·Chi ha voluto l’assalto alla riviera·

C’era solo fretta, tanta fretta di fare prima del governo, di fare lo scatto in avanti, anticipare le misure annunciate da Giuseppe Conte per la Fase due che sarebbe partita il 4 maggio. Non c’entra la salute dei cittadini, o la curva del contagio rassicurante: non è a quella che pensano i protagonisti di questa storia. Il caos delle ordinanze parte da qui.

Sono stati tre giorni tre giorni di confusione, di liti furibonde, di ultimatum, di ordinanze impazzite, di scontri tra politici e questore, culminati ieri con la riviera di Pescara affollata di gente in tutte le salse, a piedi, senza mascherina, in bicicletta, di corsa, a gruppetti. Come se la pandemia fosse già dimenticata. 

Ma cosa è successo davvero per scatenare tanta follia? Maperò è in grado di ricostruirlo. Attraverso una lettera di cui è in possesso, firmata dai tre sindaci di Pescara, Montesilvano e Spoltore indirizzata al presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, che dà origine al caos delle ordinanze, e poi con la chat della Lega dove alla fine volano gli stracci del centrodestra abruzzese, che si rendono conto di aver scherzato col fuoco. E così, quando si capisce finalmente che il 1 maggio è stato un autogol, che la gente non ci ha capito niente, che tutti si sono fiondati al mare e sulla riviera, gli uomini e le donne di centrodestra con a capo il sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis cominciano a cercare il capro espiatorio.

Marco Marsilio

In mezzo c’è poi l’ordinanza della questura, firmata anche questa il 30 aprile, che nessuno dei sindaci e neppure il governatore avrebbe potuto e dovuto ignorare.

Tutto comincia con una lettera: la scrivono Masci, De Martinis e Di Lorito (due sindaci di centrodestra e uno di centrosinistra, evidentemente nel nome della Grande Pescara), e la mandano a Marsilio. E’ il 30 aprile: soltanto due giorni prima c’era stato il Comitato per l’ordine pubblico in cui il sindaco di Pescara si scontra con prefetto e questore perché lui vuole riaprire la riviera (chiusa per 25 aprile e 1 maggio sempre da lui con un’ordinanza), il questore gli fa presente che non si può, che il dpcm di Conte impone ancora cautela e restrizioni. Si lasciano a brutto muso, Masci è costretto a tenere ferma nel cassetto l’ordinanza del tana liberi tutti, fino alla sera del 30 aprile quando, all’ultimo minuto e in contropiede, annuncia la riapertura della riviera.

Quindi, è sempre il 30 quando i tre sindaci scrivono la famosa lettera a Marsilio (vedi foto sopra), in cui chiedono al presidente di “anticipare al 1 maggio la conclusione della vigenza sul nostro territorio di quanto previsto nell’Opgr n.31 del 9 aprile e non più compatibile con il quadro socio-sanitario, mediante apposito provvedimento di revoca, uniformando la situazione appunto del nostro territorio a quella dell’intera regione”.

Chiedono insomma la revoca della famosa ordinanza numero 31, quella con cui Marsilio aveva imposto il divieto di praticare attività motorie e sportive all’aperto, persino vicino casa come previsto dal decreto Conte, nei comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore e, aspetto ancora più importante, imponeva l’obbligo di utilizzare le mascherine “o, in subordine, qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca”. E’ la famosa ordinanza che il presidente firma quando Masci si vede bocciare la sua, dello stesso tenore, dal prefetto di Pescara.

I tre sindaci chiedono, e Marsilio esegue. Quindi, alla vigilia del primo maggio, ben occultata nell’ordinanza sui tirocini (e non in quella, successiva di qualche minuto, sull’attività sportiva), il governatore revoca tutte le restrizioni previste su Pescara e Montesilvano e revoca soprattutto l’obbligo delle mascherine previsto dall’ordinanza 31.

