·Che rottura di leggi·

Lui si è mosso solo per un interesse pubblico, perché è quello che ha fatto sempre. E anzi, dal Comune di Penne si aspetta un riconoscimento, un attestato di merito, si aspetta di diventarne cittadino onorario, addirittura. E’ andata in onda ieri mattina in diretta Facebook, dopo un post pubblicato nella serata di mercoledì piuttosto ermetico, l’autodifesa del governatore dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso dall’accusa di corruzione per i fatti di Penne, corruzione che lui continua a definire “rottura delle leggi”.

Luciano D’Alfonso

Nell’inchiesta è indagato insieme a un omonimo, l’ex sindaco e ora suo collaboratore Rocco D’Alfonso e a un architetto della Soprintendenza per aver fatto pressioni sull’ente in merito alla sdemanializzazione di un locale commerciale vincolato.

“Escludo ogni atto di interesse privato, non so chi sia l’acquirente, c’era solo un piano demaniale di dimissioni”.

E come prova del suo impegno, il governatore ha sbandierato una mail del 29 dicembre 2015 indirizzata alle Belle Arti, due giorni prima della scadenza dei termini per la caduta del vincolo necessaria per la vendita dell’immobile.

“La mail – ha detto – data il mio impegno nella vicenda, ora trovatemi un pelo fuori posto”.

Un pelo, e forse di più, l’hanno trovato i magistrati visto che i fatti che gli contestano fanno data da luglio, quindi molto tempo prima di quel 29 dicembre. Nella richiesta di proroga delle indagini infatti la procura dell’ Aquila accerta i reati contestati ”in Pescara e L’Aquila nel luglio del 2015 e il 16/12/2015 e tuttora persistenti”. D’Alfonso era stato iscritto sul registro degli indagati il 16 dicembre di quell’anno insieme al suo segretario particolare Claudio Ruffini per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, istigazione alla corruzione e abuso d’ufficio in concorso con altri. Era stato lo stesso D’Alfonso, dopo il blitz dei carabinieri in Regione dello scorso 16 febbraio, a rivelare di essere stato iscritto nel registro degli indagati oltre che per le vicende dell’Ater di Pescara e il parco didattico del fiume Lavino, anche sulle vicenda di Penne, i cui contorni sono stati svelati successivamente.

Claudio Ruffini

A riprova del suo interesse solo e soltanto “istituzionale”, D’Alfonso ha portato ieri in conferenza stampa una interrogazione del parlamentare Gianluca Fusilli in merito ai ritardi della vicenda di Penne:

“Solo casualmente – ha detto – ho trovato questa interrogazione”,

ma forse non troppo casualmente visto che in fondo all’interrogazione, del mese di aprile 2016, c’è la data di stampa: 17 febbraio 2017, il giorno successivo al blitz dei carabinieri in Regione.
Si autoaccusa, D’Alfonso:

”In passato – ha detto – ho fatto aprire tribunali o scuole senza le autorizzazioni e se un Comune mi chiede di essere aiutato per il superamento del Patto di Stabilità mi impegno anche per quello. Non c’è nessun interesse privato, quando si edifica una chiesa, diceva un vescovo, non c’è mai reato. Ho rispetto per i giudici, e non mi sento né inseguito né perseguitato. E ho soltanto aiutato un Comune”.

Rocco D’Alfonso

ps: E dice bene, D’Alfonso: ha aiutato un Comune. Ma per la verità più che un Comune, ha aiutato la politica e lo stesso Rocco D’Alfonso. Perché se Penne avesse sforato il patto di stabilità, al massimo il sindaco avrebbe vista decurtata la sua indennità di funzione, il Comune non avrebbe potuto contrarre mutui ne’ assumere personale. Insomma, un danno anche di immagine per il sindaco. Altro che cittadini.





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