·Biondi li ha fatti neri·

Vince Biondi, e non se l’aspettava nessuno. Una sonora bocciatura del centrosinistra aquilano, delle politiche della ricostruzione, della famosa Trimurti (Cialente, Pezzopane, Lolli): così dicono gli analisti. Colpa (o merito) dei voti in libera uscita da quella parte di elettori Pd che Americo Di Benedetto non l’ha mai digerito molto: dicono anche questo. Colpa (o merito) delle indicazioni di voto dei candidati che sono rimasti fuori dal ballottaggio. Ma in fondo, il voto dell’Aquila è in perfetta linea con quello nazionale: il Pd perde quasi dappertutto e perde in modo netto, quasi goffo. La linea Renzi ha ricevuto la sua ennesima, sonora bastonata.

E qui, all’Aquila, ci sono due aggravanti, due aspetti che hanno pesato in modo molto forte: il giudizio netto contro la “politica della costa” (con la “o” non con la “a”) rappresentata da Luciano D’Alfonso, la certezza di essere trattati come territori di serie b, a partire dalla sanità. La sanità, governata dall’alto, con la scelta del Dea di secondo livello da piazzare tra Pescara e Chieti e ancora prima, con un manager scelto al di fuori dall’albo dei direttori generali dell’Abruzzo ma selezionato direttamente dal governatore.
Sì, è una bocciatura clamorosa: dei centri di potere, delle spartizioni e delle divisioni. Con L’Aquila, il centrosinistra al governo della Regione perde una porzione di territorio importante e strategica: perde davvero una consistente fetta di potere, perchè è qui che si giocherà la partita della ricostruzione, appalti lavoro denaro. Gli aquilani hanno di fatto chiarito, col voto di ieri, che non vogliono essere più ostaggio della Regione, e grazie a un candidato sindaco credibile e pulito come Pierluigi Biondi, hanno voluto probabilmente riconquistare la propria autonomia.
Ad Avezzano è successo qualcosa di simile: i fratelli Di Pangrazio sono stati avvertiti come un altro potente centro di potere, fortemente saldato a D’Alfonso, anche se poi di fatto non si sa bene con chi il governatore si sia realmente schierato, e hanno perso. Tutti e due, Giuseppe e Gianni. L’arroganza, la sfida di candidare un sindaco sotto processo, la forte saldatura con personaggi discussi, si è rivelata un boomerang. Gianni Di Pangrazio torna a casa, vince Gabriele De Angelis con uno stacco di dieci punti e la città tira un sospiro di sollievo.

Gabriele De Angelis con Gerosolimo

Non serviva aspettare il ballottaggio, a Ortona. Hanno perso i partiti, qui. E si è visto subito: è stato inutile e maldestro il tentativo del commissario del Pd Camillo D’Alessandro di candidare un uomo fuori dai partiti, della cosiddetta società civile, un ammiraglio addirittura. Non è servito a scaldare i cuori degli ortonesi, né a riaccendere la fiducia: ne avevano già visto un altro all’opera, scelto dalle stesse persone e con le stesse modalità, ed era il sindaco uscente D’Ovidio. Ne hanno sperimentato, negli anni, l’assoluta dipendenza dai partiti, anzi dal partito: segno che non basta avere la patente di uomo libero, bisogna avere il carattere e la capacità di sottrarsi all’eterno condizionamento della politica per risultare credibili. E qui a Ortona, hanno perso nell’ordine: i partiti, D’Alessandro e D’Alfonso che in una nota di commento ai risultati del primo turno, ha ammesso onestamente la sconfitta e la necessità di ripensare un modo, forse vecchio, di fare la politica: non contano gli anni, contano le teste. E a Ortona si sono dimostrate tutte molto antiche. A dispetto dei Colletti padre e figlio, messi alla porta senza troppi complimenti. Il nuovo sindaco è Leo Castiglione, espressione anche lui di uno schieramento civico.

Castiglione (a sinistra)

ps: un segnale così forte di bocciatura delle amministrazioni in carica, così in linea col risultato nazionale, qui in Abruzzo non si era mai visto. In molti dovranno farsi un esame di coscienza. Il Pd, in Abruzzo, non esiste più da moltissimo tempo. E il risultato di ieri lo ha certificato.




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