·Bocciata la legge sull’Aquila capoluogo·

Una scatola vuota. Nata tra l’altro sotto i peggiori auspici: la legge sull’Aquila capoluogo altro non era che il contentino della maggioranza guidata da Luciano D’Alfonso al capoluogo abruzzese, una pacca sulla spalla per il consigliere Pierpaolo Pietrucci, la camera di compensazione per la legge sulla Nuova Pescara. Approvata tra l’altro agli sgoccioli della legislatura, in pieno agosto 2018, nello stesso giorno in cui D’Alfonso riceveva la sollecitazione da parte della Giunta per le elezioni del Senato a scegliere tra la carica di senatore e quella di presidente. 

Luciano D’Alfonso

Ieri la legge è stata bocciata dalla Corte Costituzionale (sentenza del 30 ottobre n.227) con un giudizio lapidario sulla pratica politica, in questo caso rappresentata da Dalfy & c., di approvare leggi senza copertura finanziaria, solo a scopo pubblicitario.

Si tratta, spiegano dalla Consulta, “di una rigorosa pronuncia che intende porre fine alla pratica di interventi legislativi privi dei presupposti costituzionali e delle risorse necessarie per fronteggiare gli interventi in essi contenuti”. La Consulta ha affermato che il principio della copertura ”trova una delle principali ragioni proprio nell’esigenza di evitare leggi-proclama sul futuro, del tutto carenti di soluzioni attendibili e quindi inidonee al controllo democratico ex ante ed ex post degli elettori”.

Insomma, un giudizio severissimo. Si tratta di una precisazione che si ricollega al principio di rappresentanza democratica, “posto a garanzia del cittadino, il quale ha diritto di essere informato sull’attendibilità della stima e sull’esistenza delle risorse destinate ad attuare le iniziative legislative e a confrontare le previsioni con i risultati in sede di rendicontazione”.

La Corte ha concluso che ”la copertura finanziaria delle spese deve indefettibilmente avere un fondamento giuridico, dal momento che, diversamente opinando, sarebbe sufficiente inserire qualsiasi numero (nel bilancio) per realizzare nuove e maggiori spese.

La legge sull’Aquila capoluogo era quindi solo una scatola vuota, una mera ipotesi politica.

Ma ecco cosa dice la Consulta:

“Per quel che riguarda l’esercizio 2018, le radicali innovazioni organizzative e programmatiche – che avrebbero dovuto produrre progetti operativi già nell’esercizio 2019 – denunciano il manifesto contrasto con l’art. 81 Cost. della locuzione contenuta nel comma 1 dell’art. 16, secondo cui per l’anno 2018 [dette innovazioni] non comportano oneri a carico del bilancio regionale. Emerge da tale espressione, l'”irrazionalità” che la costante giurisprudenza di questa Corte individua come qualificazione primaria del difetto di copertura, il quale sussiste non solo quando una iniziativa onerosa non trova corrispondenza quantitativa nella parte spesa, ma anche quando in sede normativa si statuisce – in contrasto con i canoni dell’esperienza – che una complessa elaborazione organizzativa e progettuale non produce costi nell’esercizio anteriore a quello in cui si prevede l’avvio delle conseguenti realizzazioni”.

E poi come se non bastasse, nella legge, tanta la fretta e l’approssimazione, c’era anche un refuso. E’ sempre la Consulta a spiegare che la Regione parla del biennio 2018-2020 intendendo invece gli esercizi 2019-2020. 

Lo stanziamento della Regione Abruzzo di 785 mila euro, aggiunge la Corte,

“risulta assolutamente privo  di un riferimento all’andamento storico del gettito del tributo e al tipo dei progetti che, nella magmatica enumerazione della legge, si intendono privilegiare”.

L’ex presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio

Quindi la maggioranza dalfonsiana avrebbe quantomeno dovuto corredare la legge con “risorse effettivamente disponibili a legislazione vigente, studi di fattibilità di natura tecnica e finanziaria e con l’articolazione delle singole coperture finanziarie, tenendo conto del costo ipotizzato degli interventi finanziabili e delle risorse già disponibili”. 

“Al contrario, la legge non presenta alcun valido riferimento circa la sostenibilità economica di tali ambiziose iniziative. In definitiva, l’individuazione degli interventi e la relativa copertura finanziaria, è stata effettuata dal legislatore regionale in modo generico e risulta priva di quella chiarezza finanziaria minima richiesta dalla costante giurisprudenza di questa Corte in riferimento all’art. 81 Cost.”.

Quindi, conclude la Consulta, la legge sull’Aquila capoluogo è illegittima. 

ps: e questo è un altro regalo all’Abruzzo dell’amministrazione a guida Luciano D’Alfonso. 




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