·Crisi (di nervi)·

In fondo e alla fine di tutto, più che alla Digos dove è andato a piangere Camillo D’Alessandro o chissà altro per le offese su Facebook, più che a sua Peppanza il presidente del Consiglio regionale che dispensa solidarietà a basso costo, tutti ma proprio tutti i protagonisti di questo fine anno di volgarità e di violenza dovrebbero cominciare a porsi qualche domanda. Scoprirebbero forse che questi attacchi di boria, di arroganza e di violenza che ha avuto come palcoscenico il Consiglio regionale d’Abruzzo nella riunione di fine anno dedicata all’approvazione del bilancio, visti dall’esterno sembrano soltanto sbotti di frustrazione.

D'Alfonso e Di Pangrazio

D’Alfonso e Di Pangrazio

Comincia tutto con un’offesa. La prima. Luciano D’Alfonso sibila in aula a Sara Marcozzi:

<Le mosche fanno una brutta fine a cavallo delle vacche>.

Occhi al cielo, ma in fondo in fondo quella non era proprio un’offesa ma soltanto una maldestra citazione della favola di Fedro sulla mosca cocchiera, che si posa sul timone di un carro e redarguisce la Mula che lo traina minacciandola di trafiggerle il collo se non fosse andata più veloce (e la mula rispose che poteva risparmiarsele quelle minacce, perché l’unica cosa che poteva intimorirla era la frusta del cocchiere). Della serie: non mi fai paura. Purtroppo però dalla favola di Fedro si è passati ai fatti. E martedì la scena di D’Alfonso che irrompe sui banchi della giunta per riprendersi la poltrona occupata sempre dalla Marcozzi, passerà alla storia come un esempio di volgarità e violenza. La strattona e la alza a viva forza, la spinge via e le strappa la giacca dalla poltrona. Il video lo conoscete, ma lo potete rivedere qui.

violenza2

Poi, non pago, in commissione, nella riunione successiva, ci mette il carico da undici.

<La prossima volta – dice il governatore – mi siederò sopra l’essere vivente o inanimato che occuperà la mia poltrona>. Il video lo trovate qui.

Basta? Non basta. Mica poteva essere da meno Camillo D’Alessandro. E allora corre ai ripari. E in un’altra fase del Consiglio, parte dal suo banco e va a schiaffeggiare il telefonino con cui Domenico Pettinari dei Cinquestelle lo stava riprendendo. Sarebbe stato niente, se sempre lui poco prima non avesse dichiarato di amare le risse. Il video lo trovate qui.

Poi naturalmente D’Alessandro e D’Alfonso hanno dichiarato che la Marcozzi e i Cinquestelle, con l’occupazione dei banchi della giunta, cercavano solo i riflettori. Maperò loro non sono stati da meno. E l’enfasi con cui hanno redarguito i rivoltosi gli si è rivoltata contro: qualcuno sul web ha ritirato fuori un video in cui D’Alessandro ai tempi in cui era all’opposizione e quindi non ancora diventato compagno Boria, aveva occupato anche lui i banchi della giunta Chiodi per protestare contro il declassamento della Senologia di Ortona, il suo feudo elettorale. Il link lo trovate qui.

senologia

Immagini e comunicati si sono rincorsi sul web a partire dalla sera di martedì. E ieri mattina sia il governatore che il buon Camillo si sono svegliati trovando le rispettive bacheche sommerse di insulti pesantissimi. Sarà forse per questo che i profili Facebook di D’Alfonso sono stati oscurati per più di due ore, o che D’Alessandro si sia rivolto alla Digos, come scrive Il Centro. E comunque, la giornata di martedì la riassume bene il Corriere della sera che mette nella home page come primo strillo il video di Camillo D’Alessandro che schiaffeggia il telefonino o Pettinari non importa. Importa che l’Abruzzo finisce in prima pagina e poi sul Tg di La7 grazie a lui, grazie a loro. Grazie proprio per niente.

corriere

Lo spettacolo di martedì è stato uno spettacolo indegno, prima durante e dopo il Consiglio. Haivoglia a dire che i banchi della giunta non si occupano, è come sostenere che le case non si svaligiano: non si svaligiano certo, ma non è per questo che si giustifica chi spara al ladro. Ecco, è a questo punto che, al posto del Pd, una riflessione la farei: su quegli insulti, prima di tutto. Magari funzionano meglio dei sondaggi.




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