·Dalfy non schioda, esposto a Di Pangrazio·

Il presidente-senatore finisce davanti alla Giunta per le elezioni: la segnalazione l’hanno presentata i consiglieri regionali pentastellati che hanno chiesto al presidente del consiglio regionale d’Abruzzo Giuseppe Di Pangrazio di prendere atto dell’incompatibilità di Luciano D’Alfonso. Il governatore abruzzese è stato proclamato senatore lo scorso 16 marzo e oggi eserciterà per la prima volta le sue funzioni partecipando alla prima seduta di Palazzo Madama.

D’Alfonso e D’Alessandro

“Il famigerato dies a quo è dunque arrivato e porta con sé l’incompatibilità della carica di Senatore con quella di Presidente della Giunta Regionale – dicono Sara Marcozzi, Riccardo Mercante, Domenico Pettinari, Pietro Smargiassi e Gianluca Ranieri – L’art. 1 comma 1 del Regolamento del Senato, infatti, è chiaro e non lascia adito a interpretazioni “I senatori acquistano le prerogative della carica dal momento della proclamazione” mentre l’incompatibilità risulta sancita dalla stessa Costituzione della Repubblica che all’art. 122 “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e ad una delle Camera del Parlamento o ad un altro Consiglio regionale”.

Insomma, l ‘Abruzzo è in pratica sotto sequestro istituzionale, dicono i grillini che chiedono a Di Pangrazio di prendere atto dell’incompatibilità di Dalfy e di Camillo D’Alessandro e di procedere allo scioglimento del Consiglio per poter tornare al voto entro tre mesi.
Tutto il resto è fanta-diritto ed è chiaro che da solo Dalfy non si schioderà dalla poltrona abruzzese, per questo chiedono a Di Pangrazio di intervenire, anche perchè sulle incompatibilità non è legittimato a esprimersi solo il Senato ma anche la stessa Regione Abruzzo con un procedimento proprio e indipendente da quello parlamentare. Le incompatibilità dei consiglieri regionali abruzzesi, infatti, sono sancite nella Legge Regionale n. 51/2004, che stabilisce la decadenza dalle cariche di Presidente e di componente della Giunta, nonché di Consigliere regionale, se l’interessato non si dimette.


E Dalfy no, non intende dimettersi. L’intento, forse condiviso con tutto il Pd, è quello di prendere tempo, molto tempo. Per poter consentire a un partito ridotto ai minimi storici di rimettersi in gioco.
Alla fine di tutto, anche le ipotesi di rimpasto ventilate da Lolli, secondo i Cinquestelle, sono campate per aria:

“In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale e di scadenza della Legislatura – ricordano i consiglieri grillini – i poteri del Consiglio regionale sono prorogati sino alla proclamazione degli eletti nelle nuove elezioni, limitatamente agli interventi che si rendono dovuti in base agli impegni derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea, a disposizioni costituzionali o legislative statali o che, comunque, presentano il carattere dell’urgenza e necessità”.

Quindi Lolli non potrà allargarsi più di tanto: lui potrà soltanto indire le nuove elezioni, e poi tutti a casa.





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