·Aprile·

Ad aprile piove. Succede sempre. In quella stagione di mezzo in cui succede un po’ di tutto. Perché le mezze stagioni ci sono, eccome. Succede di sentire caldo che ti sembra quasi di vedere l’estate. Oppure freddo che ti sembra ancora inverno. La mezza stagione, appunto, è così.
Succede che la pioggia ti faccia pensare alle lacrime. Te le senti addosso, quando cammini senza ombrello; arrivato ad aprile non ci pensi più e invece poi ti becchi l’acqua. Allora compri l’ombrello dal venditore ambulante; ma come fanno a comparire dal nulla cinque secondi dopo che ha cominciato a piovere?
Poi spunta il sole. Perché ad un certo punto il sole arriva. In genere subito dopo che hai comprato l’ombrello. Solo che nel frattempo le gocce sono cadute. Ti lasciano addosso la tristezza e l’umido e ci vuole un po’ di tempo prima che si asciughino scarpe, vestiti, lacrime.
La pioggia di aprile, però, è anche diversa da quella dei mesi precedenti. Sì, perché ti sembra un ricordo del passato. Qualcosa che stai per salutare. Il brutto tempo, il freddo. Ricordi dell’inverno.
La pioggia di aprile arriva dopo un mese di caldo anomalo e sembra quasi volerti togliere l’illusione, richiamare alla realtà: guarda che ancora ce ne vuole, non correre, aspetta a fare il cambio degli armadi, potrebbe ancora servirti tutto. Scarponi, coperte, maglioni. Allora guardi al sole che viene dopo la pioggia con animo guardingo. Non ti abbandoni del tutto, mantieni una riserva mentale. Ce l’ho il maglione? Me lo porto il giaccone? E l’ombrello?
Ad aprile si spengono i termosifoni, per regolamento comunale. Il 15 del mese, a Roma, fa caldo per decreto. Già il giorno dopo, però, le temperature si abbassano improvvisamente. Si abbassano sul serio, non per decreto. Succede tutti gli anni. E’ sempre la stessa regola che trova varie applicazioni. E’ l’autobus che arriva appena hai deciso di accenderti la sigaretta, il piatto servito al ristorante quando infine ti sei deciso ad andare al bagno, la pioggia che smette di cadere appena hai comprato l’ombrello.
A me, comunque, aprile piace. Negli anni mi ha donato momenti buoni e meno buoni, orribili e meravigliosi. Voglio bene ad aprile. Più ancora che ad altri mesi. Aprile è incerto, come un adolescente. E’ estremo e senza equilibrio. So che mi porta sempre qualcosa. Un po’ mi incuriosisce e un po’ mi fa paura. E per questo, quando poi arriva la pioggia, penso che va bene così; compro l’ombrello, se mi va, e aspetto che le lacrime si asciughino.




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