·Amore on-off·

#Laveritàvispiegosull’Amore (Regia: Max Croci. Con: Ambra Angiolini, Carolina Crescentini, Edoardo Pesce, Massimo Poggio, Giuliana De Sio, Pia Engleberth, Maurizio di Carmine. Genere: Commedia)


Ho capito: Elle non vi è piaciuto oppure non avete apprezzato il mio punto di vista su una pellicola così dura e coraggiosa. Vi perdono e cambio rotta: stavolta vi somministro una pura commedia italiana, protagonista Ambra Angiolini (davvero bravissima) su un tema per nulla originale ma sul quale non ci si stanca mai di almanaccare. L’amore. Eh già. Trovare qualcosa che non si sia ancora detto. Ma si è già detto tutto, tutto è stato pensato, rivendicato, nascosto, buttato in faccia, analizzato. Eppure: anche questo semplice film (nel senso che i concetti sono elementari ed alla portata anche dei millennials inesperti) sulla fine dell’amore, sul perché finisca, in qualche modo vi potrà fare riflettere. Salvo che non apparteniate a quella ristretta cerchia di umani che pensano di sapere tutto e di essere in possesso della formula magica per fare durare in eterno questo misterioso quanto indispensabile sentimento. È chiara un’affermazione: i figli mettono in serio pericolo anche la più ardita e coinvolgente passione. Il pannolino ed il ciuccio sono acerrimi nemici degli amanti che da tali che erano scivolano nel ritrovarsi genitori, felici sì, ma esauriti e infeltriti dai doveri, dagli orari, in una parola dal ruolo. Poi a seguire un’altra: l’amore può finire “on-off”. Si spegne e basta. Non girateci tanto intorno ed a un certo punto ditevelo. Come insegna la meravigliosa madre di Dora (un personaggio per me adorabile!) vi farete il più bel dono reciproco a dirvelo: nel suo caso, con il suo ex marito, il gesto di amore più sincero tra loro è stato proprio divorziare. Insomma, prendere atto. Ma il film non è affatto cinico: non nega che l’amore possa durare “per sempre”. Certo non è semplice, non è comune: la vita è lunga e si cambia, diventare mamma o papà è quasi una mutazione genetica. E se i figli poi non li hai mica è tanto meglio: perché l’insoddisfazione ed il senso di vuoto sono sempre dietro l’angolo. Una delle chicche del film, per me, è la presa in giro della figura della mamma con la emme maiuscola. Al parco: la protagonista scappa alla vista delle “mamme a grappolo” (proprio come quella fastidiosissima affezione del corpo). Le mamme che organizzano in continuazione pizzate, ludoteche, parchi dei gonfiabili; quelle delle chat che non perdono un’occasione per dimostrare la loro perizia genitoriale. Ecco: quelle che anche se li hai, i bambini, se non sei come loro, cerchi di mimetizzarti tra i single convinti. Il film, infatti, parla anche di questo altro mistero: essere mamma. Mica si nasce mamma. Si nasce figli, poi se si è femmine e se ti succede potresti trovarti questo appellativo tra capo e collo. “Deve essere un incubo essere madre” dice la Crescentini ad Ambra; “no, è come l’amore, ti spezza le ossa”. L’ho trovato vero, efficace. Le ho provate entrambe ed è proprio così. Voi che ne dite?




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