·Alla stazione di Porta Susa·

 

Che tempo faceva mercoledì scorso? Che impegni avevamo? Che mattinata abbiamo avuto?  Di cosa ci preoccupavamo?

Mercoledì scorso, alla stazione di Porta Susa, a Torino, una ragazza di quindici anni si è lasciata cadere sui binari, mentre passava il treno che avrebbe dovuto portarla a scuola. 

Un incidente, secondo le prime notizie. Poi è risultato chiaro che si trattava di un suicidio. Le immagini riprese dalle telecamere della stazione hanno chiarito che non c’è stata nessuna spinta accidentale, solo un movimento volontario della ragazza. 

Nel suo diario, sono state trovare frasi che spiegano il disagio che viveva. Era obesa e ne soffriva. L’ultima parola che ha scritto è stata “Addio”.

Cosa possiamo fare per intercettare, interpretare, fermare l’onda di dolore e sofferenza che si abbatte su una quindicenne, si trovi a Torino, a Roma o a Pescara? 

Beatrice, così si chiamava, era una ragazza appassionata di musica, infatti frequentava il  liceo musicale di Vercelli, e suonava l’oboe e il basso, e aveva, racconta la sua professoressa, una conoscenza vastissima del genere pop e rock, in particolare dei cantanti e dei gruppi degli anni sessanta e settanta. 

“Era molto legata alla sua famiglia, ma aveva pochi amici e, alla nostra età, è importante essere accettati dai coetanei”. Lo racconta Nadia, una ragazza che aveva conosciuto Beatrice in un centro specializzato per le obesità. “Essere accettati dai coetanei”. E’ quasi sempre questo il punto. La sofferenza che portano le parole dei coetanei, quelle dette, “sei grassa”, “cicciabomba”, “occhio che esplodi”, e quelle non dette, “sei bella”, “che fai oggi pomeriggio?”, “vieni con noi stasera?”.

C’è sempre qualcuno che viene escluso, porca miseria. Perché tutti, pure quelli considerati fichi, apparentemente senza problemi, sono, in realtà, incerti, insicuri, alla ricerca di accettazione, e non si vogliono compromettere. Farsi vedere con un “soggetto”, infatti, come si diceva ai miei tempi, o un “nerd”, come si dice ora, rende immediatamente “soggetto” o “nerd” pure chi non ci si sente, ma ha il terrore di diventarlo. Allora comincia il circolo vizioso: siccome sei solo, nessuno ti si avvicina, e tu, che già sei solo, ti ci senti ancora di più, e ti intristisci, e chi si avvicina ad uno triste e solo? Ancora meno di nessuno. Poi ti fanno notare, e tu stesso comincia vedere, un difetto, che diventa il vero motivo per cui stai così, e non sono sbagliati quelli che ti escludono e ti prendono in giro. No, sei tu che sei sbagliato, e non potrai mai cambiare, perché se non ci sei riuscito fino ad oggi, cosa ti fa pensare che potresti riuscire domani? 

Quando hai quindici anni, gli adulti dicono che sei padrone del tuo futuro ed hai tutta la vita davanti, mentre per te la vita è ora, solo ora, non a diciotto, o a venti, o a quaranta anni. 

Se tutto il mondo il venerdì esce, ride, si bacia, scherza e tu stai da solo, oppure con i tuoi genitori, che si intristiscono pure loro a vederti così, e soffrono pure loro, e tu non vuoi che soffrano pure loro, allora l’unica cosa da fare, siccome sei sbagliato, e non hai nessuno con cui parlare di dei tuoi desideri e dei tuoi sogni, anche perché non ne hai più, l’unica cosa da fare, insomma, è togliere il disturbo, così nessuno soffrirà più, e davvero, per una volta, sarai tu a decidere, perché l’unico modo per riprenderti la vita è perderla.

Ecco, il circolo vizioso che ti fa sentire solo e sbagliato. 

Perché non riusciamo a fare nulla? Perché non riusciamo ad impedirlo? 

Mercoledì mattina era brutto tempo. Forse. O forse c’era il sole.

Si parlava della Juve, che la sera prima aveva perso in casa contro il Real Madrid. E poi di politica, perché forse Di Maio e Salvini si mettono d’accordo, però Berlusconi non ci sta a rimanere fuori ed il PD bisogna vedere se è disponibile.

Intanto, una ragazza di quindici anni, dopo avere scritto sul diario le scuse ai propri genitori e la parola “addio”, ha salutato la mamma che l’aveva accompagnata alla stazione ed ha raggiunto il binario.  Quando è arrivato il treno, è indietreggiata sino a lasciarsi cadere. 

Erano le sette di mattina ed ho controllato: a Torino era prevista pioggia, tutto il giorno. Però il giorno dopo ci sarebbe stato il sole. 

Allora perdonaci, Bea, perdonaci tutti quanti, perché non siamo riusciti a fare in modo che tu lo potessi vedere. 





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