·Congresso Pd, ancora scontro a due·

In ballo c’è il partito in Abruzzo. Ci sono candidature presenti e future, ci sono incarichi, poltrone e in un futuro neppure troppo lontano posti in Parlamento e alla Regione da decidere e da dividersi. Ed è per questo che i martiniani o i renziani, e anche quelli che stanno già con un piede fuori dal Pd, insomma gli anti-Zingaretti hanno deciso di fare qui in Abruzzo un accordo con Piazza Grande mentre a Roma continuano a fare la guerra al segretario. 

Nicola Zingaretti

Così, ieri la direzione regionale del Pd ha approvato il regolamento del congresso e invitato i due candidati in lista a trovare una sintesi in vista del 21 luglio, data fissata per le primarie che dovranno indicare chi guiderà il nuovo corso dei dem. L’intenzione di andare al congresso con un candidato unitario, nonostante gli inviti alla sintesi, sta però naufragando miseramente e alla fine è molto probabile che resteranno in due a correre per la segreteria: da una parte il candidato di Zingaretti Michele Fina, sul quale pare vogliano convergere i dalfonsiani, e dall’altra un altro zingarettiano, il sindaco di Francavilla Antonio Luciani, col supporto di due Giovanni, Legnini e Lolli.

Ma la consultazione in Abruzzo tra i sostenitori di Piazza Grande, che si è conclusa con un’assemblea a Pescara la scorsa settimana, ha scelto Michele Fina (con l’80,7 per cento dei consensi) contro un 10% che chiede l’accordo tra i due sfidanti e un restante 10 che opta per Luciani.

Michele Fina

E ora che i dalfonsiani vogliano appoggiare Fina è abbastanza chiaro già da un mese e per il momento non sta in piedi l’ipotesi di lanciare nell’agone un altro candidato. Negli ultimi giorni si è fatto il nome di Silvio Paolucci, ex assessore regionale alla Sanità ed ex segretario regionale del Pd. Ma è difficile che le minoranze vogliano contarsi, più facile rispettare l’invito di Zingaretti a trovare una sintesi e salvare l’unità del partito.

Paolucci, intende candidarsi alla segreteria dem?

“No. Nessuna intenzione. Ritengo che l’area della maggioranza congressuale nazionale debba proporre una candidatura e una proposta politica regionale. Mi auguro sinceramente una soluzione unitaria e unificante in ragione del bisogno e del grande lavoro da fare; per far crescere il compito dell’opposizione ad una Giunta così ferma e lenta, un lavoro impegnativo che ha bisogno di un partito riorganizzato affiancato da un gruppo regionale che lavori assiduamente, come stiamo provando a fare in queste prime settimane. Riconsidererei la questione solo in uno stato di necessità che non c è, ne’ auspico. E si dovesse porre uno stato di necessità,  di certo non guarderei dall’altra parte, per la cultura della responsabilità che mi porto dentro”.

Silvio Paolucci

Per ora un no che potrebbe trasformarsi in un ni e poi in un sì: d’altronde per presentare le candidature c’è tempo fino al 30 giugno. 

Il sindaco di Francavilla Antonio Luciani

Insomma, alla fine si verificherà l’ennesimo compromesso: se i dalfonsiani dovessero appoggiare Fina, vorranno contropartite, questo è certo, anche se Michele Fina ribadisce la sua netta contrarietà a qualsiasi tipo di accordo o compromesso.

Lotti, D’Alessandro e D’Alfonso

E mentre in Abruzzo si tratta, a Roma la guerra di Dalfy e di Camillo D’Alessandro, soprattutto ora sul caso Csm, è diventata sempre più diretta: ieri il Corriere riportava una difesa d’ufficio di Luca Lotti da parte di Dalfy che ha accusato di inadeguatezza Zingaretti, parlando di “vertici sospesi rispetto alla realtà”. E anche lo stesso Camillo non ha risparmiato parole pesanti nei confronti del segretario:

“Alla prima occasione Zingaretti doveva dimostrare forza e autonomia da testate giornalistiche che pretendono di essere guida etica della sinistra. Ha consentito, al contrario, che la degenerazione correntizia delle toghe non diventasse la notizia ma che dinosauri alla Zanda trasformassero la vicenda in una resa dei conti interna. Non passerà molto tempo e su Lotti dovranno chiudere scusa, ma questo “banditismo” interno al Pd nel frattempo si consumerà tutto”.

ps: Insomma per difendere Lotti, sono disposti a tutto. Ma non a cedere la segreteria Pd, quella mai e poi mai.




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