·Ci mancava pure il Titanic·

La prima cosa che avrei fatto, avrei chiesto a lui. Più che altro per farmi due risate ma anche per dare un nome al fastidio, all’ insofferenza e al malessere che quella cosa mi procura ogni volta che la guardo. Ettore Spalletti non può rispondermi, ma io immagino cosa avrebbe detto.

Maperò le parole che seguono sono mie, soltanto mie. Quella nave è brutta, è l’emblema della tracotanza e del disprezzo per questa città. Quella nave non ha nulla a che fare col Natale, con la sua tradizione, con l’atmosfera calda e festosa che ci si aspetta di trovare per le vie del centro. Quella nave è così brutta e grande e sproporzionata e quindi solo per questo rappresenta un oltraggio al buon gusto, alla sobrietà e alla bellezza. 

Ho sentito e letto di tutto, in questi giorni, ma ho aspettato a dire la mia perché le parole, le mie parole, mi sembravano insufficienti, inadeguate. 

Per questo ho pensato a Ettore, perché conoscevo cosa pensava di molti scempi disseminati in questa città, ho immaginato le sue parole, il suo sospiro, il sua lapidario giudizio. E ora Il Titanic a piazza Salotto, nella piazza di Pescara, non è solo il presagio di un brutto destino, quel destino purtroppo è già arrivato, era arrivato da tempo: i funerali del commercio, i negozi che chiudono uno dopo l’altro, le bancarelle che un giorno sì e l’altro pure occupano il centro trasformandolo in un mercato rionale (qualche domenica fa all’angolo tra corso Umberto e via Fabrizi si vendeva la porchetta), altro che mare, marineria, pescatori. Altro che metropoli. 

Manca strategia, visione, buon gusto. La nave è brutta e porta pure sfiga, ho letto sui social. Certo, non è simbolo di felicità e di fortuna, ma di tragedie. Immani tragedie. Con quella che ci è capitata, con quel catafalco, Titanic appunto non sbagliamoci, a piazza Salotto, siamo già a buon punto.

Bisognerebbe toglierlo,  sostituirlo con un banalissimo e rassicurante albero di Natale, ma per farlo occorrerebbero umiltà, buona fede, buon gusto, sobrietà, tutto ciò che manca alla classe dirigente di questa città che l’ha inaugurato, quel catafalco, sulle note di Oh happy day. 

E Guerino testa, il grande paladino del Natale tradizionale, invece che scrivere solo ai presidi, perché non chiede anche al suo sindaco di sostituire timoni delfini navi e stelle marine con qualcosa di più appropriato? 

No, non esiste che è tutta colpa della Camera di commercio: io non farei entrare nessun mobile che non fosse di mio gradimento a casa mia, figuriamoci se ci avessi messo i soldi sopra, come ha fatto il Comune di Pescara, il sindaco di Pescara. Quello che ama Pescara. Maperfavore. Siamo ancora in tempo, toglietelo di mezzo (il catafalco, poi si pensa al resto). 




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