E’ da qui che scatta il delirio. Poi, con un’ordinanza successiva, dà il via libera a tutte le attività sportive che sono diventate oggetto di ironia sul web: uscite a cavallo, in canoa, pesca sportiva, tiro con l’arco, tolettatura dei cani, eccetera eccetera. Ma attenzione, tutte attività che saranno consentite a partire dal 4 maggio, in coincidenza con la fase 2 stabilita dal governo. In realtà l’ordinanza si presta a un’interpretazione equivoca, perché dice che sarà in vigore da subito “ad eccezione” proprio dei punti che riguardano il via libera alle attività sportive, che partiranno il 4 maggio. Tutte, non proprio. Infatti scatena altri equivoci: tanto per restare in tema, nella stessa ordinanza stabilisce pure che il punto 3 dell’ordinanza 50 è valido fino al 3 maggio, e il punto 3 è quello secondo il quale è “consentito svolgere attività motoria all’aria aperta corsa o bici dalle 6 alle 20”, però “in modalità individuale”, nel proprio comune. Chi ci capisce è bravo.

E i sindaci, su questo equivoco, ci marciano. Soprattutto Masci.

Ma se ieri sulla riviera c’erano centinaia di persone senza mascherine, ora sappiamo perché, e forse anche di chi è la colpa. O le colpe.

Subito dopo l’ordinanza regionale, il sindaco di Pescara annuncia anche lui, fregandosene delle raccomandazioni del questore, la riapertura della riviera: 

“La riviera, la spiaggia e la strada-parco di Pescara nel giorno della festa del Lavoro saranno raggiungibili per una passeggiata o semplicemente per prendere un po’ d’aria, così come accadrà nelle altre città del litorale abruzzese, nei limiti e con le modalità previste dal decreto Conte e dai provvedimenti regionali in materia”.

Provvedimenti regionali, scrive Masci. Non a caso. Un gioco di prestigio, fatto sulla pelle dei cittadini.

Anche il sindaco di Montesilvano gioca su più tavoli, fa ordinanze e poi le revoca e poi, nottetempo, cerca di chiarire. Forse è quello che si rende conto per primo che il gioco che hanno messo in campo può rivelarsi un boomerang. Così anche lui la sera del 30 aprile revoca l’ordinanza-fotocopia sul 1 maggio (quella restrittiva), ma poi di notte posta sul proprio profilo Facebook alcune precisazioni: passeggiate sì ma non troppo; insomma tira il sasso e nasconde la mano.

Ma attenzione, tutto questo succede mentre sta circolando nelle stanze di Comuni e Regione l’ordinanza della questura: il giorno dopo è il 1 maggio e viene annunciato un corposo schieramento di forze per fronteggiare l’eventuale pericolo rappresentato da una manifestazione contro le misure adottate dal governo per il Coronavirus. 

E il primo maggio, già dalle primissime ore, la riviera è piena zeppa di gente, molti sono senza mascherine. Arrivano le proteste, il caos delle ordinanze crea confusione, scompiglio, tantissime critiche, le forze dell’ordine al mattino tollerano ma il pomeriggio sono costrette a intervenire.

Ed è a questo punto che la chat della Lega comincia a diventare bollente. E che volano  gli stracci: contro Marsilio ma anche contro Masci.

“Buon 1 maggio a tutti – esordisce alle 11.46 il sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis – magari risulterò inopportuno ma correrò il rischio…la tempistica relativa alle ordinanze regionali e le esternazioni di qualche amministratore, sono state davvero geniali. I miei complimenti”.

E’ solo l’inizio.

“Un invito spassionato….per chi non lo avesse già fatto …..evitiamo di postare notizie in merito all’ordinanza n.50, tantissima gente è incazzata e sta massacrando Marsilio”,

aggiunge, e a corredo posta due foto della riviera di Pescara, quelle che hanno fatto il giro del web.

“Questi gli effetti di quanto emanato…un tempismo e una ragionevolezza senza precedenti…tutti fuori e senza mascherine”.

Qualcuno interviene per dire che sarebbe opportuno prevedere l’obbligo di mascherine, Maria Luigia Montopolino concorda, e De Martinis spiega:

“Francesco il Dpcm di aprile lo prevede su tutto il territorio nazionale. Ma se qualcuno invita la gente a fare una bella passeggiata e sui giornali esce la notizia che l’uso delle mascherine non è obbligatorio, queste sono le conseguenze…Ho dovuto fare un post sulle mie pagine personali e comunali per mettere una pezza a colori ma sono incazzato come non mai”.

