.

 

 

 

 

 




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