·Concorso a porte chiuse, tutto da rifare·

Tutte da rifare le prove orali del concorso da dirigente amministrativo da assegnare all’area giuridico-amministrativa della Asl di Chieti che tra l’altro ha già assunto i vincitori: il Tar di Pescara ha accolto il ricorso di una partecipante, Angela Gnagnarella, stabilendo che sono nulle

“le modalità di espletamento delle prove orali incompatibili con la presenza di tutti i candidati all’esame di ciascuno di essi”

e anche l’esito delle prove e la conseguente graduatoria finale del concorso, che si è tenuto a fine 2018. A questo punto la Asl avrà l’obbligo di completare il procedimento di selezione con una commissione “radicalmente diversa”che dovrà essere nominata entro 10 giorni e dovrà procedere velocemente alla conclusione del concorso. Non solo:  la Asl dovrà naturalmente procedere alla revoca dell’incarico assegnato ai vincitori.

Il manager Pasquale Flacco

Insomma, una procedura anomala seguita senza tener conto dei principi di equità e di trasparenza, visto che al concorso è stato impedito ai candidati di assistere all’esame degli altri.

Il Tar ha quindi stabilito che è

“illegittimo impedire ai candidati di assistere alle prove anche solo degli altri candidati che li precedono nell’ordine di esame scelto dalla commissione, per rispetto alle regole di trasparenza, imparzialità e buon andamento del concorso”. 

E’ quindi diritto di ogni candidato assistere all’estrazione a sorte dei quesiti e agli esami degli altri “al fine di verificare di persona il corretto operare della commissione e l’assenza di parzialità nei propri confronti”. Insomma, la prova orale del concorso di Chieti è stata svolta con modalità illegittime rispetto a tutti i candidati. “Devono essere quindi annullati tutti i verbali delle prove orali, l’esito e la graduatoria finale”.

La ricorrente nel suo ricorso raccontava infatti che inizialmente la commissione aveva stabilito di predeterminare tante domande su argomenti finalizzati a valutare il percorso formativo e la competenza professionale dei candidati, e che poi la prova orale si sarebbe dovuta svolgere in un’aula aperta al pubblico. Dopo la prova scritta però la commissione venne modificata con la sostituzione di uno dei tre componenti, cambiando anche alcune regole. E il 5 novembre 2018, giorno della prova orale,

“i candidati sono stati invitati a sostare tutti in una stanza diversa da quella di esame, alla quale hanno potuto accedere uno alla volta, senza poter assistere agli esami degli altri e senza poter avere contatti con l’esterno durante l’attesa”.

La ricorrente lamenta la circostanza che la nuova commissione abbia immotivatamente mutato le modalità di espletamento della prova orale, con particolare riguardo alle domande predeterminate in tre soli gruppi omogenei, e da ciò abbia poi fatto discendere l’impossibilità di assistere agli esami degli altri candidati, per la ragione espressa di non favorire alcuni degli esaminandi che avrebbero potuto a prendere agevolmente tutti e tre gruppi di domande e nonostante i candidati ammessi alla prova orale fossero solo 12”.

Ma così non era. Anzi, esattamente il contrario: per il Tar il concorso si è svolto secondo procedure illegittime. E per questo è da rifare.




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