·Dalfy: “Provo compassione”. Attacco a Legnini·

“Non nutro rancore, ma provo compassione”, ha scritto ieri mattina presto Luciano D’Alfonso su Facebook. Una lunga lettera, dosata e appassionata, per spiegare ancora e ancora, perché e percome è rimasto fuori dal governo.

E qui colpisce a gamba tesa, senza nominarlo mai, Giovanni Legnini, che lui definisce “un tale”. E’ a lui che si riferisce nel suo attacco e, a dispetto delle parole, tradisce tutto il suo rancore. E persino il suo disprezzo: perché chiamarlo “un tale” altro non è.

“Ho letto sovente che le parole tradiscono il pensiero – scrisse Marguerite Yourcenar – ma mi sembra che le parole scritte lo tradiscano ancor di più”.

E infatti ecco cosa dice ancora nella sua lettera:

“Provo compassione per un tale che, sapendo di non essere mai stato nella lista dei Sottosegretari, alla fine si è ridotto a lavorare affinché in essa, se non altro, non figurasse nessun altro abruzzese”

scrive Dalfy.

Che, per manifestare la sua rabbia contro Legnini, fornisce una ricostruzione della notte dei sottosegretari, quella in cui secondo l’ex governatore, il suo nome è stato depennato all’ultimo momento dalla lista.

“In questo caso specifico voglio solo precisare, anche per favorire una ricostruzione di quanto accaduto negli ultimi giorni, che il mio nome figurava tra i 42 Sottosegretari di Stato in procinto di essere nominati fino alle 6 del mattino della giornata del 13 settembre. Poi è accaduto che alcune circostanze si siano incrociate e che un nome sia divenuto più funzionale di un altro: diciamo che è normale rispetto ai canoni, ai meccanismi e alle dinamiche della politica.

Seguendo questi principi io non ho mai pensato di creare problemi a chi è stato in competizione con me, anche se non posso dire lo stesso di altri, che hanno dedicato molto tempo ed energia e inventiva per suscitare delle difficoltà al mio cammino”.

Spesso guerra e politica agiscono nella medesima dimensione, scrive il mancato sottosegretario: la dottrina ce lo insegna e la prassi ce lo dimostra, persino con eccessi di evidenza.

Non è la prima volta che finisce vittima di uno sgambetto, Dalfy, e a questo punto lui elenca tutte le volte precedenti in cui qualcuno si è adoperato per lasciarlo al palo: nel 2004 e 2005, quando alcuni si diedero da fare per far approvare la legge “anti-D’Alfonso”, e poi la candidatura di Ottaviano Del Turco (al posto suo). Le stoccate sono a Carlo Costantini ma anche a Franco Marini, che non lo volle presidente di Regione. 

“Queste persone agirono come“orologiai”, così li definii: invece di attivarsi nel lavoro fruttuoso, pensarono di dedicarsi ad una lotta sorda. Tempo perso per tutti. Analogamente alcuni consiglieri comunali si adoperarono contro di me nel periodo in cui fui sindaco di Pescara, favorendo le condizioni per una dolorosa vicenda giudiziaria che poi si concluse in un nulla di fatto per quelli che l’avevano promossa”.

Quindi, secondo questa lettera, meditata nella notte, D’Alfonso è stato fino alla fine candidato al sottosegretariato alle Infrastrutture. Poi non solo è saltato fuori il nome di Legnini ma, sempre secondo la sua ricostruzione, l’ex vice presidente del Csm si è dato fa fare non solo per sé ma anche e soprattutto per evitare che Dalfy diventasse sottosegretario. Riuscendoci.

Insomma, una ricostruzione complottistica. Ma che in politica, ci sta tutta.

ps: ma se il Pd è questo, in Abruzzo, siamo messi proprio male.




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