·Istituto Luciano·

Il passo delle immagini e’ regolare, l’esposizione perfetta, ottima anche la definizione. E soprattutto c’è il colore. Per il resto enfasi, siglette, primi piani del capo, una certa insistenza degli argomenti, tutto rimanda al format originale.

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Certo, qui mancano le parate, le ali di folla immancabilmente plaudente, i torsi nudi all’opera negli agri redenti, le giornate di indimenticabile entusiasmo. E soprattutto la voce scandita di un Guido Notari sulla dissolvenza dell’inconfondibile mascella. Peccato, perché sai che spettacolo gli odierni gerarchi proiettati in tuffo nel cerchio di fuoco.

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Badando alla sostanza, insomma, tra il neonato Tg della Giunta regionale d’Abruzzo voluto da Luciano D’Alfonso e il Cinegiornale Luce che ha informato le masse tra il 1927 e il ’45 le differenze sono zero.

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Anzi, una ce n’è: l’autonomia almeno formale che l’Istituto Luce mantenne dal governo fascista rende il Cinegiornale un filino più indipendente del Tg odierno, cantato e suonato dall’ufficio stampa della Regione Abruzzo. Rigore storico vorrebbe che il paragone più calzante fosse quello con la Germania di Goebbels. Lo sprezzo del ridicolo, insomma, è affidato soltanto alla sensibilità dei singoli giornalisti. Poco per evitare, ad esempio, che il fallimento dell’accordo di programma su Bussi venga presentato come avvio <di un percorso condiviso> per la bonifica; o che la prospettiva di fusione tra le Regioni venga tradotta in <nuove forme di collaborazione>.

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Il Duce miete

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E Luciano media

E, sempre pescando a caso tra le teche, quando a venire al pettine e’ il nodo dei 12 milioni di cofinanziamento regionale che bloccano l’attivazione di 120 milioni di fondi europei, al punto si arriva dopo una comprensibilissima premessa a base di Por, Fers, Digiregio, Target, Rapporter. Più chiaro di così… Tanto quel che conta è il linguaggio delle immagini: D’Alfonso che firma, D’Alfonso che dirime, D’Alfonso che interviene, D’Alfonso al tavolo di lavoro. In primo piano, in campo lungo, giacca e cravatta o descamisado. L’uomo solo al comando. Come quella mattina nel podere 2022 di Sabaudia: “Camerata contadino accendi il motore”. E vai con la sigla.

Ps: il finale è noto.




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