·Bobo boccia D’Amario·

Maroni lo boccia, De Luca lo assume. E l’Abruzzo se l’è tenuto fin quasi alla scadenza naturale. Se c’è un esempio della sanità a due velocità, eccolo qui.

Il manager della Asl di Pescara Claudio D’Amario, incoronato da Gianni Chiodi, protetto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sponsorizzato dalla senatrice di Ncd Federica Chiavaroli e quindi poi finito nelle grazie pure di Luciano D’Alfonso che se non son di destra non li vuole, non ha superato il quizzone in Lombardia per la selezione dei direttori generali delle strutture sanitarie.

Claudio D'Amario

Claudio D’Amario posa davanti al Duomo: ma Milano per lui resta un sogno

Bocciato quindi dal presidente leghista Roberto Maroni, da settembre anche assessore alla sanità, e tre giorni dopo recuperato dalla Lorenzin come subcomissario in Campania. Via di uscita che gli consentirà di concludere brillantemente una carriera da manager che in ogni caso in Abruzzo si sarebbe arrestata tra otto mesi.

La Regione di Vincenzo De Luca gli pagherà un ottimo stipendio come subcommissario di Joseph Polimeni, incarico che D’Amario ha già accettato insediandosi a Napoli la settimana scorsa. Mentre le dimissioni dalla Asl di Pescara sono ancora appese a un punto interrogativo, con medici e dirigenti col fiato sospeso e in attesa di un annuncio che non arriva mai.

Roberto Maroni

Roberto Maroni

E insomma. D’Amario era in cerca di autore, di un’altra poltrona quindi, sin dal giorno dell’insediamento di Luciano D’Alfonso. A novembre presenta la domanda come candidato a direttore generale in Lombardia. Ma non aveva fatto i conti con Maroni. Che mica si accontenta di una lista in cui pescare chi piace a lui, proprio no. Il 20 novembre scorso, con la delibera 4379, si inventa il quizzone per selezionare dall’elenco delle 293 candidature arrivate sul suo tavolo, una short list di cento candidati super-capaci. La tessera di partito non serve, i manager vengono messi alla prova.

Così il governatore lombardo insedia un trio di saggi che prima esaminano i curricula e poi sottopongono gli aspiranti manager a un test psico-attitudinale. Nella mega aula a Milano, incollati davanti al computer, per testare leadership e autorevolezza, si ritrovano sia D’Amario che un altro ex manager abruzzese, Angelo Cordone.

Il test è lo stesso adottato dal National health services inglese, e mutuato anche da Lazio, Puglia e Sicilia. Niente, il supermanager pescarese viene bocciato. Nella short list di Maroni il suo nome non c’è. Non ha superato il test psico-attitudinale né la prova al computer.

D'Amario con la dottoressa Santilli

D’Amario con la dottoressa Santilli

Ma D’Amario non si perde d’animo. Le regole che valgono in Lombardia mica sono le stesse che valgono in Campania, o in Abruzzo. La linea di demarcazione è netta, la sanità viaggia su un doppio binario e il diritto alla salute tra nord e sud è sbilanciatissimo. Quindi un manager buono per la Campania o l’Abruzzo non è buono per la Lombardia.

E così, tre giorni dopo gli arriva il premio di consolazione, e che consolazione: la Lorenzin lo nomina subcommissario. Non c’è bisogno nè di test nè di curriculum. Certo la Campania è una regione scomoda, anche dal punto di vista dei collegamenti, per non dire altro. E a lui Milano gli sarebbe piaciuta molto di più, l’aereo da Pescara poi è comodissimo. Ma è comunque un incarico ottimamente remunerato e di prestigio.

Bisogna riflettere, su questa notizia.

D'Amario (a destra) sottobraccio a Di Pietrantonio

D’Amario (a destra) sottobraccio a Di Pietrantonio

Ps: ieri in ospedale il manager Claudio D’Amario si è rivisto. Lo hanno fotografato sottobraccio al segretario cittadino del Pd di Pescara, Moreno Di Pietrantonio, sotto la neve. Un manager bipartisan, buono per tutte le stagioni. Tranne quelle leghiste (ma che ci tocca fare, pure elogiare i metodi di Maroni).




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