·Balneatori, class action contro il Comune·

Il mare è inquinato e loro non vogliono pagare più. O almeno non quanto hanno pagato finora. Un gruppo di balneari pescaresi ha fatto cartello per dichiarare  guerra a Stato, Comune e Agenzia del demanio a cui chiedono di abbattere del 50% il canone demaniale che versano ogni anno: da quando il mare è inquinato i clienti sono diminuiti e quindi i canoni vanno ridotti. Una class action in piena regola. Il contenzioso va avanti da quattro anni ma solo da poco i balneatori di Pescara si sono affidati al team di consulenti di Demanio Marittimo, e contemporaneamente hanno diramato un appello agli altri colleghi perché si uniscano a loro per avere più forza in tribunale, come racconta MondoBalneare.com.

“La spaventosa macchina burocratica messa in moto dal Comune su consiglio del Ministero delle infrastrutture, con decine di pareri, passaggi tra enti e richieste di documenti inutili, è collassata e si è aggrovigliata su se stessa – spiega una nota di Demanio Marittimo – come dimostra l’ultimo atto emesso dal Comune di sospensione di tutti i procedimenti amministrativi pendenti. La cristallina parola di legge prevede molto banalmente che un evento dannoso grave fa scattare il diritto a una riduzione del 50% con decisione presa dal Comune previo parere della Capitaneria. Ma la semplicità della norma ha innervosito la macchina amministrativa, la quale, per complicare la questione, ha ideato un ginepraio burocratico dove intervengono una moltitudine di enti a tutti i livelli, nel quale non si comprende a chi spetti la competenza, e che può portare a riduzioni anche inferiori alla soglia specificata dal legislatore. 

Insomma, i soliti giochi per rendere difficile ciò che difficile non è. 

“Lo zombie è stato creato riesumando una norma che per lo scopo turistico-ricreativo non si utilizza più da 10 anni – prosegue Demanio Marittimo – In questo magma di carte ci si è intrecciati persino sul significato dell’ ”evento dannoso di eccezionale gravità” e sulla sua capacità di “ridurre l’utilizzazione del bene concesso”, quando anche un bambino comprenderebbe immediatamente che quattro anni di fila caratterizzati da inquinamento massivo, con un isterico susseguirsi di ordinanze di divieto e riapertura alla balneazione, hanno allontanato le utenze da quel tratto di spiaggia e indotto un “minore utilizzo” della stessa”.

“Abbiamo lavorato giorno e notte per costruire la relazione ambientale – illustrano i consulenti – che costituisce il Sacro Graal di questa missione e che dimostra, al di là di ogni pazza interpretazione, che l’inquinamento esiste e che sta creando danni inimmaginabili in termini di minore utilizzazione dei beni demaniali concessi. Siamo finalmente giunti al momento della verità, dove bisogna combattere l’ultima battaglia armati sino ai denti. Mercoledì prossimo è la deadline per gli altri imprenditori ubicati nella zona inquinata per uscire allo scoperto, farsi avanti e supportare l’azione collettiva intrapresa dai quattro coraggiosi. Se a Pescara esiste davvero una classe di imprenditori balneari che ha a cuore la categoria, è giunto il momento di tirare fuori un po’ di carattere». 

ps: Insomma, una battaglia giusta. Se i balneatori la spunteranno, si spera che anche i costi per gi utenti, palme ombrelloni e lettini, saranno ridotti.




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