·Se a tuonare sono i vescovi·

Sconcertante, dice così, pesando le parole perchè forse gliene sarebbero uscite di peggiori. Una denuncia dura, durissima, all’azienda che abbandona ma anche alle istituzioni che non muovono un dito. Un altro vescovo in prima linea per il lavoro, il secondo in pochi giorni, e non è un caso. Si chiama Pietro Santoro, è il vescovo dei Marsi, un sacerdote che è costretto ad assistere muto alla crisi di centinaia di famiglie, alle lacrime di tanti padri senza lavoro e senza futuro: “Nella Marsica l’uomo viene considerato una variabile della finanza”.

Monsignor Santoro con Papa Francesco

Come lui monsignor Spina, che dalla cattedrale di Sulmona durante i funerali di Fabrizia Di Lorenzo, la ragazza uccisa dai terroristi a Berlino nel mercatino di Natale, ha rivolto un durissimo monito ai politici in prima fila:

“….Purtroppo questa terra non dà lavoro alla sua gente e senza lavoro non c’è dignità”.

Un’accusa che ha scatenato polemiche, da parte dei sostenitori della politica nostrana, e cosa c’entra il lavoro, e’ la Jihad la causa della morte di Fabrizia, certo che non c’entra ma il pensiero va ai tanti giovani che qui il lavoro non lo trovano e sono costretti, sì la maggior parte costretti, a cercare occupazione anche molto lontano da casa. Dove il merito e i titoli di studio siano riconosciuti, dove aprire un pub o una qualsiasi attività è più facile e bastano una domanda e due giorni di attesa, sì soltanto due, dove fare carriera è possibile, dove con lo stipendio si riesce a pagare l’affitto. Monsignor Spina, da un’altra area di crisi, l’ha detto: dove non c’è lavoro non c’è dignità.
Ed è una verità talmente vera e talmente disperata che brucia, e provoca reazioni stizzite.

Monsignor Spina

No, non è un caso che siano due sacerdoti a farlo. Se la politica è assente, e i sindacati non riescono a far sentire la propria voce, se i rappresentanti delle istituzioni e i loro sostenitori plaudenti dicono che tutto è a posto, che la Regione va a gonfie vele, allora tocca a loro.
E così, mentre la politica assiste muta impassibile e inerte, nella Marsica, altra area di crisi, si celebra un nuovo drammatico strappo: la Vesuvius il prossimo 31 dicembre chiude gli stabilimenti italiani di Assemini in Sardegna e di Avezzano in Abruzzo e per 200 lavoratori diretti e altrettanti dell’indotto si profila il licenziamento. Una doccia fredda per operai e sindacati. Per la Marsica significa che 90 lavoratori diretti e altrettanti dell’indotto si ritroveranno senza lavoro mentre l’azienda, che produce materiale refrattario isostatico per colate in altiforni, ha investito nella repubblica Ceca, dove c’è manodopera a basso costo.
E su questo punto si scatena monsignor Santoro, in una bellissima intervista rilasciata la vigilia di Natale ad Antonio Monaco per il tgr Abruzzo:

“Quella della Vesuvius è una vicenda scon-cer-tante – dice il vescovo – perchè la Vesuvius è un’azienda in salute, perchè è un’azienda che ha mercato, perchè ha tutte le carte in regola per rimanere nella nostra terra. Invece chiude per delocalizzare”.

Don Pietro Santoro

Delocalizzare: dietro questa parola, si chiede il vescovo, cosa c’è?

“C’è la ricerca di manodopera a basso costo, c’è la finanza che vede l’uomo e la dignità dell’uomo come una variabile della finanza, che vede l’uomo come una protesi della finanza”.

Come uno strumento per fare soldi, e niente più.
Per questo poi il vescovo si appella alla politica e alle istituzioni perchè il popolo marsicano venga aiutato, venga “preso sulle spalle”.
Due moniti in pochi giorni, due moniti pesanti per la Regione guidata da Luciano D’Alfonso, uomo di chiesa e che nella chiesa ha sempre trovato forti sostenitori. Fino ad oggi.
La Regione Abruzzo nega che ci sia un’emergenza lavoro, o un’emergenza Marsica o un’emergenza Valle peligna. E’ una politica di sorrisi e di muscoli esibiti, di arroganza e di noioso snocciolamento di cifre con pochi riscontri, di problemi nascosti sotto il tappeto e di Open day e Masterplan che gettano solo fumo negli occhi. Una Regione facile solo per la politica, ma difficile per tutti, a cominciare dai giovani per finire alle imprese. Dove il lavoro manca e le aziende se ne vanno, altro che storie.
ps: e le voci dei due prelati sono voci coraggiose che vanno ascoltate. Anche se sono scomode.





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