·Dalfy, la lettera e Narciso·

Coraggio. Mancano un paio di ministri, una cantata della Simona Molinari, l’inevitabile comizio finale di Dalfy e sulla campagna referendaria abruzzese calerà finalmente il silenzio elettorale.

Dalfy e Renzi

Dalfy e Renzi

Un giorno di meritato rifiato, per l’elettorato, prima dell’orgia dei commenti post, tutto al netto dei riverberi locali di un colpo di teatro finale che i boatos romani danno per molto più che probabile: una mossa astuta, una sorta di passo del cavallo del premier Matteo Renzi per rubare la scena e i commenti e i titoli dei telegiornali anche nel sabato della meditazione. Staremo a vedere e chissà che invidia per i De Luca e i Dalfy, se così sarà, loro che al massimo hanno partorito la frittura premio per le falangi di elettori da condurre ai seggi con le bandiere e la lettera agli abruzzesi ricalcata su quella inviata da Matteo agli italiani all’estero: basta un sì e giù soldi e pensioni e detrazioni. A proposito, la missiva griffata #La Regione dice La Regione fa e’ l’unico elemento sul quale non calerà il sipario a mezzanotte di oggi.

De Luca

De Luca

Se ne parlerà e a lungo perché le due opposizioni non sono per niente intenzionate a mollare la presa sull’uso elettorale di un claim governativo, che corrisponde a una precisa linea di comunicazione istituzionale e addirittura a un dominio web di proprietà della Regione. Soprattutto se il logo accompagna un messaggio che lega il Sì al referendum ai risultati dell’azione amministrativa. Soprattutto se in fondo c’è la firma del Presidente della Regione Luciano D’Alfonso e non del cittadino D’Alfonso.
Eccola qua, dicono i Cinquestelle, la stecca che cozza con gli obblighi dei politici in campagna elettorale, rendendo il caso di interesse della magistratura.

“Il toscano furbamente si è solo firmato Matteo Renzi mentre il nostro presidente è caduto nel tranello di Narciso, volendo sottolineare che lui è Luciano D’Alfonso il presidente della Regione Abruzzo e ha voluto approfittare della sua carica in un momento cruciale per il Paese violando la legge e l’etica politica”.

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

Più acida la chiosa di Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista, che si chiede se a pagare i francobolli, per uno sforzo postale in effetti secondo soltanto alla Mailing list degli italiani all’estero sarà magari la zia del governatore. Da Forza Italia e’ invece Sospiri a chiedere che D’Alfonso riferisca in aula sulla questione, a cominciare dai costi della campagna.

ps: Se ne parlerà a lungo, dopo i ministri e le cantate di stasera.





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