·D’Alfonso con l’incubo dei numeri·

Altro che impegni. Il consiglio regionale di ieri e’ stato rinviato perché Luciano D’Alfonso non ha più i numeri. E tra i consiglieri di opposizione, per il momento, non ribatte un chiodo. Quindi sarebbe andato sotto di sicuro soprattutto sull’ospedale di Atessa, e così meglio battere in ritirata.

D'Alfonso e Gerosolimo

D’Alfonso e Gerosolimo

I primi a metterlo sulla graticola sono stati Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri di Abruzzo civico, che hanno votato contro l’abolizione dei punti nascita e hanno disertato la giunta tematica della scorsa settimana a Sulmona. Ma persino l’assessore Donato Di Matteo dimostra un’autonomia pericolosa.

“Chiediamo al presidente di passare ai fatti, di dare seguito alla risoluzione sui punti nascita e di concertare la riforma del sistema sanitario calandola nei territori. Se D’Alfonso non passerà ai fatti ci regoleremo di conseguenza”, dice secco Gerosolimo. Di conseguenza significa che valuteranno “di volta in volta ciò che è giusto votare e cosa no”.

Insomma, sui punti nascita e su molto altro ancora Gerosolimo e’ pronto ad andare allo scontro, ma giura e spergiura che il posto in giunta non c’entra per niente. Sta di fatto che ad Abruzzo civico, con due consiglieri, sarebbe spettato un assessorato, per il quale il leader del movimento Giulio Borrelli subito dopo il voto avvio’ un lungo e inutile braccio di ferro col neo governatore. Quella poltrona D’Alfonso preferi’ darla a Sel con la promessa di un rimpasto a metà del guado. Anzi, subito dopo il processo. Ma finora, nulla.

“Per noi l’assessorato non è indispensabile -aggiunge Gerosolimo – la politica si può fare in molti modi”. E un modo e’ quello scelto in questi giorni: cottura lenta a bassa temperatura per Luciano D’Alfonso, che è quella preferita dai grandi chef.

Giuseppe Di Pangrazio

Giuseppe Di Pangrazio

La maggioranza scricchiola e finora anche la campagna acquisti del governatore non ha prodotto grandi risultati, a parte il  colpaccio del consigliere cinque stelle Leandro Bracco. L’unico che viene dato in manovra di avvicinamento e’ Giorgio D’Ignazio (Ncd), il solo membro dell’opposizione che ieri non ha firmato il documento contro il presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, colpevole secondo il centrodestra di aver scambiato il consiglio per una pro loco. In effetti nei regolamenti non c’è traccia di “sconvocazioni”, soprattutto last minute. Gli altri abboccamenti con Paolo Gatti e Mauro Di Dalmazio, hanno prodotto solo qualche timido segnale da parte dell’ex assessore al turismo della giunta Chiodi, che ha votato insieme al Pd la legge sulla film commission e sulla governance turistica regionale. Non basta, evidentemente.




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