“Bravo! La rivera è un caos, tutti senza mascherine”,

scrive in maiuscolo la Montopolino. Che aggiunge:

“Qui torniamo indietro con in contagi… Gli asintomatici ci sono e girare senza mascherina è pazzesco. Poi mi rimetto alla decisione dei miei superiori. Graduale apertura sì, ma così è un bagno di sangue”.

Interviene Vincenzo D’Incecco: “Nessun dpcm di aprile prevede obbligo di mascherine purtroppo”.

“Ai nostri rappresentanti regionali dico… Avete diversi sindaci, tra cui il sottoscritto… prima di prendere decisioni così importanti per i territori interpellateci, ne va della sicurezza dei cittadini e del buon nome di tutto il partito”.

Un altro esponente della Lega scrive di aver chiesto a Marsilio quale fosse il suo pensiero sull’adozione delle mascherine obbligatorie nei luoghi pubblici e all’aperto, e lui gli ha risposto che non avrebbe preso alcuna decisone al momento. “Infatti su questo ha sbagliato fortemente”, commenta D’Incecco.

Segue uno scambio di screenshot sui dpcm, ma De Martinis incalza ancora: “Vincenzo già in altre occasioni ti ho detto che i sindaci e non si divertono a dire cazzate… Piuttosto fatevi sentire con chi ha follemente toppato e, nel tuo caso, fa presente al sindaco di Pescara che con le sue esternazioni ha completato l’opera”.

La chat alle 14 è ancora in fiamme, tutti postano le foto di Pescara con la riviera affollata, il sindaco di Montesilvano torna alla carica:

“E dopo queste altre due foto mi dedico alla famiglia, così sbollisco la rabbia. Un forte abbraccio a tutti”.

Interviene Francesco De Santis dall’Aquila, Mario Colantonio da Chieti, Simone Angelosante: no, dalle loro parti è tutto tranquillo, il caos è solo a Pescara e Montesilvano. E quindi, in fondo, riflettono un po’ tutti, la colpa non è tanto di Marsilio. Torna in pista De Martinis:

“Francesco, in questa città, il sindaco ha detto alla gente che si poteva fare una bella passeggiata. Io ho fatto l’esatto contrario…visita la mia pagina e capirai…e comunque, in un’ ottica politica, se aspetti il 4 maggio dividi a metà col governo eventuali disfunzioni. Oggi sono tutti meriti tuoi…ed è follia”.

Scrive meriti ma intende “demeriti”, perché le ordinanze sono un boomerang, la passeggiata sulla riviera alla fine fa incavolare ancora di più i cittadini.

Finisce sulla griglia Carlo Masci, il sindaco di Pescara, quello che ha spinto più di tutti sul pedale dell’acceleratore. E’ criptico il nuovo messaggio del sindaco di Montesilvano:

“Prima nell’immaginario collettivo (e anche nel mio) c’era un solo pirla a creare confusione. Oggi ce ne sono due… E, non so a voi, a me questo non solo crea problemi cittadini ma mi fa incazzare pesantemente perché il secondo pirla rappresenta il centro destra e la Lega”.

De Santis tenta una difesa di Marsilio, perché non si può costringere la gente a stare in casa per 60 giorni, mentre tale Corrado Di Battista concorda con De Martinis:

“Sì ma il buon presidente non doveva entrare in merito alla gestione dei territori, anche perché era stato già deciso come il 1 maggio veniva gestito e poi ci sono realtà diverse, l’ordinanza a creato una grande confusione”.

Interviene alla fine anche Marcello Antonelli, presidente del Consiglio comunale di Pescara, che disquisisce sull’uso delle mascherine, una tale Simona prevede che di questo passo tra 15 giorni si tornerà in quarantena.

Un altro tale posta una vignetta di Conte che dice

“Se acchiappo Marsilio lo trincio”.

E’ l’epilogo di una giornata assurda, demenziale e rischiosa. Cominciata male e finita malissimo. Il gioco di prestigio delle ordinanze dimostra che niente è stato mai fatto nell’interesse dei cittadini. Solo propaganda, solo il tentativo di fare bella figura. Tutto nel nome della politica. E ora naturalmente, come sempre in questi casi, parte la corsa allo scaricabarile. 




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