·Bindi: difendiamo la sanità pubblica·

No, non si può abbandonare la strada della sanità pubblica, perché è una strada maestra. Non si può derogare all’articolo 32 della Costituzione, perché solo per questo diritto, quello della salute, la Costituzione usa un aggettivo che non usa per nessun altro diritto: “fondamentale”. La salute è un diritto fondamentale e deve essere garantita a tutti, anche e soprattutto ai poveri. E questo proprio mentre una statistica ci ricorda che sono 12 milioni gli italiani che hanno rinunciato alle cure perché non possono pagarsele, un milione e duecentomila in più rispetto allo scorso anno.

Un concetto che mercoledì scorso è stato ribadito dall’ex ministro della Sanità Rosy Bindi e dalla ex parlamentare Margherita Miotto intervenute a Vasto al dibattito organizzato dall’associazione “Salute diritto fondamentale” e da Maria Amato sul tema “La sanità che vogliamo”.

Un incontro molto partecipato, con tantissime domande poste principalmente da medici e operatori della sanità, alle quali la Bindi e poi la Miotto hanno risposto con piacere e passione.

“E’ una balla che la sanità non sia sostenibile finanziariamente”

ha detto con la consueta schiettezza Rosy Bindi, rispondendo alla domanda sul futuro della sanità pubblica e sulla progressiva  privatizzazione dei sistemi di solidarietà pubblica giustificata molto spesso dallo stato dei conti pubblici, dai piani di rientro, dai commissariamenti.

Un concetto ribadito nella sua presentazione da Maria Amato, primario di Radiologia dell’ospedale di Vasto ed ex parlamentare:

“Il servizio sanitario nazionale è una delle poche leve contro le disuguaglianze. Ma oggi si è determinato un rapporto poco equilibrato con la sanità privata, che non è più integrativa ma concorrenziale. Purtroppo oggi vi sono elementi di fragilità e uno di questi risiede nel sistema delle regioni che determina disuguaglianza geografica”.

Maria Amato

E la figura del medico di famiglia va salvaguardata, rafforzata, è una potenzialità che non deve essere assolutamente trascurata nel sistema sanitario pubblico. Un sistema sanitario da difendere con le unghie e con i denti, ha detto la Bindi, soprattutto se rapportata a quello di altri Paesi come gli Stati Uniti. 

Molto spesso la politica ricorre a scorciatoie per risolvere i problemi della carenza di servizi e della scarsa qualità dell’offerta, e molto spesso queste scorciatoie portano dritto ai privati. E sarà forse questo il motivo della omogeneità, della completa sovrapposizione in materia di salute delle politiche del centrosinistra e del centrodestra? Durante il convegno è stato ricordato che il centrosinistra con D’Alfonso e Paolucci hanno aumentato il budget ai privati di 8 milioni di euro l’anno, misura confermata dal centrodestra che anzi ha aggiunto altre “coccole” eliminando dai contratti quei pochi paletti che esistevano. Le politiche-fotocopia probabilmente sono determinate dal fatto che in Abruzzo, è questo il senso di una domanda provocatoria posta all’ex ministro, il principale imprenditore della sanità privata sia anche l’editore del principale quotidiano e della più grande televisione privata?

“Probabilmente sì –  ha risposto la Bindi – il problema in Abruzzo come in Italia è il conflitto di interessi che non è stato ancora risolto. Editori pure non ce ne sono, ce n’è solo uno in Italia, e bisognerebbe tenerli distinti da chi fa l’imprenditore della sanità. Perché l’imprenditore deve fare utili, e ha a cuore che il cittadino si ammali, mentre la sanità pubblica ha a cuore che il cittadino stia bene. Una bella differenza”.

Rosy Bindi e Margherita Miotto

Lo stato della Sanità in Abruzzo è a carissimo amico: le famose coccole ai privati, gli aumenti dei budget, erano stati giustificati con la necessità di ridurre la mobilità passiva, mentre la mobilità passiva negli ultimi anni è aumentata: nel 2018 è di 142 milioni di euro, quella attiva di 79 milioni con un saldo negativo di 53 milioni. Proprio perché i servizi sanitari sono insoddisfacenti, tanto che Demoskopica ha posizionato l’Abruzzo al quartultimo posto nella graduatoria nazionale. Il problema è che gli abruzzesi non vanno a curarsi fuori in cerca di cure di eccellenza ma per interventi ordinari: il segno di una sfiducia totale nella nostra sanità.

Rosy Bindi è la madre dell’intramoenia, che era stata immaginata per abbattere le liste d’attesa, fermare la fuga dei medici verso le strutture private, permettere al paziente di scegliersi il medico a prezzi ragionevoli. Poi però l’intramoenia non ha fatto altro che accrescere l’insofferenza e il senso di ingiustizia dei cittadini, che per esempio, andando a prenotare un’ecografia in ospedale, si trovano di fronte liste di attesa di anni ma se prenotano privatamente con lo stesso medico, avranno l’appuntamento dopo tre giorni. Che cosa non ha funzionato in questo meccanismo?

Non ha funzionato la sua attuazione, la sua applicazione, ha risposto la Bindi:

“Io avevo stabilito che i medici smaltissero prima le liste di attesa della struttura pubblica per la quale lavorano e che soltanto poi potessero dedicarsi all’Intramoenia. E’ saltato questo passaggio fondamentale nell’attuazione della legge”. 

Un’altra anomalia si è determinata in Abruzzo, per la massiccia presenza di ginecologi-obiettori di coscienza: la conseguenza è che le donne non possono abortire più nelle strutture pubbliche e la legge 194 di fatto non trova applicazione.

“Io da cattolica rispetto l’obiezione di coscienza – ha risposto la Bindi – anche questo è un diritto da tutelare. Ma al posto della Regione farei come ha fatto Zingaretti nel Lazio che per ovviare a un problema simile, ha assunto medici non obiettori per garantire l’applicazione della legge. E’ questo  il compito di chi governa”.

Poi parlando della sua associazione, “Salute diritto fondamentale” di cui fa parte anche l’ex ministro Livia Turco e che promuove una mobilitazione permanente a difesa del servizio sanitario pubblico e del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione, la Bindi si è concessa una battuta:

“Abbiamo fatto un’associazione, non una fondazione eh”,

alludendo alle vicende di Matteo Renzi.

Sul project financing, sul quale l’Abruzzo di centrodestra e di centrosinistra ha investito moltissime energie mentre la stragrande maggioranza delle Regioni lo considera uno strumento superato, ha risposto Margherita Miotto:

“Il project financing non è sostenibile finanziariamente, e comporta un canone che le Regioni non sono in grado di sostenere. Canoni che gravano sui bilanci pubblici e che pagano quindi i cittadini. E i project, l’abbiamo visto nel Veneto, vengono affidati sempre agli stessi soggetti, che sono anche quelli che gestiscono dappertutto i servizi collegati. Perché un’altra caratteristica è che quelli che prendono l’appalto del project sono gli stessi che gestiscono servizi sanitari e non sanitari”. 

E alla fine il dibattito si è concluso con una battuta sulle sardine, che di lì a tre giorni avrebbero invaso Pescara:

“Le Sardine sono il segnale della profonda crisi dei partiti -ha detto Bindi – L’altro giorno ero a Firenze quando c’è stata la manifestazione, e io sono stata tentata anche dall’andarci: ho resistito solo per il timore che qualcuno, vedendomi, potesse dare addosso a questi ragazzi vedendo un esponente della politica. Insomma, guardo con curiosità a questo risveglio di valori e di coscienze”.




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