·Cogito ergo sum·

#Gifted (Regia: Marc Webb. Con: Chris Evans, Mckenna Grace, Jenny Slate, Lindsay Duncan, Octavia Spencer, Julie Ann Emery, Keir O’Donnell, Glenn Plummer, Joe Chrest. Genere: Drammatico)

Il nostro non è un mondo adatto ai grandi talenti, diciamocelo. Se sei “nella media”, a scuola, ma non solo, fai una vita tranquilla, senza grandi ostacoli. Essere “gifted”, dotati, superdotati di neuroni ben funzionanti, può (singolarmente) creare qualche problema. Il film racconta questo: cosa succede quando il mondo (ed in particolare l’ambiziosa nonna materna) si accorge che Mary, la piccola (bravissima) protagonista, è un vero genio della matematica. Fino a quel momento solo lo zio Frank, fratello della madre (morta suicida quando lei era in culla) con cui vive e che la cresce come un padre, conosceva davvero la velocità della sua mente e le sue incredibili capacità di calcolo e di risoluzione di complessi problemi scientifici. Ciononostante, pur assecondando quelle doti straordinarie con naturalezza, la loro vita era assolutamente “normale”, semplice, frugale, in una casa di legno vicino al mare, in Florida. Tutto liscio quindi fino all’inizio della scuola: quando per tutti gli altri fare tre più tre è un’impresa, mentre per Mary sono elementari moltiplicazioni e divisioni a tre cifre. Subito si capisce una cosa: quanto sia difficile essere “diversi”. “Chi è diverso è solo”, scriveva una amica poetessa. E per Mary iniziano i guai. La serenità della sua esistenza è messa in dubbio, persino il calore del rapporto con Fred, il suo gattone rosso senza un occhio (una creatura nata “imperfetta” ma capace di immenso amore). Il tema “serio” del film è se sia giusto che chi è “gifted” frequenti una scuola “normale”, bambini “normali”, faccia una vita “ordinaria”. Essere scout è adatto ad una bambina gifted? Oppure se le doti straordinarie debbano essere coltivate in scuole super selettive: geni tra geni. Se quando sei molto più intelligente degli altri sia “opportuno” darlo a vedere: su questo, ci sono battute straordinarie, nel film. La migliore: “mai risultare anticipatici alla gente con la mentalità ristretta ma con un minimo di autorità”. Oppure “i saputelli non piacciono a nessuno”. Ed è vero, maledettamente vero. Su un punto però non ci sono dubbi: anche un bambino geniale cerca (solo) affetto sincero. Essere amato non perché è talentuoso, ma perché, semplicemente, è. Mary dice dello zio: “è una brava persona: mi ha preso prima che fossi intelligente”. L’amore, ingrediente fondamentale per crescere, che se manca non impari a prenderti cura di te stesso e ad affrontare la vita. Questa la lezione, confermata dal suicidio della (pure) geniale madre di Mary. Non basta la matematica! insomma, anche se: che invidia sapersi destreggiare tra numeri simboli e radici quadrate per noi che solo tra le parole ci sentiamo a nostro agio!




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