·Encomiata e censurata·

E’ una nota durissima. Un richiamo a leggi e regolamenti. Una seconda lettera che elenca i diritti delle donne, le norme a garanzia della salute e della maternità che la responsabile delle Risorse umane da poco encomiata dal presidente Luciano D’Alfonso dovrebbe conoscere a menadito. E’ l’ultimo atto di uno scontro a colpi di mail tra il Comitato unico per le pari opportunità della Regione Abruzzo ed Eliana Marcantonio, la dirigente aquilana che pretendeva di scoprire la diagnosi della malattia di una giovane dipendente incinta di cinque mesi, prima di concederle il permesso per una visita di controllo. Un caso al limite del mobbing, che ha fatto saltare sulla sedia il Cug ma anche gli assessori Marinella Sclocco e Silvio Paolucci.

Eliana Marcantonio

Eliana Marcantonio

Per la Regione un caso imbarazzante e senza precedenti, ancor più grave perchè vede protagoniste due donne: la Marcantonio, in un modulo coniato in proprio, aveva chiesto alla gestante <l’impegno a fornire la documentazione giustificativa attestante la data, l’orario della prestazione e la causale relativa a esami o visite prenatali>. Una richiesta <illegittima, illecita, arbitraria>, aveva denunciato per tutta risposta il Comitato con una prima nota il 13 agosto scorso. Tempo due giorni e la dirigente ha risposto piccata inoltrando al presidente Luciano D’Alfonso una mail in cui contesta la legittimità del Cug. Forse confidando in una copertura su tutta la linea, scrive di sentirsi colpita nella professionalità e nell’immagine. Insomma, lesa maestà.

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

Ma le leggi sono leggi. E il comitato, nella seconda lettera di risposta del 20 agosto, non arretra di un passo: <La gravidanza ha un impatto globale sul funzionamento dell’intero organismo e pertanto ogni tipo di visita o di intervento medico deve essere considerato attinente a questo peculiare stato fisiologico>. Alla Marcantonio il Cug ricorda che il decreto legislativo 151/2001 non nasce per limitare i diritti della lavoratrice madre ma è a sostegno della maternità (e della paternità). Quindi, è sufficiente la gravidanza per usufruire dei permessi. Anche perché se la dipendente avesse voluto, avrebbe potuto <assentarsi dal lavoro, con retribuzione, per un periodo ben più lungo>. Quindi, le richieste della Marcantonio sono illecite.

La censura al comportamento della donna, che guida il Servizio Beni immobili e da poco ha ottenuto l’interim alle Risorse umane, punta su altri due fronti: innanzitutto avrebbe dovuto consultare il Cug prima di adottare un modulo <senza alcun consenso dai vertici amministrativi o degli organismi a tutela dei diritti dei lavoratori, come le organizzazioni sindacali>; poi tutte le osservazioni del comitato nella prima lettera sono state fatte <per evitare che una errata interpretazione da parte del dirigente, possa indebitamente autorizzare quest’ultimo a richiedere documentazioni che vadano oltre il consentito dalla legge>.

Marinella Sclocco

Marinella Sclocco

E alla fine il Comitato è costretto a rivendicare le proprie funzioni e rispedisce al mittente l’accusa di aver danneggiato la professionalità e l’immagine della dirigente. E conclude con un richiamo che è un monito per la Regione: <Se la gestante svolge correttamente le attività nel proprio luogo di lavoro, l’amministrazione, pur non potendo elargire concessioni che vadano oltre il consentito dalla normativa vigente, dovrebbe attivarsi per rendere quantomeno conciliabile il lavoro con lo stato di gravidanza>. Una cosa che ad una donna non dovrebbe neppure essere ricordato.





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