·Crisi a Pescara, Diodati si dimette·

Non c’è altra strada: cambieranno i nomi. Non funzionano, non vengono appoggiati dagli alleati e prima che glieli bocci Giorgia, ci penseranno loro. I Fratelli d’Italia cambiano rotta: in caso contrario rischiano di farsi scippare la mano fortunata che gli è capitata da Lega o Forza Italia. Via, colpo di spugna su Giandonato Morra, Marco Marsilio (il più accreditato, fino a questo momento, con la sponsorizzazione di Gaetano Quagliariello e del sindaco dell’Aquila) e Massimiliano Foschi, si ricomincia da capo: per domani è convocata una riunione dalla quale sperano di far uscire il nome che possa mettere d’accordo tutti. Un candidato alla presidenza della Regione Abruzzo che possa portare la coalizione alla vittoria.

Giorgia Meloni

Ma è la situazione ai fianchi del centrodestra che è in forte ebollizione: ieri sera al Comune di Pescara sono arrivate le dimissioni dell’assessore Giuliano Diodati, messo alle strette dal sindaco e dal Pd, eterodiretto da Luciano D’Alfonso, per rappresaglia contro Donato Di Matteo (di cui Diodati è un uomo di punta), colpevole di aver determinato la vittoria del centrodestra alla Provincia di Pescara. Dimissioni irrevocabili, questa volta, che rischiano di aprire una crisi senza precedenti al Comune di Pescara, a pochi mesi dalle elezioni: Alessandrini non ha più carte da giocare, non ha più uomini da usare per il rimpiazzo, non c’è Padovano o Bruno che tengano anche perchè con le amministrative che si avvicinano, tutti si vogliono presentare come espressione della discontinuità nella forse vana speranza di essere rieletti. Insomma, con la stella di Alessandrini in caduta libera, difficile trovare qualcuno che si sacrifichi per sostenere un esecutivo agonizzante.

Giuliano Diodati

Caro Sindaco, rappresenti una delle città più importanti della nostra regione, avresti dovuto essere guida e collante delle diverse anime di questo partito, invece ti sei prestato ai soliti giochi di potere che nulla hanno a che fare con il bene comune e che non producono nessun giovamento alla comunità politica, ma anzi la mortificano.  Un partito che non riesce a fare autocritica e a riflettere dopo i vari fallimenti elettorali, ma anzi continua noncurante, con estrema arroganza e con gli stessi atteggiamenti. Tutto questo è preoccupante. I cittadini sono stanchi di assistere ai vari teatrini della politica perché il quotidiano non è fatto di figuranti, ma di persone vere che hanno esigenze e problematiche alle quali la politica dovrebbe dare delle risposte.

E Di Matteo continua a fare il bello e il cattivo tempo: dopo la coltellata al Pd in Provincia, adesso la crisi a Pescara. L’accordo stretto col centrodestra sarà bissato alle Regionali, grazie a un patto con Bellachioma (Lega) e Pagano (Forza Italia). Un accordo che salterà solo nel caso in cui Giovanni Legnini deciderà di candidarsi a capo di un grande raggruppamento di civiche: in questo caso Di Matteo con la sua lista civica, sua e di Andrea Gerosolimo, sosterrà il centrosinistra. Ma i nomi fatti fino a questo momento e selezionati dal duo Silvio Paolucci-Luciano D’Alfonso, tutti espressione della primissima repubblica o del passato più passato, non sembrano convincere l’ex vice presidente del Csm che al momento resta alla finestra. 

Donato Di Matteo

La scelta di Fratelli d’Italia dovrà tenere conto dello scenario in movimento: gli uomini della Meloni sanno che se non riusciranno a esprimere un nome forte e condivisibile, c’è fuori dalla porta Pagano con Forza Italia pronto a giocarsi la sua carta. Ma anche qui c’è un intoppo: Antonio Martino non disdegnerebbe una candidatura a presidente della Regione mentre Pagano porta nel cuore ancora Michele Russo, uomo di Fratelli d’Italia, anche se ufficialmente il coordinatore azzurro non potrà mai schierarsi apertamente contro il suo vice.

Martino con Berlusconi

In ogni caso domani si scoprirà che esito avrà la riunione di Fratelli d’Italia. Anche se la sensazione è che tutto si deciderà a Roma e non subito: probabilmente Giorgia Meloni aspetta davvero di capire se la Raggi si dimetterà e se potrà candidarsi lei a sindaco della capitale. Insomma, a Roma dell’Abruzzo non se ne curano più di tanto. L’importante è non sparare troppe parole in libertà, non litigare: sarà per questo che il parlamentare della Lega Bellachioma è stato commissariato, adesso c’è un addetto alla comunicazione che da Milano gli filtra tutto ciò che dice.

ps: L’assist a Salvini,

“Se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa”,

ha avuto l’effetto contrario.





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