·Anatomia di un addio·

E alla fine ha sbattuto la porta e se n’è andato, costretto ad abbandonare la sua esperienza di volontario della Protezione civile: che significa ore sottratte al lavoro e alla famiglia, al figlio, agli amici, alla vita. La politica ha fatto irruzione a gamba tesa lì dentro, dove dovrebbero entrare solo grazie, ammirazione e rispetto. Valerio Simeone ha commentato così ieri su Facebook, la conclusione di una vicenda amara cominciata il 18 febbraio scorso, il giorno della frana di Campli, in provincia di Teramo:

“E con oggi si chiude la mia esperienza in Protezione civile. Un macchinario bellissimo ma che ha ancora bisogno di crescere, dal rispetto delle persone fino alla formazione, tanto pubblicizzata ma poi inconsistente. Persone che hanno paura della politica e accettano tutto, anche di farsi umiliare in servizio facendo finta di nulla”.

Valerio Simeone

Valerio non ha ingoiato il rospo, come gli consigliavano di fare. Tutto comincia quel 18 febbraio, anche se forse le premesse erano nate qualche tempo prima: lo racconta lui stesso in un post del 21 febbraio scorso ma ci sono anche varie relazioni di servizio. Simeone con un collega è sul posto della frana, ha il compito di aiutare nei sopralluoghi vigili carabinieri e personalità politiche. Dopo un po’ arriva anche il presidente della Regione Luciano D’Alfonso:

“Valerio allontanati perchè non sei a me gradito”, gli dice il governatore davanti a tutti i presenti.

 

Perchè un simile attacco a un ragazzo che sta facendo il suo lavoro preziosissimo di volontario?

“Probabilmente perchè tempo prima ho avuto un problema per il ricovero di mio figlio, di appena 30 giorni, e a questa notizia ho dato risalto sui social”.

Un problema oggettivo, il piccolo aveva una polmonite e ha rischiato la vita.
Valerio Simeone fa un rapporto alla Protezione civile, si solleva da tutti i servizi di competenza regionale e chiede le scuse ufficiali:

“Mi aspetto, dopo aver lasciato famiglia e lavoro per giornate intere, un ringraziamento dal presidente della Regione e non di essere messo in vistosa difficoltà durante un servizio”.

Ma questo non accade. Nè scuse, né ringraziamenti, niente di niente.  Anzi. La protezione civile avvia un’istruttoria sul caso che però si conclude con un nulla di fatto: è un episodio personale, sostiene, quello che sta alla base dello scontro col governatore. Così non è: dopo aver atteso ancora un po’, Valerio Simeone tira le somme. E ieri la decisione di abbandonare tutto: divisa e distintivo. Un bilancio amaro:

“La nostra attività viene malvista e non serve – commenta a caldo – Io sono stato umiliato e deriso, mi è stato detto che sono uno dei settemila. C’è la percezione che noi non serviamo, anzi che siamo addirittura troppi. E pensare che per questa attività io ho trascurato famiglia e lavoro. Questa è la risposta, questa è la ricompensa”.

ps: una vicenda amara, amarissima. Che dimostra che la politica alla fine, entra dappertutto. Anche qui.

ps: La Protezione civile non è di proprietà della Regione, il presidente della Regione non è il titolare della Protezione civile. E gli operatori impegnati sui luoghi dell’emergenza devono essere graditi solo e soltanto alla popolazione a cui prestano aiuto. Queste distinzioni non sono ben chiare, in Abruzzo.





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