·Ciao ciao Marsica·

Ormai è definitivo. Il nucleo industriale di Avezzano è stato ancora una volta escluso dalle agevolazioni agli investimenti industriali previste dagli Aiuti di Stato.  Alla Marsica è rimasto il magro riconoscimento di “area di crisi”, un’elemosina elargita dalla Giunta Regionale con una delibera del 29 ottobre.  La cosa singolare è che la delibera riconosce tale status a mezzo Abruzzo, tant’è che ben 640mila abitanti sono stati riconosciuti come residenti in aree di crisi.

Il sindaco Gianni Di Pangrazio

Il sindaco Gianni Di Pangrazio

L’eccessiva estensione delle “aree di crisi”, nella consueta ottica degli interventi a pioggia clientelari-elettorali,  rende quasi del tutto inefficaci le modeste risorse disponibili, e pertanto questo strumento di politica economica si rivela soltanto un obolo, un palliativo, un orpello.
Un grazie sentito, si fa per dire, si leva dalla bistrattata Marsica nei confronti di Dalfy e dei fratelli Dipangrazio, che hanno portato all’esclusione del territorio da ogni importante investimento strategico.  Le misure per le aree di crisi sono per lo più assistenziali, non portano sviluppo, è la resa finale della Marsica alla filosofia costa-centrica che costituisce la cifra dominante della Dalfy politica nell’Abruzzo a due velocità, almeno questa è l’accusa più forte che si leva da quella terra.
La Marsica è out, è  fuori dalle logiche di sviluppo, nell’era dei Dipangrazios, è diventata una vera nullità nel teatro politico regionale e nazionale. I benefici per l’area di crisi poi non sono applicabili alle grandi imprese, che pertanto non potranno proporre programmi di investimenti agevolati nella Marsica.  In effetti, solo le grandi imprese, da un lato, e le partite Iva (studi professionali, esercizi commerciali, ecc.) dall’altro, possono beneficiare delle agevolazioni vere, previste dagli Aiuti di Stato. Questa è un’ulteriore conferma che aver eliminato, nel luglio 2014  la città di Avezzano dagli Aiuti di Stato ha portato e porterà sino al 2020 gravissimi e non colmabili deficit in termini di crescita dell’area marsicana.

Il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio

Il presidente del Consiglio Giuseppe Di Pangrazio

E tanto per unire il danno alla beffa, nei giorni scorsi è stato nominato dal presidente D’Alfonso il secondo “gruppo di lavoro” che dovrà individuare le priorità di sviluppo della Marsica. Dopo due anni e tre mesi dall’esclusione dagli aiuti, Dalfy nomina un “gruppo di lavoro” che deve riprendere i risultati del primo gruppo di lavoro ed individuare le priorità tra le priorità già individuate dal primo comitato di esperti e sindaci.  Del resto i Dipangrazios non hanno ottenuto nulla da Dalfy, le elezioni comunali si avvicinano, ed il governatore non volendo fare altro,  lancia la cordicella del “gruppo di lavoro”, almeno per provare a salvare loro la faccia.
Il ristoro solennemente promesso dai Dipangrazios nel settembre 2014, al quale fu dato il nome pomposo di “Progetto Marsica”, si è perso per strada. Ma i marsicani non ce l’hanno tanto e solo con D’Alfonso, la rabbia si canalizza soprattutto contro i Dipagrazios che lo hanno lasciato fare.

La protesta del Crab

La protesta del Crab

ps: lo slogan che ha fatto più scalpore, quello del Crab, l’ente di ricerca agricolo, da mesi senza stipendio: “Fratelli Di Pangrazio, vi ringrazio”.





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