·“Aiutarono D’Alfonso a dire il falso”: tre a giudizio·

L’autista, la candidata e il tesoriere Pd: l’inchiesta sul parco Villa delle Rose, in cui l’ex governatore della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso (ora senatore) è indagato per falso insieme ad altri, si arricchisce di altri particolari. Tre persone sono state citate in giudizio dal pm Andrea Di Giovanni con l’accusa di aver tentato di aiutare D’Alfonso a eludere le indagini.

La presentazione del parco Villa delle Rose a Lanciano nel 2016

E’ un decreto di citazione diretta, in cui dovranno rispondere del reato di favoreggiamento in concorso davanti al tribunale di Pescara e riguarda l’ex tesoriere regionale del Pd, Vincenzo Di Bartolomeo, l’allora candidato a sindaco di Collecorvino Marianna Cilli e l’autista della Regione, Giancarlo Carosella. I tre, a vario titolo, hanno tentato di dimostrare che D’Alfonso partecipò alla famosa riunione di giunta del 3 giugno 2016 in viale Bovio a Pescara in cui fu approvata una delibera per la riqualificazione dell’ex ippodromo di Lanciano mentre in realtà, secondo quanto accertato dalla procura di Pescara, era altrove. Tanto che il senatore Pd, che è ora presidente della Commissione Finanze, è finito a processo per falso ideologico in concorso, insieme al suo ex capo di gabinetto Fabrizio Bernardini, all’ex segretario della presidenza Claudio Ruffini e agli ex assessori Donato Di Matteo, Silvio Paolucci, Dino Pepe e Marinella Sclocco. Inutilmente D’Alfonso tentò di dimostrare che quel giorno prese parte alla riunione a Pescara, grazie anche alle testimonianze dei tre amici ma i tabulati telefonici gli hanno dato torto.

La delibera di ristrutturazione del parco Villa delle rose doveva essere approvata in tutta fretta perché pochi giorni dopo ci sarebbero state le elezioni amministrative e il candidato sindaco del centrosinistra, poi eletto, Mario Pupillo, con quella delibera, avrebbe ricevuto un mare di consensi. D’Alfonso secondo il pm Di Giovanni, a quella riunione di giunta non partecipò ma fece risultare di sì, perché senza di lui sarebbe saltato il numero legale.
Un intreccio di orari e telefoni: nell’inchiesta madre non sono state ammesse alcune intercettazioni che però servirono alla procura per farsi una idea precisa sull’utilizzo che D’Alfonso faceva dei telefoni e dei suoi collaboratori. In particolare fu accertato che aveva 3 telefoni cellulari che però non usava quasi mai e che lasciava in posti diversi per non essere intercettato e geolocalizzato. Secondo la procura, gli uomini dello staff servivano proprio a questo.

“Si è accertato che D’Alfonso – scriveva il pm – con l’evidente intenzione di sviare possibili intercettazioni (nonostante abbia 3 cellulari) è solito utilizzare lo stratagemma di impegnare utenze cellulari dei propri accompagnatori, alcuni dei quali appaiono deputati essenzialmente alla funzione descritta. In altre circostanze D’Alfonso ha utilizzato anche utenze di estemporanei accompagnatori, per o più dipendenti della Regione Abruzzo”.

I fatti: D’Alfonso ha raccontato che per tutta la mattinata fu impegnato a Roma e che nel pomeriggio ripartì in direzione Pescara, dove alle 17 era prevista la riunione di giunta. Prima di arrivare in Regione D’Alfonso avrebbe fatto tappa a Collecorvino per un incontro elettorale. Subito dopo sarebbe arrivato a Pescara e infine avrebbe proseguito il suo tour a Francavilla, Lanciano e Manoppello. Secondo la Procura non andò così, anche perché le utenze telefoniche non agganciarono mai celle compatibili con la sede di viale Bovio.

Qui si inseriscono i tre che dovranno comparire a giudizio: all’autista e al tesoriere Pd si contesta di avere risposto agli inquirenti in maniera reticente, riferendo circostanze false in merito a orari e spostamenti di D’Alfonso. Di Bartolomeo riferì di avere prelevato l’ex governatore all’uscita dell’autostrada di Chieti-Pescara, di rientro da Roma, per poi accompagnarlo a Pescara, ma sostenne di non ricordare se prima o dopo essere passato per Collecorvino. Carosella sostenne invece di essere stato testimone del fatto che D’Alfonso lasciò l’auto di servizio della Regione per salire sull’auto privata di Di Bartolomeo, e di essersi poi recato da solo a Pescara, dove fu successivamente raggiunto dall’ex governatore proveniente da Collecorvino.
Ma è proprio questa tappa di Collecorvino che appare molto importante ai fini dell’inchiesta: esisteva un video che aveva registrato la presenza di D’Afonso per la campagna elettorale e alla Cilli viene contestato di avere tentato di rimuovere dai social il video girato in occasione di quell’evento, di avere fatto pressioni sul capo redattore di una web-tv per rimuovere il filmato e di avere ottenuto la deindicizzazione su Google, proprio allo scopo di eliminare immagini, indicazioni e riferimenti temporali in grado di nuocere alla tesi difensiva di D’Alfonso.
Comportamenti di cui adesso i tre dovranno rispondere davanti al giudice.




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