·Corte dei Conti: Di Biase, nomina illegittima·

No,  non poteva diventare direttore generale del’Ersi, l’Ente regionale del servizio idrico. Proprio no: l’allora presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso non avrebbe dovuto nominare Tommaso Di Biase perché all’epoca aveva compiuto i 68 anni (e oggi, settantenne, è ancora in carica), al vertice dell’ente. E non poteva perché aveva abbondantemente superato i limiti di età. E’ quanto ha stabilito la Corte dei Conti, sezione regionale di controllo, il 15 novembre scorso (delibera 144) rispondendo a un quesito che ha posto l’attuale governatore Marco Marsilio.

Ci furono un sacco di polemiche, all’epoca, una storia che fece gridare allo scandalo, non solo perché Di Biase era un fedelissimo di D’Alfonso ma soprattutto per la super retribuzione che gli era stata attribuita, sproporzionata, si disse, proprio perché l’Ersi era nato per razionalizzare la spesa degli Ato. Super retribuzione che fu ritagliata apposta per lui grazie a una modifica dello Statuto dell’ente e sulla quale è stata aperta un’inchiesta dalla magistratura di Teramo che ha inviato a marzo scorso 5 avvisi di garanzia, a Di Biase e alla presidente Daniela Valenza tra gli altri, anche per le modalità di scelta del dg.  Secondo la procura i 5 indagati “abusando del loro ufficio e in violazione di norme di legge e regolamento, intenzionalmente procuravano a Tommaso Di Biase un ingiusto vantaggio patrimoniale, conferendogli illegittimamente l’incarico di direttore generale dell’Ersi Abruzzo con una retribuzione annua non inferiore a 100 mila euro (quindi non a titolo gratuito), nonostante il Di Biase alla data del conferimento dell’incarico e poi alla data di stipula del contratto avesse superato il limite di età di 66 anni e 7 mesi”.

La nomina di Di Biase fu poi anche immediatamente impugnata al Tar dall’ex dirigente regionale Sebastiana Parlavecchio, che contestò, pure lei, la modalità di selezione del direttore. 

Marsilio quindi ha voluto vederci chiaro, e ha scritto una nota ai magistrati contabili precisando che l’Ersi aveva proceduto, dopo una selezione, al conferimento di un incarico a un lavoratore autonomo (Tommaso Di Biase, architetto) che, nonostante non fosse ancora andato in pensione, aveva raggiunto il limite anagrafico previsto dalla legge. Legge (la 223/2006) che impone appunto un preciso limite di età per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici, che si applica anche per gli incarichi dirigenziali. Marsilio voleva sapere se questa norma si applicasse anche per i lavoratori autonomi o liberi professionisti non ancora in pensione ma comunque over 65. 

La Corte dei Conti ricorda che ci sono state, è vero, due circolari del ministro che stabilivano che il divieto si riferisse solo ai dipendenti pubblici ma che tale interpretazione non fu condivisa dai magistrati contabili del Piemonte che l’hanno ritenuta “non giustificata”, visto che la norma parla genericamente di “lavoratore” e non di “dipendente”, proprio al fine di comprendere tutti.  Quindi, in ogni caso, e a prescindere dal fatto che Di Biase non fosse in pensione, vige “il limite anagrafico per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici”. Rimane invece ferma la possibilità di conferire incarichi dirigenziali a soggetti che, pur in pensione, non abbiano raggiunto il suddetto limite di età”.

E quindi, in conclusione, nessuna differenza fa neppure il fatto che si tratti di incarichi dirigenziali, conclude la Corte dei Conti. 

ps: Una nomina illegittima, quindi. Adesso la parola torna a Marsilio. Con tanti saluti agli stipendi percepiti illegittimamente.




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