·Da destra a sinistra, gli op-op della sanità·

Un po’ di qua un po’ di là, per dire basta con le etichette politiche. Il nuovo che avanza è questo qui: fluido, ondivago, flessibile. E in nome della flessibilità la giunta regionale della Basilicata, che per inciso è di centrosinistra e ha deciso che per le prossime regionali si voterà il 26 maggio in coincidenza con le Europee scatenando un mare di proteste, ha nominato alla vigilia delle elezioni i nuovi vertici della Sanità. E, sorpresa sorpresa, ha intronizzato a capo dell’azienda ospedaliera regionale “San Carlo” Angelo Cordone, ex manager della Asl di Pescara in quota centrodestra, ex direttore generale della Fondazione Irccs del Policlinico San Matteo di Pavia e direttore sanitario della Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta di Milano.

Angelo Cordone

Insieme a Cordone è finito in Basilicata anche Joseph Polimeni, che è stato commissario governativo della sanità in Campania, chiamato da Vincenzo De Luca insieme a Claudio D’Amario, anche lui ex manager di Pescara in quota centrodestra e ora al Ministero della Salute nominato dall’ex ministro Beatrice Lorenzin (amica comune Federica Chiavaroli), proprio agli sgoccioli della legislatura. 

Claudio D’Amario

Angelo Cordone, uomo di Alleanza nazionale, molto vicino a Nino Sospiri, fu nominato a Pescara dalla giunta di centrodestra e poi si avvicino’ a Luciano D’Alfonso: erano gli anni di Giovanni Pace presidente della Regione. In Lombardia lo volle Formigoni, e poi fu confermato da Roberto Maroni, fino al triplo salto a sinistra in Basilicata. Ai tempi di Pescara guidò la Asl col pugno di ferro, con lui lavorò Vero Michitelli, suo fedelissimo e fedelissimo anche in tempi più recenti di Claudio D’Amario, ora da pochissimi giorni nominato direttore di Dipartimento dal nuovo manager Armando Mancini.

In fuga da Alcatraz anche il dirigente regionale Giovanni Farinella: andrà a lavorare in regione Lazio, Programmazione sanitaria dal 15 dicembre. Un altro trans…migrante della sanità, essendo passato da Chiodi  a Paolucci a Zingaretti partendo da Kpmg, anche se in questo caso torna a casa.

Disinvolta, la giunta regionale lucana e chissà che non venga imitata dall’Abruzzo che sta studiando, da qualche mese, il modo per confermare almeno il manager della Asl di Chieti Pasquale Flacco, in scadenza a dicembre. La legge 502, per la verità, prevede che la Regione possa nominare il nuovo direttore entro 60 giorni dalla scadenza. Quindi, se Flacco scade a dicembre, la giunta regionale può nominare il nuovo entro la fine di febbraio 2019, cioè dopo le elezioni regionali. Inoltre c’è un precedente che fa scuola provocato proprio da Silvio Paolucci: Flacco è stato nominato sei mesi dopo le dimissioni di Zavattaro, nel 2015.

Tutto può accadere, quindi, tempo ce n’è.

Flacco e Paolucci

Flacco ha un suo perché: deve portare al traguardo il project financing Maltauro, anche se la Asl è in forte difficoltà perché non ha un rup (responsabile unico del procedimento) da quando la direttrice amministrativa Tiziana Petrella è tornata alla Asl di appartenenza, cioè Pescara. In verità le sta tentando proprio tutte: poco tempo fa Flacco ha inviato alla Asl di Pescara una richiesta di aiuto: voleva la Petrella in prestito almeno un giorno a settimana, allo scopo di completare la procedura del project financing. La Asl di Pescara ha risposto cauta: andava studiato un modo, un percorso, e ha suggerito una convenzione da stipulare direttamente con la dirigente (forse anche per mettere un po’ di distanza con Maltauro), un sistema molto seguito nelle pubbliche amministrazioni.

Tiziana Petrella

Ma per Chieti quello non era il percorso giusto, troppo difficile da incardinare, ed è passata così a esaminare un percorso bis, cioè il comando, ma ha raddoppiato la richiesta: due giorni a settimana anziché uno. Piccolo parapiglia con Pescara, visto che due giorni sarebbero stati troppi e il manager non avrebbe acconsentito, finché la stessa Petrella non ha tolto tutti dall’imbarazzo: sono disponibile, ha detto, ma solo per un giorno a settimana. Finchè, proprio mentre le due Asl stavano preparando tutte le procedure per il prestito della dirigente, lei non si è tirata indietro: no, non era più disponibile, neppure per un giorno. Partita chiusa, chissà perché.

Così, la Asl di Chieti è rimasta appesa, senza più un rup per il project financing che sta tanto a cuore alla giunta regionale abruzzese.

ps: ma la caccia continua, anche se i tempi si fanno strettissimi, con le elezioni dietro l’angolo.




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