·Chi è Schael, in rampa di lancio per la Asl di Chieti·

In Abruzzo lo dipingono come un grande manager, in grado di rimettere i conti a posto, anche quelli super disastrati della sanità teatina. In realtà Thomas Schael, altoatesino con legami a Crotone, indicato dalla Lega per la poltrona di manager Asl dopo il gran rifiuto di Zavattaro, circa dieci anni fa avviò con la Regione Calabria un contenzioso di 440 mila euro, ai tempi in cui il manager ricopriva un ruolo apicale all’Asp di Crotone. Il fatto è che, mentre aveva in corso questo contenzioso, il governo gialloverde lo richiamò a lavorare per la Regione Calabria come sub-commissario della Sanità regionale. Scatenando un mare di polemiche e inducendo molti a chiedersi se lui nel frattempo avesse provveduto a ritirare il ricorso pendente in Cassazione.

Thomas Schael

Il Movimento Cinquestelle all’epoca replicò, con una nota diffusa alla stampa dei deputati Francesco Sapia e Dalila Nesci, facenti parte della commissione Sanità, che: “i ministri dell’Economia e della Salute hanno valutato con assoluta attenzione la nomina di Thomas Schael quale sub-commissario alla Sanità calabrese, scelto per la sua indubitabile competenza e per aver nel tempo dimostrato fermezza e un profondo senso della legalità”.

Ma Schael, all’epoca sostenuto dalla Lega,  finì nell’occhio del ciclone anche per un altro motivo: la decisione di portarsi nell’ufficio del commissario Giuseppe Fratto, dirigente apicale dell’Azienda sanitaria di Crotone. Una vecchia conoscenza, non solo per Schael ma anche per le cronache giudiziarie che, all’epoca, spinsero l’allora governatore Agazio Loiero a revocare Schael con effetto immediato. Una collaborazione antica, dunque, quella tra Fratto e Schael, resa ancora più solida dall’aver dovuto affrontare insieme i marosi di una indagine per tentata concussione ai danni della proprietà di una grossa clinica privata crotonese. All’epoca Schael imperava sulla sanità di Crotone e Fratto dirigeva il dipartimento assistenza ospedaliera dell’Azienda crotonese. Secondo i magistrati della Procura di Crotone, coordinati all’epoca dal procuratore Pierpaolo Bruni, avrebbero, insieme ad altri personaggi del sottobosco politico catanzarese, tentato di ottenere lauti compensi economici dai titolari della casa di cura privata “Villa Giose”. L’indagine nel luglio del 2011 è stata poi archiviata, a carico di Schael e anche di altri due dirigenti della sanità.

Francesco Zavattaro

Sostanzialmente dietro l’accusa di concussione ai danni di Villa Giose, c’era secondo il procuratore generale di Paola Pierpaolo Bruni,  una truffa ai danni del servizio sanitario nazionale attuata all’interno della stessa Villa Giose, dove sarebbero state effettuate prestazioni ed interventi chirurgici fatti pagare al nero ai pazienti ma allo stesso tempo rimborsati anche dal servizio sanitario nazionale. Le inchieste finirono in una bolla di sapone.

Lui, Schael, che era considerato mezzo calabrese per via del fatto che aveva sposato una donna di Cutro, in provincia di Crotone (poi morta giovanissima), si difese così:

“Ammetto di aver chiuso transazioni legali per parecchi milioni di Euro facendo l’interesse pubblico. Forse qualche politico era abituato ad essere coinvolto nelle trattative per far pensare ai beneficiari che per ottenere il proprio diritto bisogna cercare la disponibilità della politica?”

ps: ora il suo nome, che sta molto a cuore alla Lega, fa storcere il naso ad alcuni esponenti di Forza Italia: segno che bisognerà ancora mediare prima di arrivare a nominare il nuovo manager di Chieti.




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