·Cifre pazze, bocciato il rendiconto·

La Corte Costituzionale ha bocciato la finanziaria del 2013. E’ illegittima, ha stabilito la Consulta con la sentenza numero 89 del 27 aprile scorso, accogliendo in pieno i rilievi della Corte dei Conti. E stabilendo l’obbligo per la giunta guidata da Luciano D’Alfonso, di “rideterminare il bilancio di esercizio 2013 in modo da accertare il risultato di amministrazione secondo canoni costituzionalmente corretti”.

A questo punto le prospettive per la Regione Abruzzo sono pesantissime perchè il rendiconto 2013, relativo alla gestione Chiodi, compromette definitivamente anche quelli successivi. E i revisori dei conti, nel parere allegato alla proposta di bilancio preventivo 2017-2019 avevano indicato un termine perentorio per l’approvazione del rendiconto 2015: il prossimo 30 giugno, praticamente tra un mese e mezzo, quasi matematicamente impossibile.

Un boomerang clamoroso per la Regione che il 28 agosto scorso aveva annunciato con toni trionfali l’approvazione del rendiconto 2013, e i 538 milioni di euro di disavanzo finanziario. L’assessore al Bilancio, Silvio Paolucci, aveva parlato di “un atto importante che fa seguito ai rilievi mossi dalla Corte dei Conti.
Tutto sbagliato, tutto da rifare. Il rendiconto finanziario della Regione Abruzzo è da buttare nel cestino perchè “gravemente lesivo del principio dell’equilibrio di bilancio”.
Di fatto è un bilancio bluff: la Regione prevede un avanzo per il 2013 pari a 1.184.286.519,66 mentre il risultato di amministrazione accertato dalla Corte dei Conti presenta un saldo negativo di 538.201.471,80.

“Le dimensioni del divario – scrive la Corte – in grande misura dipendenti dal forzoso inserimento di residui attivi e passivi non accertati, dimostrano l’inattendibilità e l’assenza di credibilità del rendiconto e dell’assunto della Regione secondo cui la legge sarebbe conforme alla legge”. Ma aggiunge ancora la Consulta che “risulta insanabile la contraddizione tra l’esigenza di chiedere allo Stato l’anticipazione di cassa e la situazione di formale e rilevante avanzo di amministrazione (ipotizzato in 1.184.286.519,66), nonché improbabile una così florida situazione dopo un deficit della sanità tanto ampio da conportare una quasi decennale procedura di rientro”.

D’Alfonso e Paolucci

Insomma, cifre gonfiate, comportamenti contraddittori. Non puoi chiedere aiuto allo Stato se dichiari di avere i soldi in cassa, sostiene la Consulta.
Ma sono anche tanti altri i rilievi: è illegittimo utilizzare, con finalità di copertura, il saldo di amministrazione positivo presunto “in quanto palesemente in contrasto con la situazione amministrativo-contabile afferente agli anni immediatamente precedenti”. Insomma, alla Regione Abruzzo non sarebbero dovuti sfuggire, rincara la Corte Costituzionale, “i disavanzi acclarati negli esercizi 2009 (413,6 milioni di euro), 2010 (433,1), 2011 (484,5) e 2012 (454,96), disavanzi che non sarebbero mai stati oggetto di manovre di recupero mediante iscrizione nei bilanci degli esercizi successivi”.
Ma non solo: la Regione ha anche riesumato pregresse partite di spesa, destinandone gli stanziamenti residui a iniziative del tutto diverse da quelle di origine, “con l’effetto di aggirare – scrive la Consulta – i limiti di spesa consentiti dalle risorse effettivamente a disposizione”.

Inoltre, è da censurare che il rendiconto finanziario della Regione non preveda alcuna forma di sterilizzazione dell’anticipazione di liquidità autorizzata, ma si limita a individuare le risorse per la copertura delle spese legate alle rate annuali di restituzione della stessa (13 milioni di euro), destinando a tal fine, a partire dal 2014, per un periodo pari a 30 anni, le entrate derivanti dall’aumento della tassa automobilistica.
Ricorda una regola fondamentale, la Corte Costituzionale, una regola ignorata dalla Regione: “Le attività confluite nel risultato di amministrazione possono essere impiegate nell’esercizio successivo solo se l’ente non ha rinviato la copertura del disavanzo di amministrazione negli esercizi successivi e ha provveduto alla copertura di tutti gli eventuali debiti fuori bilancio”.
Regole ignorate. Insomma, spiega la Consulta che se c’è un bilancio sano, è possibile destinare l’avanzo di amministrazione a nuovi obiettivi. Ma se ci sono disavanzi di amministrazione provenienti da esercizi precedenti risultati in pendenza di accertamento, non è possibile creare “surrettiziamente” un nuovo scopo, “perchè tale operazione normativa finisce per aggravare lo squilibrio potenziale o già accertato”.
Insomma, la Regione ha speso più del dovuto: il rendiconto compone un mosaico finanziario, parole della Consulta, che produce “un allargamento della spesa consentita ed una alterazione del risultato finanziario” e che contiene nuovi obiettivi di spesa “che non trovano copertura finanziaria e giuridica”.
Anche sulle anticipazioni di liquidità ricevute dallo Stato la Regione Abruzzo ha preso una cantonata, perchè sono state considerate alla stregua di un mutuo.

ps: complimenti alla Regione facile. Quante incompetenze, quante cantonate, quanta ignoranza.




Articoli correlati

  • Anche il governo boccia l’AbruzzoMaggio 24, 2017 Anche il governo boccia l’Abruzzo Tutto a posto manco per sogno: anche il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali Enrico Costa, ha impugnato il Rendiconto generale del 2013. E l’ha fatto […]
  • Incostituzionale la legge sulle impreseGennaio 8, 2019 Incostituzionale la legge sulle imprese Un’”inutile complicazione”, una legge che invece di semplificare finisce per ingarbugliare e aggravare gli oneri e la burocrazia delle imprese. E che non tiene in  nessun conto i vincoli […]
  • Guardie mediche, legge illegittimaGiugno 26, 2019 Guardie mediche, legge illegittima Illegittima la legge regionale sulle guardie mediche: la Corte Costituzionale ha accolto il ricorso del presidente del Consiglio dei ministri contro la legge della Regione Abruzzo del 18 […]
  • Bocciate le mance di ChiodiLuglio 28, 2015 Bocciate le mance di Chiodi E' una legge illegittima. Ma soprattutto è una forma di “captatio benevolentiae” nei confronti degli elettori. Una mancia elargita prima del risultato del voto. Le elezioni del 2014, […]