·Cultura, addio fondi·

La Regione non paga le associazioni e le istituzioni culturali. Non paga chi ha regolarmente messo in scena i progetti di “Abruzzo dal vivo” edizione Winter. Oltre al danno la beffa: per accedere all’anticipo (che non è stato mai pagato, neppure quello), le associazioni hanno dovuto stipulare una polizza fideiussoria che nessuno rimborserà mai. Quindi soldi, tanti soldi spesi e anticipati probabilmente nessuno li rivedrà più. La denuncia è del capogruppo Pd del Comune di Teramo Luca Pilotti e riguarda tutti i Comuni del cratere. 

Le associazioni e tutta l’impresa culturale è a rischio, perché Acs Abruzzo circuito spettacolo, la Società della musica e del Teatro Primo Riccitelli, la stessa Barattelli, i Solisti aquilani, l’istituto internazionale del teatro del Mediterraneo, il Teatro dei Colori, non hanno un’economia in grado di sopportare così ingenti anticipazioni. Insomma, un ritardo ingiustificato quello della Regione, un’ulteriore prova di inefficienza del governo regionale e dell’assessorato alla Cultura. A questo punto tutti si chiedono che fine abbiano fatto questi benedetti fondi MIbact per i Comuni del cratere anche perché le altre regioni come il Lazio, le Marche e l’Umbria hanno già sottoscritto le convenzioni nei mesi scorsi e alcune hanno già concluso la programmazione.

Tra l’altro quei fondi dovrebbero essere spesi entro il 2019 e a distanza di due mesi l’Abruzzo è invece ancora a carissimo amico: niente soldi ma non si conoscono ancora neppure i termini per accedere ai bandi e quindi sarà praticamente impossibile in due mesi progettare, realizzare iniziative che normalmente richiedono mesi e mesi di lavoro. I bandi della legge regionale 55 erano disponibili tra giugno e luglio e lo scorso anno “Abruzzo dal vivo” si è svolto d’estate con bandi usciti a primavera 2018. Un ritardo così non si era mai visto.

Perché a questo punto tutto tace e i Comuni del cratere destinatari dei finanziamenti non vengono coinvolti nella programmazione? 

L’amarezza (e le riflessioni) aumentano se ci si guarda attorno ma non lontano: nella vicina Marche a settembre è stato presentato un bando (4 milioni e 500 mila euro di dotazione) per sostenere le imprese culturali  e creative nelle aree colpite dal sisma stimolandone la connessione con settori produttivi quali il  manifatturiero tradizionale e il turismo. 

“Eventi sismici – Sostegno alla innovazione e aggregazione in filiere delle PMI culturali e creative, della manifattura e del turismo ai fini del miglioramento della competitività in ambito internazionale e dell’occupazione”: così si chiama il bando presentato il 30 settembre scorso: una visione ampia, moderna, utile e concreta rispetto alla programmazione culturale che la mette in diretta relazione con aspetti economici, produttivi e sociali. In questo caso sono stati usati fondi Por e Fesr (gli stessi di cui dispone la Regione Abruzzo) con l’idea che esiste una  filiera culturale che può essere messa in connessione con quella turistica, creativa, dello spettacolo e delle produzioni tradizionali e che questa è strategica sempre ma soprattutto in area sisma. Ma le Marche sono le Marche.

Insomma, non si può fare cultura e impresa culturale senza programmazione affidandosi agli umori contingenti. 

Ma alla fine una risposta c’è stata, chiamiamola risposta: l’assessore alla Cultura Mauro Febbo ha reagito aspramente alle accuse del capogruppo Pd di Teramo, scaricando la colpa sul predecessore Giorgio D’Ignazio (anche se la delega alla Cultura l’aveva mantenuta lo stesso Luciano D’Alfonso). E sui famosi fondi, le pratiche sono sulla scrivania, assicura Febbo. Ferme lì, evidentemente. A conti fatti, anche l’arrivo del nuovo direttore regionale della Cultura non ha determinato nessun passo avanti.

ps: Buonanotte, cultura e addio fondi.




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