·Ancora Corea·

#MemorieDiUnAssassino (Regia:Bong Joon Ho. Con: Kang-ho Song, Kim Sang-Kyung, Roeha Kim, Song Jae-ho, Byun Hee-Bong, Ko Seo-hie, Parco No-shik, Park Hae-Il, Jeon Mi-seon, Seo Young-Hwa. Genere: Thriller, Drammatico)

Se avete apprezzato, come spero, il meraviglioso e pluripremiato Parasite (https://cinedecimamusa.blog/2019/11/23/parasite/), non perdete l’occasione di vedere al cinema un film del 2003 dello stesso regista, “riesumato” nelle sale d’Occidente, dopo avere “scoperto” agli ultimi Oscar la genialità di Bong Joon Ho. Vedendolo, si comprende meglio da quale humus scaturisce il miglior film del 2020 secondo la giuria hollywoodiana.
Si tratta di una storia nera e insieme grottesca; di un poliziesco di investigatori sfigatissimi, di un thriller senza soluzione, ingarbugliato e zozzo, come gli uffici pubblici dove si indaga: quelli di un paese coreano lontano dalla capitale, scaraventato tra campi fangosi e boscaglia buia, dove si può facilmente morire ammazzati e trovare il colpevole è una impresa impossibile. Non certo perché l’assassino, protagonista anonimo della storia (ispirata a veri fatti di cronaca degli anni 80, periodo di ambientazione del film) sia uno da delitto perfetto. Piuttosto, l’impunità del crudele stupratore e omicida seriale di innocenti ragazze è dovuta alla inadeguatezza dei due detective locali, che seguono piste causali, indizi basati su intuizioni del momento: del tutto privi degli strumenti scientifici necessari per risalire all’autore di quegli atti efferati, si affidano a un certo punto ad un nuovo arrivato, un poliziotto mandato da Seul, per fare fronte all’allarme sociale conseguito a quella serie di donne uccise.
Il modus operandi è sempre lo stesso: sono legate, imbavagliate e abbandonate cadavere nel fitto del bosco, in un canale di scolo, in mezzo a un campo.
Tutto è descritto nei toni smorti del grigio e del marrone; l’occhio del regista è impietoso sulle forze dell’ordine del suo Paese e sull’arretratezza generale che lo pervadeva in quegli anni (ma sappiamo, da lui, che in gran parte quelle diseguaglianze non sono affatto superate!).
Emerge con forza ancora più cruda di Parasite la condizione di ignoranza e povertà delle masse, soprattutto quelle non urbanizzate: quelle che (soprav)vivono ai margini, come topi; i poliziotti, nei loro tentativi di scoprire l’assassino, sono talmente goffi da fare ridere. Ci sono infatti diversi momenti in cui il film si connota per humor nero, velato da pessimismo e da mancanza di speranza per un possibile riscatto di quella società al palo.
Ed il finale che non svelerò (spostato nei primi anni 2000, contemporanei all’uscita del film), anche se di suspense ce n’è pochissima, perché al di là del titolo questa è un’opera introspettiva e di “ritratti” fotografici, vi conferma quella mancanza di speranza: ben poco è cambiato, la Corea rimane, in molte zone non coinvolte dal progresso e dallo sviluppo tecnologico, arretrata ed immobile. Rurale e povera.
E la gente di quelle campagne abbandonata a se stessa.
Sono 3 ciak 🎬 🎬🎬, per un regista giovanissimo capace di imporsi nel cinema internazionale raccontando senza veli la società delle sue origini.
Checchè ne dica Trump, nostalgico di Via col vento.




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