·Caputi: no all’ex Cofa se la città non è d’accordo·

“Una cosa è certa, non farò nulla se non ci sarà la condivisione da parte della città”:

Sergio Caputi, il rettore dell’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara, parla dell’ipotesi di trasferimento dell’Ateneo nell’area ex Cofa, un progetto chiacchierato, criticato, che ha spaccato il Consiglio comunale a metà, che ha scatenato gli ambientalisti e che ora ha gli occhi di mezzo Abruzzo puntati addosso.

Il rettore della D’Annunzio Sergio Caputi

Un progetto da realizzare ma non “a tutti i costi”, aggiunge Caputi.

Intanto la condivisione, perché non potrei mai realizzare un’idea se non è apprezzata dalla città, né investire soldi dell’Università per essere attaccato e criticato: vorrei fare un’opera per Pescara, non contro Pescara. Poi la sostenibilità, perché sia chiaro: se alla fine dovesse venire fuori un rendering con un palazzo di sei piani io direi di no. Io penso a un’opera architettonica di pregio, la immagino magari a forma di nave, ma sicuramente non più alta di tre piani e che si estenda in larghezza, non certo in altezza. Oltre i tre piani, direi certamente di no”.

Perché sull’ex Cofa e non altrove, perché sulla riva del mare e sull’ultimo pezzo di spiaggia della città?

Non dico l’ex Cofa a tutti i costi, tanto che proprio in queste ore ci è arrivata l’offerta delle aree Di Bartolomeo, proprio di fronte a viale Pindaro, e valuteremo anche questa come ipotesi di espansione. Però dico che per i nostri studenti mi piacerebbe un’Ateneo nuovo di zecca, non più edifici vecchi che creano problemi costanti di ristrutturazione e manutenzione, io devo pensare a migliorare la vita e lo studio dei ragazzi”.

E l’area ex Cofa sta lì da 25 anni e questa potrebbe essere la volta buona per farci non qualcosa tanto per farla, ma un’opera che caratterizzi la città, riflette il rettore, e che regali a Pescara anche un auditorium da 1.200 posti, così come chiede il Comune. Un’opera dal forte impatto estetico, la cui idea architettonica verrebbe affidata ai suoi studenti di design.

In Senato accademico è stato detto che su viale Pindaro non si può costruire, ma il Provveditorato alle Opere pubbliche invece ha specificato semplicemente che occorrerebbero fondazioni diverse.

In viale Pindaro si può costruire, io il documento l’ho letto, ma si potrà costruire realizzando fondazioni profonde 40 metri che su edifici di due piani appaiono sproporzionate, oltre che molto onerose”.

Viale Pindaro

Com’è nata questa idea, com’è che ha pensato all’ex Cofa?

“Il dialogo è iniziato con la vecchia amministrazione Alessandrini ed è proseguito con quella attualmente in carica. L’idea è nata per caso: ho letto un articolo in cui D’Alfonso, all’epoca governatore, annunciava l’intenzione della Regione di mettere in vendita quell’area per 12 milioni di euro. E mi sono detto perché no. Certamente, con l’ipotesi dello scambio con la Regione che in viale Pindaro potrebbe trasferire i suoi uffici, è anche un’ipotesi economicamente più sostenibile”. 

L’ex Cofa o anche, per esempio, il famoso Pp2, le aree Di Properzio per intenderci?

Diciamo che preferirei evitare di trattare con i privati. Io avvierò questo progetto, mi mancano tre anni e non credo che in tre anni riusciremo a completarlo, quindi presumibilmente lascerò questo impegno al mio successore, al quale vorrei consegnare un progetto sicuro, non esposto a rischi di contenzioso o di altro tipo”.

Ma poi alla fine bisognerà valutare se l’area ex Cofa riuscirà a contenere tutto ciò di cui l’Università ha bisogno, ed è una bella sfida. Se poi ci si mette che dovrete realizzare anche l’Auditorium, allora rischia di diventare proprio stretta. 

Pensiamo di allargarci, nel caso, acquisendo il padiglione e le aree della Camera di Commercio, anche se non abbiamo ancora avviato alcuna interlocuzione. E per quanto riguarda le aree di Pescaraporto, credo che il discorso sia da valutare con attenzione: l’Università non può pagare a prezzo di mercato, e quindi non so se a Milia, che pure mi è venuto a trovare per parlare di questo argomento, potrà stare bene questa soluzione”.

Una cosa è chiara: è un percorso a ostacoli, e oggi l’ostacolo più grande sarà il Dup che dovrà essere approvato in Consiglio comunale. 

No, il problema più grande forse sono i paletti che metto io: la condivisione della città per me è indispensabile, non capisco perché se vado a Chieti ricevo applausi e ogni volta che tento di fare qualcosa a Pescara si scatena la guerra”.

Eppure, riflette Caputi, l’ex Cofa è lì abbandonato da 25 anni, e l’Università su quell’area potrebbe diventare una perla architettonica. Senza l’università invece rimarrebbe così chissà per quanto tempo ancora. Come l’area di risulta, immobile da 30 anni e ostaggio ora di questa ora di quella maggioranza che se la palleggiano in un delirio di progetti e incapacità. Quell’area di risulta consegnata alla città proprio dal fratello Massimo Caputi




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