·D’Alfonso: non corro ma mi do 7·

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

Presidente D’Alfonso, il cambiamento che in Abruzzo in tanti si aspettavano con lei alla Regione non c’è stato. Come mai?

<La Regione ha tempi più lunghi perchè è come se fosse la Cassazione, mentre il Comune è come se fosse la pretura. Il mio sforzo è quello di comunalizzare la Regione>

Il cambiamento non si avverte soprattutto nella sanità, a parte l’uscita annunciata dal commissariamento. Il paziente sarà preso per mano, aveva promesso in campagna elettorale. La salute non è fatta di soli conti.

<Stiamo recuperando risorse finanziarie, organizzative, tecnologiche, le uniche in grado di garantirci una sanità migliore. Presto disporremo di 200 milioni di euro l’anno in più che ci consentiranno di acquisire risorse umane e di tagliare i costi della mobilità passiva. Da Roma abbiamo preso tutti nove, adesso aspiriamo al 10>.

In quanto tempo?

<Diciamo che all’inizio dell’anno prossimo saremo a chilometri zero per la diagnostica>

Quante Asl ci saranno?

<Oggi ce ne sono 4, noi puntiamo a una razionalizzazione. Ma la nostra prima operazione sarà il centro unico di acquisto che ci consentirà di risparmiare 200 milioni di euro l’anno, da 700 scenderemo almeno a 500 milioni. Il progetto Dedalus per l’informatizzazione dei dati sanitari costato circa 7 milioni di euro, pagato collaudato e mai entrato in funzione, diventerà uno dei rami funzionanti della nuova sanità abruzzese>.

Farete il nuovo ospedale metropolitano Pescara-Chieti?

<In autunno programmeremo la cantierizzazione della nuova edilizia sanitaria. Pensiamo di realizzare formule sinergiche tra i 4 hub ospedalieri, evitando in primo luogo i doppioni. Inoltre molti primariati sottoposti a turnover non verranno reinsediati>

Mentre la sanità pubblica subisce tagli che si ripercuotono sui servizi e sui pazienti, lei ha dato otto milioni di euro ai privati, tre milioni in più rispetto alle spese extra denunciate dalle cliniche. Come giustifica questo doppio binario?

“Perché questo percorso ci consente finalmente di fissare il tetto di spesa, che non potrà essere superato e di condividere contratti che risolvono un contenzioso pluriennale. Si consideri che il taglio cristallizzato comunque misura il 5,5 per cento in meno oltre il doppio del taglio praticato dalle altre Regioni nei confronti delle cliniche. Inoltre a fronte di una spesa annua di oltre 2 miliardi di euro, l’incremento di 7,8 milioni di euro per il totale di 11 privati, consente di ridurre in parte la mobilità passiva che grava sul bilancio abruzzese  e che per il 2013 ha pesato per 131 milioni di euro”.

Ma il contenzioso non si è concluso mai a sfavore della Regione

“Sul tema dei privati ci sono risvolti giusamministrativistici e giuspenalistici. La parola finale non è ancora scritta”.

Sulla riviera di Pescara ci sarà un’altra colata di cemento, Pescaraporto srl, un progetto del suo avvocato Giuliano Milia. La senatrice Chiavaroli, che ha presentato l’emendamento che aggira il Pp2, dice che lo ha fatto per il bene dell’Abruzzo. Qual è la sua posizione?

“Come si dice in diritto non conosco le carte della vicenda ma come presidente della Regione  farò valere le leggi dell’ordinamento e il diritto alla bellezza dei cittadini. Infine, per quanto mi riguarda, l’avvocato Milia e’ un cittadino con gli stessi diritti e doveri di tutti”

La Regione ha fatto retromarcia sulla City e ha deliberato di non approvare l’acquisto. E nel futuro?

<Allo stato abbiamo ritenuto di non approvare. Dal punto di vista urbanistico abbiamo verificato e accertato che c’è stata correttezza procedurale. La City è operazione che è stata posta in essere dalla precedente amministrazione. La Regione resta in attesa della certificazione urbanistica del Comune di Pescara, dobbiamo capire se c’è aumento di carico antropico con la variazione da ufficio privato a ufficio pubblico. E soprattutto dobbiamo stabilire a chi spetta firmare questa certificazione sul carico antropico”.

