·Cliniche, due pesi e due misure·

Due pesi e due misure. A Pescara le cliniche trattate con i guanti bianchi, all’Aquila a pesci in faccia. 

C’è una lettera, firmata dal proprietario della clinica aquilana Villa Letizia, e indirizzata al direttore generale della Asl dell’Aquila, al Dipartimento della Salute della Regione, all’assessore alla Sanità Silvio Paolucci e al direttore regionale Angelo Muraglia, che squarcia  il velo sulle politiche sanitarie adottate dalla Regione Abruzzo, particolarmente tenera con gli imprenditori della Sanità privata pescarese. 

Enrico Vittorini

“La Regione Abruzzo ha approvato la delibera n.611/2017, mediante la quale ha escluso la remunerazione delle prestazioni eseguite dalle case di cura in misura superiore al 100 per cento della capacità produttiva massima giornaliera dei posti letto accreditati ed ha altresì disposto che il tasso di occupazione dei posti letto non può superare il 100 per cento pro die del numero dei posti letto per disciplina accreditata”,

scrive Enrico Vittorini. E quindi la Asl Dell’Aquila ha applicato rigorosamente la delibera regionale, mentre la Asl di Pescara no. Vittorini lo scopre controllando le determine di pagamento dei saldi del primo trimestre 2018 a favore di due cliniche private di Pescara, Pierangeli e Villa Serena: qui la famosa delibera è stata sospesa, “in ordine al tasso di occupazione”, riservandosi di fare le verifiche in un momento successivo. Della serie: intanto paghiamo, poi si vede.

Due pesi e due misure, denuncia Vittorini che scrive di essere stato ingiustamente penalizzato dalla condotta della All dell’Aquila,

“la quale, contrariamente alle altre Asl abruzzesi, ha fatto applicazione di un provvedimento gravemente sfavorevole per le case di cura che insistono sul suo territorio”,

ma l’imprenditore punta il dito soprattutto contro la Regione

“che non interviene per garantire una uniformità di trattamento fra erogatori privati accreditati”.

Silvio Paolucci

Vittorini vuole che la delibera venga sospesa, altrimenti si rivolgerà al tribunale, “per chiedere il rispetto dei principi di parità di trattamento, di uguaglianza e di trasparenza ancora vigenti nel nostro ordinamento”.

ps: di privato ce n’è uno (o due), tutti gli altri son nessuno.





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