·Apperò Tenaglia, giudice anti furbetti·

Una delle primissime esperienze in Italia, a firmarla è il magistrato abruzzese di Orsogna ed ex parlamentare Lanfranco Tenaglia che tra Pordenone e Venezia ha stanato, grazie a una sinergia con Guardia di Finanza e Agenzia delle entrate, 83 furbetti del gratuito pratocinio: cioè clienti della giustizia che avevano usufruito dell’avvocato gratis, pagato dallo Stato, senza però averne diritto. E solo negli ultimi sei mesi. 

Tenaglia, che è presidente del Tribunale di Pordenone, ha sottoscritto un protocollo con l’Ordine degli avvocati per l’attuazione del diritto alla difesa dei non abbienti e che, grazie all’Agenzia delle entrate,  dà la  possibilità al cittadino di accertare se rientra nella soglia di reddito indicata dalla legge oppure no. L’Agenzia naturalmente controllerà la sussistenza di tutti i requisiti previsti. Insomma, verifiche e controlli in tempo reale.

Lanfranco Tenaglia

La prima ondata di verifiche ha portato a scoprire gli 83 furbetti: cioè falsi poveri che hanno ottenuto dallo Stato avvocato, tasse, bolli e diritti di cancelleria gratuiti. E’ il primo caso in Friuli, uno dei primissimi in Italia, mentre in Abruzzo non se n’è ancora mai sentito parlare. 

Tutto comincia quando il presidente del tribunale di Pordenone scopre che le spese per il gratuito patrocinio ammontano ogni anno a circa 400 mila euro, un’enormità. Se poi si moltiplica la cifra per 120 tribunali, si capisce che è una ruberia bella e buona a cui finora in pochissimi hanno cominciato a mettere rimedio.

Certo, non sempre si tratta di furbetti veri e propri, ma a volte di cittadini che incorrono in errore, ritenendo magari di rientrare nella soglia di reddito prevista e invece no. E questo accade perché la legge contempla un meccanismo complicato e fa riferimento al reddito invece che al coefficiente Isee (indicatore della situazione economica equivalente).

D’altronde, nella cronaca italiana ci sono esempi imbarazzanti: lo stesso Totò Riina fece ricorso al gratuito patrocinio finché lo Stato, che al tempo stesso lo  processava, lo difendeva e gli chiedeva i soldi come parte civile, non se ne accorse; lo stesso capitò al capomafia Leoluca Bagarella che nel 2004 fece ricorso all’avvocato pagato dallo Stato, come prevede la legge per chi ha un reddito inferiore ai 9 mila euro annui (adesso è di 11 mila e rotti).

“E infatti – spiega Tenaglia – chiederò ai parlamentari friulani una modifica legislativa per sostituire il criterio del reddito col coefficiente Isee”.

Così, grazie a questa iniziativa del presidente del tribunale di Pordenone, lo Stato risparmierà parecchi soldi e soprattutto i furbetti dell’avvocato gratis dovranno mettere mano al portafoglio e ora ci penseranno due volte prima di chiedere l’assistenza legale gratuita.

ps: Apperò Lanfranco Tenaglia  (magari seguissero tutti il suo esempio, e magari lo facessero anche in Abruzzo).




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