Lei ha detto che l’Abruzzo è entrato nelle reti Ten-T, e per questo ha dato anche due encomi. Così non è: l’Italia è attraversata da 4 corridoi ma l’Abruzzo non c’è.

<Si’, ci sono i corridoi e l’Abruzzo non c’è. Per entrare c’è bisogno del si del parlamento europeo>

Qual è il percorso?

<Col consenso del Parlamento europeo, dei ministri preposti e dei commissari, potremo rientrare nella dorsale adriatica. Il voto ci sarà tra settembre e ottobre>

I tempi?

<Ci vorranno 40 mesi se non ci saranno cambiamenti traumatici negli assetti statali e europei>

E come mai lei ha conferito encomi per un progetto ancora in itinere e che vedrà la luce forse nel 2023?

<Perchè fino ad oggi l’Abruzzo sulle reti Ten-t ha prodotto solo giaculatorie, e questo è un percorso molto lavorato. Finora la Regione era disabituata a lavorare>.

Anche sull’Ipa, il programma di cooperazione transfrontaliera, l’Europa ha tagliato i pagamenti intermedi per gli errori e i ritardi dell’autorità di gestione abruzzese.

<C’è da fare una distinzione tra l’attuale stagione e quella passata, che è stata oggetto di un’inchiesta della magistratura nella quale anche io sono stato coinvolto. La mia linea è la seguente: preferisco lavorare in totale adesione alla linea dell’autorità giudiziaria e subire i contenziosi dei prestatori d’opera. Tra settembre e ottobre ci saranno i primi pronunciamenti della magistratura, dopo cercheremo di rimediare ai mancati pagamenti da parte dell’Europa>.

Il 26 giugno la Regione, molto impegnata a redigere la delibera degli encomi ai dipendenti della Regione, si dimentica di inviare alla Corte dei Conti il documento di bilancio. Che ha dato luogo alla sentenza con cui la Corte chiedeva a Renzi di intervenire anche con lo scioglimento del consiglio regionale.

<La difficoltà non sta nel fare un documento di bilancio, ma è che facendo quell’atto sono emersi 450 milioni di euro di debiti. La Corte dei conti aspettava il consuntivo 2013 e il consuntivo 2014, che fanno riferimento alla passata gestione e alla nostra solo per gli ultimi sei mesi del 2014. A settembre approveremo il consuntivo 2013 poi a inizio del prossimo anno quello del 2014. Ma non c’era nessuna possibilità che venisse sciolto il consiglio regionale. Certamente Palazzo Chigi, se non ci fosse stata la delibera di giugno, ci avrebbe sollecitato. Nulla più>

Lei ha distribuito un sacco di encomi. Quindi è soddisfatto della macchina regionale?

<Io ho ereditato una Regione con 36 Mila posizioni di contenzioso e con una mancanza totale di costumatezza finanziaria e amministrativa che riguardava anche le partecipate. Ci siamo fatti carico di una riorganizzazione che è fatta di precisione di ruoli, distinzione di funzioni a partire da Consiglio e Giunta, Regione e enti strumentali. Per questo è importante che la Regione si doti di una sede sicura unica, perchè l’attuale dispersione di sedi non consente alcun controllo>.

Come mai tutti i suoi più fedeli collaboratori alla fine scappano?

<Nessuno scappa. Il problema è che io lavoro come un matto e non tutti sono in grado di sostenere gli orari che ci sono qui. Fabrizio Paolini è tornato al Comune ma un giorno a settimana lavorerà per la Regione>

Lei ha conferito un encomio a Nicola Zupo, il poliziotto che la fece arrestare quando era sindaco di Pescara nell’ambito di un’inchiesta finita poi in una bolla di sapone. Una presa per i fondelli?

<L’ho encomiato perchè mi era arrivata un a segnalazione dal presidente degli alpini che aveva riscontrato un’ottima organizzazione della manifestazione aquilana. Non ho avuto difficoltà a farlo>

Presidente, alla fine di tutto lei si ritiene soddisfatto di quello che ha fatto fino ad oggi?

<Se mi dovessi dare un voto, mi darei un sette, sapendo che in questo primo anno ci siamo distinti per i fondi assegnati all’Abruzzo per il dissesto idrogeologico, oltre 120 milioni di euro, e anche per il finanziamento della banda larga in tutti i Comuni e per il 4G nelle 8 città distretto e in 2 città capoluogo>. Puo’ bastare.




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