·Campagna elettorale a spese nostre·

Così fan tutti. Verissimo. Ma se anche lo fanno tutti non è detto che sia corretto, etico, sopportabile. La campagna elettorale è entrata nel vivo e almeno a partire dal mese di dicembre scorso (anche se per molti candidati è cominciata molto prima), i consiglieri regionali candidati alle prossime elezioni del 10 febbraio ormai prossimo girano in lungo e in largo il territorio percependo regolarmente lo stipendio regionale. Da dicembre quindi i consiglieri/candidati fanno campagna elettorale a spese nostre: uno stipendio medio di circa 13  mila euro mensili moltiplicato per tre mesi, per stare bassi, fa 39 mila euro almeno. Moltiplicato per tutti i candidati fa molto di più. Nessuno che abbia sollevato il problema, nessuno che abbia deciso in modo autonomo di sospendersi lo stipendio, nessuno che si sia almeno un po’ vergognato. Tanto così fan tutti. Poi ci sono anche consiglieri e assessori comunali, ma almeno quelli guadagnano dieci volte di meno.

Certo, i consiglieri cinquestelle si tagliano lo stipendio, così sbandierano ai quattro venti, ma anche loro come quelli di centrodestra e di centrosinistra, mai che avessero detto: guardate un po’, visto che in questi giorni facciamo solo campagna elettorale e comizi e niente più, adesso lo stipendio ce lo sospendiamo. Ma quando mai.

Sì, un problema etico, e non è una giustificazione che lo facciano tutti, che tutti cioè facciano campagna elettorale a spese dei cittadini. Poi mettiamoci pure che di fatto un consigliere regionale, che va in giro mettendosi in tasca a fine mese dalle 13 alle 15 mila euro, è sicuramente avvantaggiato rispetto a chi consigliere non è e magari la campagna elettorale la fa a spese proprie. 

Ecco chi sono i candidati-consiglieri o assessori regionali: Giuseppe Di Pangrazio, Pierpaolo Pietrucci, Alberto Balducci, Silvio Paolucci, Antonio Innaurato, Luciano Monticelli, Dino Pepe, Mario Mazzocca, Marinella Sclocco, Lorenzo Berardinetti, Sandro Mariani, Donato Di Matteo, Maurizio Di Nicola, Lucrezio Paolini, Alessio Monaco, Giorgio D’Ignazio, Emilio Iampieri, Lorenzo Sospiri, Mauro Febbo, Domenico Pettinari, Sara Marcozzi, Pietro Smargiassi.

Un’abitudine italica e comune a tutti gli schieramenti politici, dal centrodestra al centrosinistra ai cinquestelle. Anche loro, e anche la candidata alla presidenza Sara Marcozzi (che ha ufficializzato la candidatura la scorsa estate), nonostante i ripetuti interventi sui finanziamenti della campagna elettorale e gli appelli a fare donazioni per i 5 stelle, non hanno mai detto una parola. Quindi questa legislatura, che è stata sostanzialmente condannata all’ordinaria amministrazione dal mese di marzo dello scorso anno e cioè dai tempi della candidatura al Senato del presidente Luciano D’Alfonso, e che quindi da un anno viene pagata per lavorare poco o pochissimo percependo stipendi niente male, adesso brilla anche per questa ulteriore furberia legalizzata. 

E non è che muoiano proprio di fame. Solo per avere un’idea: nel 2018 il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio ha percepito 79.200,00 di indennità consigliare, 32.4000,00 di indennità di funzione, 51.744,00 di rimborso spese per esercizio mandato per un totale di 163.344,00. Il consigliere “semplice” Alberto Balducci 79.200,00 di indennità consiliare, 21.600,00 di indennità di funzione, 54.000,00 di rimborso spese per un totale di 154.800,00.

Febbo e Sospiri

Più o meno come Febbo, Iampieri, Sospiri e Sara Marcozzi che ha percepito 79.200,00 di indennità consiliare, 21.600 di indennità di funzione, 50.608 di rimborsi spese per un totale di 151.408,00. Poco di più per Domenico Pettinari, totale 154.192,00 (ricordiamo, per entrambi in parte restituiti).

Marcozzi e Pettinari

Insomma, nel 2018, il Consiglio Regionale ha speso la bellezza di quasi 5 milioni di euro in stipendi. Per la precisione 4.751.074,71.

ps: Onesti e trasparenti, quando pare a loro.




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